40 anni del Servizio sanitario nazionale: il sistema trentino modello capace

Il Servizio sanitario nazionale è arrivato al traguardo delle 40 candeline in buona salute, anche se con qualche acciacco. L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo con un sistema sanitario pubblico fondato sul principio universalistico del diritto alla salute; un sistema capace di reggere alla crisi globale, grazie alla resilienza e alla capacità del sistema di adattarsi ai cambiamenti in atto e grazie alla componente professionale e umana che ci lavora. La raltà italiana però è molto variegata e le differenze tra regioni restano profonde, in termini di accesso alle cure, tempi e costi per l’assistenza. Il sistema trentino, nel suo piccolo, ha contribuito a far conquistare ai cittadini trentini i vertici delle classifiche per aspettativa di vita e anni in buona salute e rappresenta, con le sue peculiarità, un modello capace di coniugare qualità ed equità. Questo, in estrema sintesi, il quadro emerso dal convegno “Dalla sanità alla salute: 40 anni del sistema sanitario nazionale” a cui hanno partecipato, insieme alle autorità politiche e sanitarie locali, alcuni esperti di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Mario Braga referente di Agenas per il Piano nazionale esiti, ha illustrato i meccanismi e gli indicatori del Piano, che ha lo scopo non di dare pagelle e giudizi, ma di fornire a livello nazionale valutazioni comparative di efficacia, sicurezza, efficienza e qualità delle cure prodotte nell’ambito del servizio sanitario. Con l’obiettivo di migliorare – attraverso la misurazione delle performance – la qualità, l’equità e l’appropriatezza del servizi sanitari. L’analisi dice che il sistema sanitario italiano “sta tenendo”, anche se la realtà italiana evidenzia situazioni di iniquità nel garantire interventi efficaci e livelli di assistenza diversi tra le regioni. Il sistema Trentino emerge come un sistema che funziona, capace di leggere i cambiamenti sociali e demografici e riadattare le proprie politiche sanitarie: dal rinnovato ruolo dei servizi e dell’assistenza territoriale alla necessità di una nuova integrazione ospedale e territorio. Quanto alle performance, il Trentino si distingue in alcuni campi, come quello ortopedico (frattura di femore in pazienti anziani), ostetrico (ridotto ricorso al parto cesareo), chirurgico (basse mortalità). Le aree da presidiare, e su cui i risultati possono migliorare, riguardano per esempio la mobilità passiva per alcuni interventi chirurgici e ortopedici.

Sul tema del cambiamento della società e la necessità delle istituzioni sanitarie di orientare le politiche sanitarie verso nuove direzioni, anche attraverso nuovi assetti organizzativi, si è soffermato anche l’assessore alla salute e politiche sociali Luca Zeni. La realtà sta cambiando velocemente: la popolazione invecchia, aumentano le cronicità e le reti familiari si modificano. Bisogna quindi affrontare il cambiamento: aumentare l’integrazione ospedale territorio e ripensare i percorsi assistenziali territoriali. In questo senso il Trentino sta anticipando i tempi e avviando una serie di riforme importanti: le riforma del welfare anziani con lo spazio argento, le cure intermedie, il piano demenze, la rete delle cure palliative, la valorizzazione delle professioni non mediche, con la sfida delle aggregazioni dei medici di medicina generale. Dobbiamo essere capaci – ha concluso Zeni – di dare risposte ai territori in termini di servizi e qualità della vita. Nel rispetto ovviamente delle peculiarità del nostro territorio montano.

Francesco Zambon, coordinatore delle rete delle regioni per la salute (Rhn) dell’Oms ha inviato un video messaggio nel quale ha tracciato un quadro della realtà trentina nel suo allinearsi ai principi e le strategie dell’Organizzazione mondiale della sanità. In questo senso, il Piano per la salute del Trentino 2015-2025 è perfettamente in linea con il documento quadro Salute 2020 approvato nel 2012 da tutti gli stati membri, dagli obiettivi di riduzione delle diseguaglianze di salute al miglioramento della governance. Il Piano trentino – ha ricordato Zambon – ha offerto interessanti spunti e buone pratiche in termini di gestione della sanità pubblica, che sono stati disseminati all’interno del network regionale. Zambon ha evidenziato in particolare l’approccio partecipativo utilizzato nella costruzione del piano trentino, che attua uno dei principi alla base di Salute 2020. Coinvolgere il cittadino nel disegno delle politiche sanitarie lo rende maggiormente consapevole del suo ruolo attivo e lo fa sentire più vicino alle politiche, anche a vantaggio di un maggior successo delle politiche stesse. Zambon ha definito il piano trentino “un esempio eccellente” in tutto il panorama europeo.

Dell’evoluzione del sistema sanitario trentino ha parlato invece Silvio Fedrigotti, Dirigente del Dipartimento salute e solidarietà sociale, che ha ripercorso la nascita del servizio sanitario provinciale, dalle 11 unità sanitarie locali del 1995 all’Azienda sanitaria unica di oggi. Il direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari Paolo Bordon nel suo intervento si è soffermato sulla riorganizzazione in atto nell’azienda sanitaria e sulle ricadute in termini di semplificazione dei percorsi per gli utenti e qualità dei servizi erogati. Le prospettive future per la sanità Trentina – ha sottolineato Bordon – vanno nella direzione di un maggior investimento sulla medicina del territorio, con la nascita di nuove figure come l’infermiere di comunità e le strutture per le cure intermedie, e una serie di azioni da mettere in campo affrontare le nuove cronicità. Tutto ciò con l’obiettivo di mettere al centro dei servizi la persona e la sua rete familiare e sviluppare l’assistenza in modo più mirato e integrato.

Martha Stocker, l’assessore alla salute, sport, politiche sociali e lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, è intervenuta sull’importanza delle collaborazioni tra amministrazioni in ambito sanitario, evidenziando come un ampliamento dei bacini di utenza possa andare a vantaggio di una maggiore professionalità dei medici (che si cimentano su casistiche più numerose) e quindi di un servizio migliore erogato al cittadino.

La giornata è stata moderata dal giornalista de La Stampa Paolo Russo, che ha stimolato e incalzato i suoi interlocutori alla riflessione, spaziando dai mutamenti del sistema dettati dai nuovi trend demografici all’innovazione nei campi diagnostici e terapeutici, dalla carenza dei medici di famiglia, al rinnovato ruolo degli infermieri impegnati in nuovi modelli di assistenza. “Sapevo bene che il Trentino risulta ai vertici tra i sistemi sanitari – ha concluso a fine giornata Russo – ma non conoscevo tutte le innovazioni che state apportando, dimostrando di saper anticipare i cambiamenti. In questo potete davvero continuare a essere modello per le altre regioni.”



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