2017 annus horribilis: la siccità arriva in alpeggio

Com’è noto oramai, gli effetti del riscaldamento globale si vedono prima di tutto attraverso l’impatto sulle montagne: la poca neve, lo scioglimento dei ghiacciai e la demonticazione anticipata caratterizzano questo caldo 2017. Per demonticazione si intende la transumanza con la quale si riportano gli animali dall’alpeggio in pianura e con anticipata si intende, invece, che se fino a un anno fa malgari e casari erano soliti lasciare gli alpeggi a fine settembre o inizio ottobre – in ogni caso in periodo autunnale – nel 2017 accade che questi si vedano costretti a rientrare subito dopo ferragosto. Questo succede perché l’erba d’alta montagna non è cresciuta abbastanza oppure è troppo secca e le vacche tribolano a mangiarla. Il carico di bestiame è sproporzionato rispetto alla quantità di erba in salute e i repentini spostamenti alla ricerca di questa hanno portato i pascoli a esaurire l’erba a disposizione con un mese e mezzo o due mesi di anticipo rispetto agli anni precedenti. Presidio Slow Food sbrinz d’alpeggio – Svizzera Il Piemonte è sicuramente una delle regioni più colpite da questa siccità e tra le province, Cuneo è quella che se la passa meno bene. «La questione siccità nelle vallate piemontesi è un po’ a macchia di leopardo» spiega Roberto Abellonio, presidente della sezione cuneese di Confagricoltura. «Prima di tutto dipende dall’esposizione: le vallate più a sud sono più secche, quelle più a nord meno. In certe vallate di Torino e nel nord Piemonte è piovuto di più. La zona di Cuneo è stata la meno piovosa, per questo è molto asciutta. In più c’è il problema che sull’erba secca le mucche scivolano, quindi, anche se ci fosse una vallata o una zona un po’ più fresca, che generalmente sono quelle un po’ più ripide, per raggiungerla gli animali scivolano e i malgari hanno paura che si facciano male». Il rientro anticipato ha spinto Confagricoltura a scrivere all’assessorato regionale delle politiche agricole per richiedere che i pastori non incorrano nelle penalità previste dal mancato rispetto delle regole dei premi comunitari relativi al pascolamento, come ad esempio il rispetto di un numero minimo di giorni da trascorrere in alta quota. «Una demonticazione così anticipata non si registrava da minimo trent’anni» continua Abelloni. «Inoltre, una volta che le vacche raggiungono la pianura devono mangiare foraggio e fieno che non può essere fatto in altura. Così aumentano i prezzi degli alimenti che quest’anno sono molto più alti delle normali quotazioni: il fieno è già quotato il doppio rispetto all’anno scorso». Presidio Slow Food castelmagno d’alpeggio – Piemonte Su questo si inserisce anche la voce dei produttori. Come quella di chi per fare un formaggio di qualità deve obbligatoriamente farlo in alta montagna, come prevede il disciplinare del Castelmagno Dop. «Non posso dire ancora quando rientrerò ma sicuramente dovrò farlo con un anticipo di almeno tre settimane» racconta Andrea Amodeo de La Meiro, azienda agricola di Castelmagno, nella Val Grana cuneese. Rientro anticipato significa meno formaggio e meno guadagni. «Conosco malgari di valli vicine che rientrano subito dopo ferragosto e contadini che non riescono a fare il secondo taglio del fieno, tanta è la scarsità idrica. Noi prevediamo di rientrare a fine agosto o massimo inizio settembre, mentre l’anno scorso eravamo tornati a fine settembre. Ciò significa un mese in meno di produzione e più costi in valle». «La situazione si sta facendo complessa e non più recuperabile» si rammarica Abellonio. «Anche se si mettesse a piovere oggi l’erba non ricaccerebbe, la stagione è compromessa». Maurizio Bongianni



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