Da che pulpito vien la predica!

Quando pubblicai l’ultimo editoriale col quale mi limitavo a presentare una fotografia dell’attuale situazione del Moscato e la responsabilità dei vari attori, avevo la consapevolezza di suscitare l’irritazione di alcuni di essi. Infatti Confagricoltura Asti ha tentato una irrealistica difesa mediante varie dichiarazioni e pubblicazioni di tabelle, forse da intendersi come specchietti per le allodole, ai quali si fa fatica credere.

Sarebbe troppo facile recuperare la verginità con quattro dichiarazioni contradditorie, tipiche di chi si fa prendere dall’affanno, dopo averla combinata grossa! Servirebbe invece piuttosto un chirurgo di chiara fama, perché l’intervento potrebbe risultare alquanto gravoso e tento di spiegarne il perché:

Agrinsieme-Moscato è un’associazione composta da Confagricoltura e Cia ad esclusione di Cia Alba-Cuneo.
La suddetta associazione si è da subito schierata a favore dell’industria (le prove documentali e testimoniali non mancano) e quindi la nostra parte è risultata indebolita (due contro uno).
In un accordo in cui l’industria domina (perché si allea con una componente agricola), secondo voi, chi vince?
E il vantaggio, va verso chi vince o verso chi perde?

Risultato ottenuto:

In due anni scorte di oltre 400 mila ettolitri al posto dei classici 220-250 mila.
Cancellazione dei premi sulle uve che raggiungevano i 2 Euro al miriagrammo e, comunque, una media di almeno 80 centesimi/1 Euro al miriagrammo. Calo dei prezzi dei mosti fuori contratto allo stato sfuso nell’ordine dei 10-15 centesimi/kg rispetto al prezzo dei mosti stabilito in accordo. Si stima una perdita per il comparto agricolo di circa 10 milioni di Euro in un anno.
Mancato interesse per il prodotto alla prossima vendemmia, con conseguente perdita del potere contrattuale per chi produce la materia prima.
Riduzione delle rese oltre il dovuto, per tentare man mano di ridurre le scorte a livelli accettabili.
Impossibilità di aumentare il prezzo delle uve, in quanto questo si ottiene solamente quando c’è richiesta di prodotto e non al contrario!

Quante volte l’Associazione Produttori Moscato e Coldiretti hanno tentato di aumentare il prezzo ufficiale delle uve, e ciò si sarebbe potuto ottenere facendo leva sulle rese, ma purtroppo Agrinsieme ha sempre parteggiato per la controparte, accontentandosi di un reddito solo in funzione della quantità. Lo sapete che il reddito è il risultato della quantità moltiplicato il prezzo? Ora che la quantità non si potrà più fare ed il prezzo è relativamente basso, come pensate di ottenere un reddito adeguato? Siete soddisfatti ora? Dovreste rivedere la basilare legge dell’economia che esisteva già nei tempi antichi, quella della domanda e dell’offerta. Questi errori sono già stati commessi per due volte nella breve storia del Moscato, quindi sarebbe bastato ripassare un po’di storia. Ne conseguono altri effetti negativi, quale l’eccessiva produzione di uva aromatica concorrenziale all’Asti Spumante. Vi siete accorti che l’industria sta perdendo interesse per l’Asti e si orienta sempre più verso spumantelli simil-Asti? E noi daremo loro sempre più

uva, inoltre quasi regalata, non-DOCG? Vi siete accorti che alcune multinazionali hanno già ridotto il prezzo dell’uva aromatica da 5 a 3,5 Euro al miriagrammo?

Gran bel lavoro psicologico e preparazione per il futuro! A tal proposito, il Sig. Giaquinta, direttore di Confagricoltura Asti, alcuni tempi orsono, insistentemente, proponeva l’apertura di nuovi impianti a Moscato aromatico per produrre spumantelli. (Fonte “La Stampa” del 01.07.2013 e 6.07.2014). Siamo in grado di fare i conti? 120 quintali circa per 3,50 Euro, uguale 4200 Euro/ettaro. Lascio i commenti ai lettori. E pensare che Confagricoltura Asti ha appena dichiarato che “il reddito si fa con la quantità e non con il prezzo”! Posso darvi un consiglio? Toglietevi la pelle di salame dagli occhi e fate un giro nell’albese, distante solo 30 km da Asti e chiedete ai produttori locali se il loro reddito si fa solo con le quantità esasperate o con il prezzo adeguato! Secondo me, voi di Agrinsieme e di Confagricoltura, sareste molto più avvezzi a trattare le barbabietole o le pietre del Tanaro, dove veramente è il peso a far la differenza! Il Moscato è un’altra cosa, è un prodotto delicato, che necessita di investimenti, fatiche e molte cure, che richiede, quindi, maggiori sensibilità, attenzioni e rispetto! Nelle vostre esternazioni, e mi rivolgo a Confagricoltura, avete anche parlato di trattenute, esprimendo soddisfazione per la loro eliminazione. A tal proposito, dichiaro che finchè abbiamo avuto le trattenute, la Produttori Moscato d’Asti, ha realizzato decine di manifestazioni per la promozione in Italia, in Europa e nel mondo e continua tutt’ora ad allestire al Vinitaly l’unico stand completamente dedicato al Moscato d’Asti. Una parte inoltre, è stata impiegata per difendere tutti i produttori, anche i vostri associati, dall’ampliamento della zona di produzione che si protrae da sette anni, nei confronti di Castello del Poggio, con innumerevoli processi al TAR e al Consiglio di Stato, fino ad ora conclusi positivamente. I nostri alleati sono stati la Coldiretti Piemonte, l’Associazione dei Sindaci del Moscato e Muscatellum. Invece voi di Confagricoltura e CIA: dove siete stati? Come vi siete comportati a tal proposito? Io ho la certezza che abbiate invece fatto il tifo per il Cav. Gianni Zonin, presente in qualita’ di ospite d’onore alla Tavola Rotonda moderata da Bruno Vespa e organizzata da Agrinsieme il 12 maggio 2014 (fonte “La Stampa del 14 maggio 2014 e Blog Sapori del Piemonte del 13 maggio 2014). Ah! Dimenticavo, a proposito di trattenute che anche voi in qualita’ di ConfagriMoscato avete ricevuto, in rapporto alla vostra rappresentatività: come le avete investite? Nel dibattito epistolare col Comm. Giacomo Sizia, sulla vicenda Asti-Consortium, la Confagricoltura Asti si dichiara estranea ai fatti e diffida chiunque ad esternare false illazioni, ecc., ecc… Mi pare logico che qualunque produttore di Moscato che si limita alla lettura dei giornali, ad esempio “La Stampa” del 3 novembre 2015 che recitava: “Inventano una societa’ monferrina per vendere falso Asti in Ucraina” , si ponga degli interrogativi.Si legge sempre dalla lettura dei giornali che l’amministratore della fantomatica societa’ si chiama Andrea Faccio il quale riveste la carica di vicepresidente di Confagricoltura Asti e presidente della Federazione Nazionale Vitivinicola. La sede di detta societa’ risulta essere in Asti in Via Monti, 15, stesso palazzo di Confagricoltura.

A voi ora il compito di giustificarvi verso i seri produttori di Moscato!

Mi permetto di consigliare a Confagricoltura Asti un semplice esperimento, cioè quello di provare a miscelare un bicchiere di vino rosso con un altro di vino bianco e poi osservare: se la miscela rimane separata, in orizzontale o in verticale, non importa, avreste ragione voi; se la miscela, ahimè, diventasse rosata, avrei ragione io! Provateci!

A chi volete raccontare la favoletta della non-miscibilità? A chi volete raccontarla? Vi starebbe bene un bel tapiro d’oro omaggiotovi da “Striscia la Notizia”.

Concludo dicendovi che non mi pare che deteniate il monopolio della moralità e chi dovrà decidere su chi si dovrà far da parte per il prossimo futuro, non sarà Confagricoltura, non sarà CIA e nemmeno Agrinsieme, ma saranno i produttori di uva Moscato, che sapranno valutare chi li ha fin qua difesi e chi, invece, ha fatto solo finta.

Giovanni Satragno



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