4 Ore di Monza ELMS: vittoria Oreca in un finale mozzafiato

Dopo 240 minuti e 132 giri le prime tre vetture sono arrivate racchiuse in sette secondi. Vince l’Oreca G-Drive Racing con Rojas/Hirakawa/Roussel, precedendo l’Oreca  Dragon Speed e la Dallara High Class Racing. La Ferrari si impone nella categoria LMGTE. Vittoria del ticinese Comini nel TCR e seconda affermazione dell’austriaco Binder nella Formula V8.
20mila le presenze nel weekend.
Si è concluso il fine settimana targato Le Mans che ha offerto come piatto principale,  lo svolgimento della 4 Ore di Monza ELMS caratterizzata da continui colpi di scena fino alle ultime battute. Ha vinto la Oreca 07 del team G-Drive grazie all’equipaggio composto dal messicano Memo Rojas, dal giapponese Ryo Hirakawa e dal francese Léo Russel.
Sul secondo gradino del podio è arrivata l’Oreca 07b Dragon Speed condotta dallo svedese Henrik Hedman, dal francese Nicolas Lapierre e dal britannico Ben Hanley. Terza la Dallara P217 High Class Racing con i danesi Dennis Andersen e Anders Fjordbach.
In pole position era la Oreca numero 39 (team Graff), guidata in avvio dal francese Enzo Guibbert (suo  il miglior tempo nelle qualifiche), che mantiene la testa dopo lo spegnimento dei semafori, lasciandosi alle spalle l’altra Oreca 21, del team Dragonspeed condotta dal connazionale Nicolas Lapierre. Seguono la Ligier JS P3 numero 32 dello svizzero Hugo de Sadeleer (Dragonspeed) e la Dallara P217 numero 47 (Cetilar Villorba Corse) con Giorgio Sernagiotto. Nei primi giri risale molte posizioni la Oreca numero 40 (Graff) con il britannico Richard Bradley che raggiunge perfino la seconda posizione: si ferma poi alla prima di Lesmo, riparte ma perde numerose posizioni. Bel duello, destreggiandosi in mezzo ai doppiati, fra la Dallara 47 e la 49, quest’ultima guidata dal danese Anders Fjordbach (High Class Racing).

All’ora di gara,  è in testa de Sadeleer. Dopo varie soste ai box, a 2 ore e mezzo al termine, guida il gruppo la Oreca 21 con lo svedese Henrik Hedman, che poi perde posizioni. Prosegue il duello fra le Dallara, condotte ora da Roberto Lacorte e  il danese Dennis Andersen, che vale il secondo posto. A metà gara permane un grande equilibrio fra le cinque vetture che si contendono le prime posizioni: sono racchiuse in poco più di quindici secondi. Prima è sempre un’Oreca, ma è la numero 22 guidata dal francese Léo Russel (G-Drive). Seguono la Oreca numero 21 con Hedman e la Dallara numero 47 con Lacorte. Quest’ultima, nei giri successivi, guidata da Andrea Belicchi, dopo aver fatto registrare numerosi giri veloci e dopo aver lottato anche  con il portiere campione del mondo Fabien Barthez e la sua Ligier NSP217 numero 23, sale nelle prime posizioni.

Ad un’ora dalla conclusione la battaglia è ancora apertissima, con l’Oreca numero 22 in testa. Gli ultimi 60 minuti di gara vedono un’avvincente gara a 3, fra le due Oreca (la 22 guidata dal giapponese Ryo Hirakawa e la 21 dal britannico Ben Hanley) e la Dallara numero 49 con alla guida il danese Fjordbach. Si susseguono colpi di scena a ripetizione, fra soste per rifornimento e un drive through inflitto a Hirakawa che mantiene però la testa. Fjordbach, anche per un errore alla staccata alla Prima variante, deve cedere il secondo posto a Hanley che negli ultimi tre minuti vola per riprendere il giapponese. Hirakawa fa male i conti con il cronometro e per una manciata di secondi deve effettuare un ultimo giro finale con l’inglese che lo bracca destreggiandosi fra i doppiati. Alla fine l’Oreca del giapponese passa primo sotto la bandiera a scacchi per soli 2,2 secondi. A testimonianza di una gara e di un finale mozzafiato, dopo 132 giri, le prime tre vetture sono racchiuse in soli 7,2 secondi.
Vittorie nella categoria LMP3 per la Norma M30 del team Yvan Muller (equipaggio Capo/Creed) e nella LMGTE per la Ferrari 458 Italia del JMW Motorsport (equipaggio Smith/Fannin/Cocker).

In mattinata affollato antipasto in pitlane, con numerosi tifosi che hanno potuto ammirare da vicino box e vetture e chiedere ai piloti un autografo. E’ stato inoltre consegnato il terzo  “Trofeo Gian Luca Valt”, istituito in memoria di un grande appassionato di motorsport prematuramente scomparso, alla vettura votata dal pubblico come la più bella: il premio è andato alla Norma M30 dell’Oregon Team.

Ma oggi il programma prevedeva anche altre due gare. Nella TCR International Series gara 2 si chiude con un entusiasmante duello fra lo svizzero Stefano Comini (Audi RS 3 LMS del Comtoyou Racing) e il vincitore di gara 1, Roberto Colciago (Honda Civic del team M1RA): ha la meglio il ticinese alla media di 171.9 Km/h.
Parte male dalla pole position il francese Hugo Valente con la Seat Leon del Lukoil Craft-Bamboo Racing che perde subito il comando e, dopo un contatto con il connazionale Vernay (Volkswagen Golf del Leopard Racing), è poi costretto al ritiro. Prende la testa Comini, seguito dal britannico James Nash (Seat Leon del Lukoil Craft-Bamboo Racing). Nel frattempo Colciago, partito dalla quinta fila, risale posizione su posizione, raggiungendo la seconda nel corso del settimo giro. Le ultime tre tornate lo vedono attaccare ripetutamente, ma invano,  Comini. Sul terzo gradino de podio sale il belga Frédric Vervisch con l’Audi RS 3 LMS del Comtoyou Racing.

Nel World Series 3.5 Formula V8 l’austriaco della Lotus René Binder ha bissato il successo di ieri grazie ad una strategia molto astuta. Avvio caratterizzato da un doppio giro di formazione causato da problemi riscontrati dalla vettura di Diego Menchaca (Fortec Motorsports) e dallo spegnimento dei motori di Egor Orudzhev e Matevos Isaakyan (SMP Racing). Pietro Fittipaldi (Lotus) non sfrutta la pole e si fa superare da Roy Nissany (RP Motorsport) e anche dal compagno di squadra Binder. La svolta della gara si determina dopo il contatto, alla seconda di Lesmo, fra Orudzhev e Damiano Fioravanti (RPM Motorsport). Poco prima dell’ingresso della safety car, la Lotus richiama Binder ai box, cosa che gli consente di trovarsi al comando quando tutti gli altri devono poi effettuare le loro fermate obbligatorie. L’austriaco guadagna un vantaggio incolmabile per gli avversari e vince alla media di 205.6 Km/h. Sul podio Nissany e il giapponese Yu Kanamaru (RP Motorsport) che deve difendersi fino alla bandiera a scacchi da un aggressivo Fittipaldi, giunto quarto distanziato a meno di 4 decimi. (p.r)



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