Alle origini della nostra civiltà : il ritrovamento di uno schizzo attribuito al pittore ligure Giuseppe Balbo

La corrida colta nella sua forma ancestrale  

# Per la rubrica “Alle origini della nostra civiltà”, pubblichiamo un inedito disegno attribuito al maestro Giuseppe Balbo (Bordighera, 1902 – Ventimiglia, 1980). Lo schizzo del 1975 raffigura la corrida colta nella sua forma ancestrale. Abbiamo chiesto allo storico Franco Bianchi un suo commento: “Il bozzetto che mi è stato sottoposto è molto probabilmente uno schizzo del pittore ligure Giuseppe Balbo. Un pittore che è ingiustamente misconosciuto dai più e che invece andrebbe studiato e recuperato per il senso profondo del suo percorso artistico. Solo per citare i più ovvi significati, mi viene in mente la magia della luce da cui emergono, in modo spesso struggente, la vita e il paesaggio del nostro ponente ligure o, ancora, la sua esperienza dei “pittori della domenica”, con la quale ci ha restituito l’idea che l’arte scaturisce dal sentimento più profondo di ognuno di noi, ma anche che questa meta non è irraggiungibile ed è alla portata di tutti coloro che sanno leggere la propria interiorità in un percorso di progressiva maturazione della forma e del colore. 
Il disegno che abbiamo davanti, al di là dell’attribuzione o della ricerca spesso inutile di uno stile dominante, ci bersaglia di suggestioni che ognuno di noi può leggere secondo la sua personale inclinazione. Proviamo a descriverne una che immaginiamo potrebbe piacere anche a Balbo ammesso che abbia fatto lui questo schizzo, ma a cui questo schizzo sarebbe certamente piaciuto. Immaginate dunque cosa ne avrebbe detto, per esempio, un Palazzeschi. 
– I colori sono tre: il nero, il rosso ed il marrone e,
 quest’ultimo, sembra addirittura una macchia di caffè. 
La corrida colta nella sua forma ancestrale e,
per alcuni, banale rito di lotta eterna con la natura:
un rito che strappa il tempo per farsi cultura,
acceso nei bagliori della cappa del torero.
Ma nero è il toro nella sua agonia e il sangue 
scorre solo nell’umanità perché il resto è pallida anemia, 
accidente lungo la via dell’eroe che si perde nella sua solarità. 
– Ma come, per dio, il torero siamo noi e voi vi perdete
in una simile facezia? Piangete il toro e non vedete 
l’uomo nella sua grandezza? 
Non vi abbaglia in quel colore rosso la scintilla che
emerge dal fosso della natura fatta di fanghiglia?
L’uomo acceso nella battaglia per il fuoco? 
La mollezza, sapete, scompiglia i pensieri 
e costruisce una malinconia incapace 
di cogliere la polifonia del tutto. 
– Si, ma il toro è vivo e si tinge di nero
in un’aria che si immagina d’oro 
al tramonto dell’umanità perduta.
– Voi vedete una umanità caduta
o almeno sul ciglio della perdizione
ma guardate questo disegno, non vi sembra 
che sia il simbolo della nostra perfezione?

(con tante scuse a Balbo e a Palazzeschi)”.

Franco Bianchi – Christian Flammia 

 



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