Accesso all’interruzione di gravidanza

Un medico disponibile a effettuare interruzioni in gravidanza in ogni presidio ospedaliero e un contemporaneo potenziamento dei consultori. Queste due delle principali direttive della proposta di delibera approvata oggi in Consiglio regionale con 31 sì e 12 no. Il documento si intitola “Indirizzi e criteri per garantire l’effettivo accesso alle procedure per l’interruzione della gravidanza ai sensi dell’articolo 9, comma 4 della legge 194/1978, ‘Norma per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza’ e l’effettiva applicazione della legge 405/75 “Istituzione dei Consultori familiari’”.

Illustrato in Aula dal consigliere Marco Grimaldi (Leu), il documento chiede alla Giunta regionale d’istituire un tavolo di lavoro per individuare la percentuale di obiettori di coscienza presso le strutture sanitarie regionali e la loro distribuzione per riequilibrare il numero di obiettori rispetto al personale non obiettore. La proposta di delibera prevede anche che le Asl e le Aso, al fine di riequilibrare sul territorio regionale il rapporto tra personale obiettore e non obiettore nelle zone in cui la concentrazione di obiettori nelle strutture ospedaliere sia superiore al 50%, ricorrano a procedure di mobilità personale e – se la situazione non dovesse mutare – possano bandire concorsi riservati a medici specialisti che pratichino l’interruzione di gravidanza. Impegna inoltre la Giunta a mantenere l’accesso libero, diretto e gratuito per tutte le prestazioni erogate nei Consultori regionali e a promuovere opportunità di accesso facilitato alla consulenza e alla pratica contraccettiva, in alcuni casi gratuita, e a una capillare opera di sensibilizzazione e informazione sull’ubicazione e gli orai di apertura dei consultori familiari.

Il testo della delibera è stato modificato da una serie di emendamenti proposti e illustrati dalla consigliera Nadia Conticelli (Pd) inerenti soprattutto la parte del documento riguardante i Consultori familiari.

Nel corso del dibattito generale sono intervenuti contro il provvedimento i consiglieri Gian Luca Vignale (Mns) e Franco Graglia (Fi), sottolineando come esso non si proponga di intervenire sulla legge 194/78 nel suo complesso, che “mira a tutelare la vita umana dal suo inizio”, ma solo sulla parte legata alle pratiche abortive. Alfredo Monaco (Rete civica) ha evidenziato il rischio che i medici si dichiarino non obiettori per vedersi facilitato il percorso di assunzione e di accesso al lavoro dando così adito al rischio di discriminazioni.

Per il M5s il consigliere Davide Bono ha sostenuto che il documento, in linea con la legge nazionale, sottolinea che gli ospedali sono tenuti ad assicurare gli interventi abortivi anche a costo d’intervenire sul personale.

Silvana Accossato (Leu) e Stefania Batzella (Mli) hanno espresso soddisfazione per il percorso trasversale e condiviso della proposta di deliberazione evidenziando che il tema in questione non è essere pro o contro l’aborto ma dare dignità alle donne e alle coppie per una genitorialità il più possibile responsabile.

L’assessore alla Sanità Antonio Saitta ha sottolineato che il Piemonte vanta un buon sistema e ottimi professionisti, dal momento che esiste da quarant’anni una rete di consultori diffusa capillarmente, con oltre 180 sportelli sul territorio piemontese, molto attiva sul fronte della prevenzione e dell’informazione alle donne ed ai giovani. “In ogni caso – ha assicurato – tutte le iniziative proposte dal Consiglio regionale finalizzate ad aumentare la prevenzione, ci vedono favorevoli”.

Prima della votazione finale l’Assemblea ha respinto la mozione collegata, presentata dalla consigliera Batzella (Mli) che chiedeva la somministrazione della pillola abortiva Ru486 in regime extraospedaliero presso i Consultori familiari.



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