“Adotta un minore non accompagnato” a Natale e non solo

L’Oratorio salesiano San Luigi lancia “Adotta un minore non accompagnato”

La proposta è di Don Mauro Mergola, responsabile e affidatario della Comunità minori stranieri non accompagnati dell’Oratorio, a tutte le famiglie disposte a prendersi cura dei minori della Comunità nel periodo natalizio e per tutto il 2018

Torino –  Don Mauro Mergola, responsabile e affidatario della Comunità Minori Stranieri non accompagnati dell’Oratorio San Luigi di Torino, lancia, proprio in questi giorni di festa, “Adotta un minore non accompagnato”: l’iniziativa si rivolge a tutte quelle famiglie di Torino e dintorni disposte ad ospitare, accudire e far sentire la loro vicinanza a tutti i ragazzi della comunità dell’Oratorio.

“In questi giorni di Avvento è indispensabile più che mai parlare di accoglienza, volgendo il proprio sguardo a chi è meno fortunato – spiega Don Mauro Mergola – ecco perché, insieme ai volontari dell’Oratorio, abbiamo deciso di lanciare tale iniziativa proprio in questi giorni di festa, di preparazione al Natale, in cui ci prepariamo proprio ad accogliere Gesù bambino nei nostri cuori.”

“Mi rivolgo in special modo – aggiunge Don Mergola – a tutte quelle famiglie che nella città di Torino e dintorni sarebbero disposte, nel mese di dicembre e per tutto il 2018, ad accogliere, accudire, magari venendo nella nostra comuntà di Via Ormea 4, a cucinare un pasto caldo per i minori stranieri non accompagnati della comunità di cui sono l’affidatario. Oppure invitando a casa propria, i nostri ragazzi a condividere un pasto ma soprattutto un momento di vita familiare. Vorremmo dare ai ragazzi l’opportunità di vivere le festività in un clima di famiglia. Sarebbe un’ulteriore occasione per dimostrare il proprio sostegno e la propria solidarietà a tutti questi ragazzi che passeranno il Natale in comunità, e che vivono a km di distanza dalla propria famiglia d’origine. Vorremmo che questa proposta andasse oltre il periodo natalizio e che continuasse per tutto il 2018, facendo magari in modo di costituire un legame tra le famiglie “adottanti” e i ragazzi stessi, affinché questi ultimi capiscano cosa significhi famiglia, trovando un punto di riferimento, soprattutto per i passi che faranno dalla maggiore età in poi, una volta fuori dalla comunità.”

Salvo Ganci



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