Alexis Bétemps –Il tempo sospeso, dal Natale all’Epifania– Ivrea, Priuli & Verlucca, 2015. 301 p. (120)

Sapete che cos’è il “piccolo anno” e perché il 1582 viene chiamato così?
Conoscete la differenza tra il “tempo circolare” (che rispetta i ritmi biologici umani e naturali) e il “tempo lineare”(quello cadenzato da mesi, settimane, giorni, ore…)? Ancora, sapevate che il termine francese “Nõel” deriva da “noio” (nuovo) e “hel” (sole), con un significato poco cristiano e tanto pagano?

Queste e tante altre curiosità inerenti il ciclo dei 12 giorni (25 dicembre – 6 gennaio) a cavallo tra le festività di Natale dell’Epifania saranno soddisfatte leggendo questo utile ed interessante libro.

L’autore – che vanta altre pubblicazioni sulle tradizioni popolari e linguistiche, la vita quotidiana ed il mondo alpino – attraverso inchieste orali ed una lunga ricerca bibliografica e storica ricostruisce origini e dinamiche delle festività più note dell’anno, in Val d’Aosta e nelle regioni vicine, in un bel viaggio nelle tradizioni del mondo contadino e non.
Viaggio che si concentra soprattutto sull’ambiente alpino e sulle usanze, i riti e le leggende collegate alle grandi feste invernali. Diciamo meglio, Bétemps (laureato in lingue e letterature straniere alla Bocconi di Milano, è direttore della gestione dei Beni Culturali dell’Assessorato all’Istruzione e Cultura della regione Val d’Aosta; ha vinto diversi premi
in Italia e Francia) scompone il tempo conosciuto e lo ricompone arricchendolo di nuove conoscenze, partendo dal solstizio d’inverno e “respirando” ampiamente le atmosfere delle antiche feste pagane indo-europee e pre-esistenti, profondamente ritualizzate. Viene ricordata in queste pagine anche una teoria ctonia di alcuni etnologi, secondo cui il Natale
sarebbe stata in origine una “Festa dei morti”, forse limitata alla sola notte della vigilia.

Ma non è solo questo filone, pur importante e principale del lavoro, ad essere trattato. Da questo libro del “tempo sospeso dei 12 giorni” ci giungono anche cronache, aneddoti, ricette culinarie delle varie tradizioni e particolari curiosi ed insospettabili che affascinano ed intrigano.

Come le tante varianti del “la fava nel dolce del re” e le spiegazioni di antichi proverbi contadini legati ai Santi del calendario: “A san Martino (11 novembre), ogni mosto è vino”, “Santa Caterina (25 novembre) porta la farina”, “Chi a Natale sta al sole, a Pasqua sta ancora vicino al fuoco”…

Un capitoletto è dedicato all’orso (animale) ed al santo (sant’Orso, 1 febbraio), l’appuntamento fieristico più importante di Aosta, con interessanti divinazioni climatiche. Ancora più ampio è lo spazio in cui è trattato il tema dei tre (qualcuno dice quattro: dal XVI secolo in Messico) Re Magi, con tutte le loro varianti simboliche ed interpretative.

Insomma, per concludere, questo libro potrebbe essere identificato in “un invito”. Un invito ai “figli della terra e della montagna”, ma anche ai “figli della pianura e delle città”; un invito a conoscere meglio le loro radici e a non disperdere il patrimonio orale ricevuto dagli avi, impegnando tutti, i giovani soprattutto, a tesaurizzarlo e ritrasmetterlo a figli e
nipoti.

Franco Cortese Notizie in un click

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