Da Como, città della pace, cittadinanza onoraria al Nobel Liu Xiaobo

Alle ore 18, la cerimonia a Palazzo Cernezzi con sindaco, prefetto e Amnesty

Como, città della pace, conferisce la cittadinanza onoraria al premio Nobel per la pace Liu Xiaobo. La cerimonia si svolgerà  a Palazzo Cernezzi, alle ore 18 nella sala consiliare, alla presenza del sindaco di Como Mario Lucini, del prefetto Bruno Corda e di Amnesty International Lombardia. Liu Xiaobo, intellettuale, scrittore, attivista per i diritti umani cinese, è stato arrestato nell’anno 2008 per “incitamento alla sovversione dei poteri dello stato”. Il suo reato è stato quello di aver invocato incessantemente la democrazia e il rispetto dei diritti umani nel suo paese. La condanna all’arresto per 11 anni è stata confermata in appello nel mese di febbraio del 2010 e nel  mese di ottobre dello stesso anno, mentre si trova in carcere, è stato insignito dal premio Nobel per la pace. Amnesty International ha più volte chiesto alle autorità cinesi di rilasciare Liu Xiaobo e tutti i prigionieri di coscienza e difensori dei diritti umani in Cina. “Confermando la condanna, si è persa l’occasione di rimediare a un errore. Questa sentenza durissima è un cupo messaggio, inviato alla popolazione cinese e al mondo intero, che in Cina non ci sono ancora libertà d’espressione e indipendenza del potere giudiziario” ha dichiarato nel 2010 Roseann Rife, vicedirettrice del Programma Asia e Pacifico di Amnesty International. La cittadinanza onoraria, che in assenza di Liu Xiaobo verrà consegnata a Simone Samuele Rizza, responsabile della Circoscrizione Lombardia di Amnesty International, porta in sé un importante e significativo messaggio perché pone l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Cina, ed esige una riflessione sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Amnesty International s’impegnerà a far pervenire in Cina ai famigliari di Liu Xiaobo la pergamena con l’onorificenza. La cerimonia fa seguito ad una mozione approvata dal consiglio comunale.

Liu Xiaobo Da oltre due decenni, Liu Xiaobo è uno dei portavoce più rappresentativi della battaglia per l’applicazione dei diritti umani fondamentali in Cina. Partecipò alle proteste e allo sciopero della fame degli studenti di Piazza Tienanmen nel 1989; fu uno degli autori e promotori di “Carta 08”, il manifesto di tali diritti che è stato pubblicato in Cina il 10 dicembre 2008, in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, costantemente appellandosi al diritto alla libertà di espressione affermato nella Costituzione cinese; detenuto dalla fine del 2008, è stato condannato il 25 dicembre 2009 a undici anni di prigione e a due anni di privazione dei diritti politici per “aver incitato alla sovversione contro lo Stato”, nonostante il suo impegno sia sempre stato caratterizzato da un atteggiamento rigorosamente positivo, non violento e orientato al bene del suo Paese, e si trova attualmente rinchiuso nella prigione di Jinzhou, provincia di Liaoning; la moglie di Liu Xiaobo, Liu Xia, dopo aver visitato il marito in carcere è stata riaccompagnata a Pechino, dove è ora soggetta a un provvedimento immotivato di arresti domiciliari, secondo una pratica comune per i coniugi dei difensori dei diritti umani, come rileva Amnesty International: infatti lo stesso è accaduto a Yuan Weijing e a Zeng Jinyan, mogli dei due noti difensori dei diritti umani Chen Guangcheng e Hu Jia;. “In termini di effetti negativi, è più pericoloso chiudere la bocca alle persone che bloccare il corso di un fiume – ha scritto Liu Xiaobo – Le alte mura di una prigione non possono trattenere la libertà di espressione. Un regime non può fondare la propria legittimità sull’oppressione delle diverse opinioni politiche, né può mantenere una pace e una stabilità durevoli attraverso la censura. Perché i problemi che provengono dalla canna di una penna possono essere risolti solo dalla canna di una penna; quando si usa la canna di un fucile per risolverli, si può solo creare lo scempio dei diritti umani”.

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