Allergia al Lattice

È un’allergia al lattice di gomma naturale il cui antigene principale è la podofillina, proteina contenuta nella linfa (caucciù) dell’albero Hevea Brasiliensis. Il caucciù viene utilizzato per confezionare i guanti chirurgici, i cateteri, i cerotti, le maschere per anestesia, i lacci emostatici, alcuni componenti delle siringhe, gli elastici degli apparecchi dentali, le protesi ortodontiche in gomma. Molti oggetti di uso comune contengono lattice: maschere subacquee, pinne, giocattoli di gomma, alcune tettarelle, palle, palloni e palloncini da gonfiare, gomme per cancellare. La podofillina è molto simile, come allergene, a proteine contenute in alcuni alimenti: ananas, avocado, banana, carota, castagna, fico, finocchio, kiwi, mango, mela melone e papaia, pera, pesca; coste di sedano e grano saraceno, patata, peperone, pomodoro, rape, spinaci; origano, salvia. Può provocare manifestazioni allergiche per contatto con la pelle, con le mucose (mucosa orale, vaginale, rettale), per inalazione e, se somministrato, per via endovenosa. Nei soggetti particolarmente sensibili la comparsa dei sintomi allergici è immediata. Esistono tuttavia anche allergizzazioni dovute a meccanismi di tipo ritardato. QUANTO È FREQUENTE In generale, la sensibilizzazione (positività dei test allergologici) è pari al 3% circa. Questa percentuale è ancora più alta nei bambini predisposti alle allergie e nelle categorie a rischio. La sensibilizzazione al lattice è particolarmente frequente nei bambini con positività dei test cutanei per allergeni inalanti e alimentari (latte vaccino, albume uovo, grano), ed aumenta con l’età. Non tutti i bambini con prick test positivi al lattice hanno sintomi quando vengono a contatto con l’allergene: i casi di vera e propria allergia con sintomi clinici sono in realtà di gran lunga meno numerosi. CATEGORIE A RISCHIO Sono categorie a rischio: – i soggetti allergici, asmatici (soprattutto di sesso femminile); – il personale delle sale operatorie e dei reparti di rianimazione, radiologi e dentisti; – i pazienti plurioperati; – il personale addetto alla preparazione e manipolazione di alimentazioni somministrate con sondino o per via endovenosa; – gli emodializzati cronici; – i donatori di sangue; – i bambini che utilizzano ripetutamente cateteri per scopi diagnostici e terapeutici, cerotti per medicazioni o bendaggi contenenti lattice o frazioni di esso, maschere per anestesia, lacci emostatici, componenti di siringhe, elastici per apparecchi dentali o protesi ortodontiche in gomma. Tra i pazienti plurioperati, sono molto a rischio i bambini affetti da spina bifida, malformazioni urogenitali e dell’apparato gastroenterico; lo sono anche i bambini con storia di shock anafilattico nel corso di un intervento chirurgico e quelli con allergia alle proteine del latte vaccino o allergici ad alcuni alimenti che contengono allergeni simili a quelli del lattice. Queste categorie di soggetti devono evitare l’impiego di maschere subacquee, di pinne, di giocattoli di gomma, l’uso di tettarelle al lattice, di palle e palloni, di gomme per cancellare e ovviamente… non devono gonfiare i palloncini!! COME SI MANIFESTA? L’allergia si manifesta con: – eczema (dermatite) scatenato dal contatto, locale o generalizzato; – orticaria; – rinite; – congiuntivite; – broncospasmo; – angioedema. La manifestazione più temibile è lo shock anafilattico. LA DIAGNOSI Si basa essenzialmente sul test del guanto (Glove test) con la tecnica “prick by prick”: – si appoggia un guanto di lattice sull’avambraccio del bambino e si punge la pelle con un ago passando attraverso il guanto; – l’ago, attraversando il guanto, raccoglie il lattice e lo inietta nella pelle; – comparirà un pomfo nel giro di un quarto d’ora se la reazione è positiva.



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