A San Francisco nasce la Performance Art Foundation, dedicata alle arti performative

Mentre Los Angeles si sta preparando ad accogliere la prima edizione di Frieze il prossimo febbraio, presso i Paramount Studios di Hollywood, San Francisco non sta certo a guardare. In ballo c’è la conquista del primato come città più vivace ed interessante nel campo dell’arte contemporanea di tutta la west-coast. Con San Francisco che, ad oggi, è in netto vantaggio.
SAN FRANCISCO NUOVA META PER L’ARTE

Dal report Arts & economic prosperity, redatto l’anno scorso da Americans for the Arts, si evince che il settore delle arti nella città fatturi, ogni anno, quasi un miliardo e mezzo di dollari e impieghi oltre 39mila persone con posti di lavoro full-time. Un sogno? Un’utopia? Non certo per la città californiana a dimostrazione di come la noiosa litania che in Italia viene ripetuta a mo’ di mantra “con la cultura non si mangia” è sicuramente da rivedere. Tanti gli investimenti realizzati tra cui, un importante progetto d’arte pubblicadel valore di 50 milioni di dollari, che riqualificherà la Baia di San Francisco con le opere di grandi artisti internazionali come Ai Weiwei, Chakaia Booker e Antony Gormley. L’ultimo progetto annunciato è la Performance Art Foundation voluta dalla collezionista Carla Emil.
LA PERFORMANCE ART FOUNDATION

Carla Emil, membro del consiglio di amministrazione del SFMoMa e grande collezionista assieme al marito Rich Silverstein, racconta in un’intervista concessa ad Artnet che“questo progetto nasce da una necessità. Sono coinvolta nel panorama artistico di San Francisco e ho sentito per molto tempo che mancava uno spazio come Park Avenue Armory a New York e la Turbine Hall alla Tate Modern di Londra. Quindi, visto che nessuno si faceva avanti, ho deciso di fare da sola ed inaugurare C Project”. C Project può essere definito come un progetto itinerante: periodiche saranno, infatti, le commissioni di artisti che dovranno pensare a performance site-specific in diverse parti della città.
LA PRIMA COMMISSIONE

L’artista islandese Ragnar Kjartansson, amico di Carla Emil, è stato scelto per inaugurare la Fondazione con un progetto, curato da Tom Eccles, direttore esecutivo del Bard College Center for Curatorial Studies,che sarà presentato nel corso di tre giorni dal 9 al 11 novembre 2019 presso il Women’s Building, un centro per le arti e per l’istruzione femminile. Per l’occasione l’artista presenterà Romantic Songs of the Patriarchy, una serie di canzoni d’amore di diversi generi scritte da uomini ma recitate anche da donne. Ad un primo ascolto sembreranno essere le tipiche melodie romantiche che tutti conosciamo ma, soffermandosi sui temi e sulle parole utilizzate, gli spettatori potranno acquisire inedite chiavi di lettura.La Emil racconta ancora ad Artnet che aveva visto esibirsi Kjartansson qualche mese prima a Chicago nello spettacolo Ragnar Kjartansson / The National: A Lot of Sorrow all’Art Institute. “Non appena ho proposto a Eccles Ragnarnon avevamo più dubbi: la scelta era chiara. I testi per la perfomance, in apparenza sembrano banali ma prestandoci più attenzione, tutto cambia e si capisce che stanno raccontando qualcosa di diverso e a tratti inquietante”.

– Valentina Poli



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