Acque in buono stato, ma migliorabili

Le acque trentine stanno bene. E sono in arrivo misure che potranno renderle ancora migliori. Merito del nuovo Piano di tutela delle acque, approvato il 16 febbraio scorso dalla Giunta provinciale. “Grazie agli interventi messi in campo negli ultimi anni – spiega l’assessore Mauro Gilmozzi – lo stato chimico ed ecologico delle nostre acque è per lo più buono e in alcuni casi elevato. Il nuovo Piano prevede un monitoraggio approfondito e rigoroso dei corsi d’acqua trentini, ed azioni e interventi che ci permetteranno di mantenerne alta la qualità e di migliorarla ulteriormente, laddove necessario.” Ed è sulla base di queste conoscenze che si sono fissate anche le nuove regole per le concessioni idroelettriche e posto le basi per la revisione dei valori di Deflusso Minimo Vitale.

ll buono stato delle nostre acque
Il 18% dei corpi idrici fluviali trentini presenta uno stato ecologico elevato, il 70% buono, l’8% sufficiente e il 4% scarso. Rispetto al 2009, si è registrato il miglioramento di 18 corpi idrici fluviali, 16 dei quali sono passati dallo stato sufficiente allo stato buono e 2 dal buono all’elevato. Per quanto riguarda i corpi idrici lacustri, non vi sono problemi relativamente alla balneazione, laddove prevista; per tutti i laghi, poi, lo stato chimico è buono, mentre lo stato ecologico va da sufficiente a buono. Tutti i corpi idrici sotterranei, infine, sono risultati in stato chimico buono, sottratte le aree oggetto di bonifica.
Rispetto al vecchio Piano, che prevedeva il raggiungimento degli obiettivi di qualità solo per le aste principali dei corsi d’acqua, il nuovo attribuisce gli obiettivi di qualità ad una serie di corpi idrici tipizzati, che possono essere un tratto di fiume, un lago o un volume distinto di acque sotterranee.
Rispetto al vecchio Piano, che dava rilievo soprattutto ai problemi relativi all’eutrofizzazione, ovvero all’inquinamento da azoto e da fosforo, il nuovo Piano tiene in considerazione una più vasta gamma di agenti inquinanti, nonché la composizione e abbondanza delle comunità biologiche acquatiche.

Le misure per migliorare ancora
Il nuovo Piano prevede due principali tipologie di misure per migliorare lo stato delle acque trentine:

1) Interventi di depurazione. Si prevede di potenziare il trattamento delle acque reflue urbane e quindi di ridurre l’inquinamento organico.

2) Interventi per proteggere le acque dall’inquinamento dei fitosanitari. L’applicazione delle misure, concordata con il Servizio Agricoltura della Provincia, l’Apot e la Fondazione Mach, verrà puntualmente programmata entro sei mesi dall’approvazione del Piano con specifici accordi, che mireranno a un maggior controllo e a una migliore gestione nell’utilizzo dei prodotti fitosanitari alle colture nelle zone limitrofe ai corsi d’acqua.

Nuove regole per le concessioni idroelettriche
Il nuovo Piano ha inteso conciliare la tutela delle acque con la produzione idroelettrica. Per questo il Piano vieta nuove concessioni nei corpi idrici in stato di qualità inferiore a buono. Negli altri corpi idrici, a tutela degli obiettivi di qualità già raggiunti, l’eventuale prelievo idrico dovrà essere condotto con un elevato grado di cautela e un costante controllo degli effetti nel tempo.

La revisione del Deflusso Minimo Vitale
Oggi, in base alle aumentate conoscenze acquisite, è possibile ipotizzare la revisione in via sperimentale dei valori di DMV sulle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche. Questo processo di revisione, che sarà oggetto di accordo con i concessionari, deve in ogni caso essere affiancato dal monitoraggio degli effetti sulla qualità delle acque. Ciò consentirà un parziale recupero della capacità produttiva da parte del sistema idroelettrico trentino. “I maggiori proventi economici derivanti dall’aumento di produttività – assicura però l’assessore Gilmozzi – non andranno a beneficio esclusivo delle società idroelettriche, ma dovranno ricadere anche sulla collettività e quindi utilizzati da Provincia e Comuni per investimenti e politiche sociali.”



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