Alfano-Forza Italia, non c’è l’accordo

Naples, ITALY:  Militants hold Forza Italia's flag before Italy's conservative Prime Minister Silvio Berlusconi's final election rally, 07 April 2006 in Naples, two days before Italy's general election.  AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI  (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Sul dossier Sicilia falliti i tentativi di mediazione di Micciché: la rottura in una telefonata tra il ministro degli Esteri e il Cavaliere. Il segretario di Ap cerca una sponda nel Pd: “Ma prima voglio le scuse di Renzi”

L’ultimo tentativo di riannodare i fili con l’ex pupillo, di portarlo nel recinto del centrodestra in Sicilia e magari poi alle politiche al Senato, si infrange al telefono. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano tornano a sentirsi dopo tanto tempo. Complice Gianfranco Micciché, il coordinatore siciliano forzista big sponsor di un suo ritorno in coalizione. È lui – arrivato a metà giornata ad Arcore per parlare col capo delle regionali del 5 novembre, alla presenza di Niccolò Ghedini e accompagnato da un docente universitario e avvocato amministrativista assai noto in Sicilia e già assessore ai tempi di Raffaele Lombardo, Gaetano Armao – a chiamare “Angelino” al cellulare e a passarlo al Cavaliere. «Presidente, noi lavoriamo alla ricostruzione di un’area moderata, se siete interessati a questo ci siamo – dice il ministro degli Esteri a Berlusconi dopo i convenevoli iniziali – Ma non possiamo avere nulla a che fare con Salvini e Meloni che non perdono occasione per insultarci. Anche in Sicilia, puntiamo a una candidatura centrista, non ne sosterremo mai una marcatamente di destra come quella di Nello Musumeci». Che poi sarebbe il deputato regionale e presidente dell’Antimafia siciliana, già in corsa (come cinque anni fa) col sostegno della Meloni. A Micciché lui piace pochissimo e lo ha detto a più riprese anche ieri al leader forzista: «Non ci porta nulla di buono». La telefonata viene definita da Alfano «gradita e amichevole», ma è fallimentare sul piano politico. Perché, come spiega a fine incontro il leader di Ap, «il tema non è Forza Italia con cui condividiamo la militanza nel Ppe, ma Salvini da cui tutto ci divide». A quel punto Micciché sottopone a Berlusconi proprio il professionista al suo fianco, Armao. Ben gradito per altro ai potentati locali, da Raffaele Lombardo a Totò Cuffaro passando per il verdiniano Saverio Romano. Al Cavaliere in vena di “società civile” la figura di questo professionista intraprendente non dispiace, come rivela lo stesso Micciché. Berlusconi si fa chiamare subito Giorgia Meloni. Ma lei – seconda disfatta della giornata – stronca qualsiasi ipotesi di ritiro di Musumeci. «Ho sentito anche Matteo Salvini – dice – ed è convinto quanto me dell’impossibilità di allearsi con Alfano». Con Berlusconi si danno appuntamento a settembre e intanto gli propone di incontrarlo. L’ex premier nicchia. Prende tempo, si lascia tutte le porte aperte, liquida i presenti promettendo di far sondare presto Musumeci ed altri. Del resto, come fa notare Ghedini ai presenti, per le liste nell’isola c’è ancora tempo fino al 20 settembre. Ci sarà pure tempo, ma neanche tanto, coi Cinque stelle già in corsa con Giancarlo Cancelleri. Ecco perché i vertici nazionali del Pd – che attendevano che si consumasse questa rottura a destra – accelerano ora per chiudere con Alfano. Sulla Sicilia e poi al Senato. Lorenzo Guerini, coordinatore della segretaria dem, ha risentito ieri il ministro centrista che martedì sera aveva già visto il collega renziano Delrio. A tutti “Angelino” ripete che qualsiasi accordo dovrà passare da un chiarimento con Renzi, dopo lo strappo di questi mesi. E una telefonata non è esclusa nelle prossime ore. Pierferdinando Casini parla da Ragusa e rilancia in Sicilia come a Roma «una scelta di coerenza: alleanza progressisti-moderati». Fa i nomi dell’ex ministro Gianpiero D’Alia e dell’europarlamentare di Ap Giovanni La Via per la corsa a governatore. Alfano e i suoi accarezzano l’idea di Caterina Chinnici, figlia di Rocco, giudice ucciso dalla mafia.

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