Ambiente e contrasto alla criminalità

Intervista al tenente colonnello Marta Ciampelli, comandante del Nucleo investigativo di polizia ambientale dei Carabinieri Forestali

Arpatnews ha frequentemente trattato sulle sue pagine il tema della criminalità ambientale, che ha una dimensione internazionale, come ha confermato un rapporto dell’agenzia ONU per l’ambiente lo scorso anno, trattandosi di un’attività particolarmente lucrativa.

Per questo sono importanti tutte le attività che possono essere messe in campo, a livello internazionale ma anche nazionale e locale, per contrastarla. Uno strumento importante in tal senso è costituito dalla legge 68/2015 che ha introdotto nel nostro ordinamento i delitti ambientali (i c.d. ecoreati).

I rapporti sulle Ecomafie di Legambiente, con i dati aggiornati ogni anno, forniscono uno spaccato importante, sia a livello nazionale, ma anche per quanto riguarda la Toscana, con un’attenzione particolare al traffico illecito di rifiuti.

Su questi temi abbiamo posto alcune domande ad una protagonista in prima linea, nella nostra regione, nel contrasto alla criminalità ambientale, il Tenente Colonnello Marta Ciampelli, del Gruppo Carabinieri Forestale di Firenze, Comandante del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale.

Uno specifico capitolo della relazione della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo è dedicato al tema della “Criminalità ambientale”. In esso si ricorda come la produzione, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti sia un ambito in cui sono fiorenti le attività criminali. Quali azioni, ai vari livelli, possono essere compiute per contrastare questa situazione?

La criminalità ambientale è un ambito di indagine particolarmente complesso. La conoscibilità del fenomeno presuppone una notevole preparazione sia giuridica che tecnica da parte degli operatori, preparazione che passa per una formazione continua sia teorica che pratica.

Sempre più di frequente convergono, nei contesti criminali di questo tipo, violazioni di varia natura, che vanno appunto da quelle strettamente di settore a quelle economico- finanziarie, con una parallela evoluzione incessante e rapida delle strategie criminali.

I traffici di rifiuti nascono spesso dall’accertamento di illeciti apparentemente di portata limitata ma che possono rivelarsi appunto la spia di fenomeni più complessi, radicati e pericolosi.

La capillare presenza dell’Arma dei Carabinieri con tutte le sue articolazioni è la prima strategia di indagine efficace; la conoscenza profonda del territorio consente infatti di percepire le prime avvisaglie di violazioni, che costituiscono segnali di allarme dai quali trarre preziose informazioni da approfondire.

La vicinanza delle Istituzioni rappresenta il principale e più valido supporto per mantenere efficaci condizioni di coesione tra la popolazione e il territorio, circostanze che consentono agli investigatori di venire a conoscenza dei fenomeni con la sollecitudine necessaria.

A circa due anni dall’entrata in vigore della legge 68/2015 con l’introduzione dei cosiddetti “ecoreati”, può dirci, dal suo osservatorio, se i risultati che sinora ha prodotto hanno risposto alle attese?

La legge 68/2015 ha sicuramente consegnato nelle mani degli organi di controllo alcuni strumenti efficaci. Indubbiamente quello di uso quotidiano dei Comandi sul territorio, che rilevano spesso sul nascere situazioni di illegalità, è contenuto nell’art. 318 ter del DLgs. 152/2006 (c.d. prescrizioni).

Il meccanismo in questione è applicabile alle ipotesi contravvenzionali in materia ambientale previste dal decreto che non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette. La norma consente alla Polizia Giudiziaria di impartire prescrizioni volte ad “impedire o far cessare situazioni di pericolo ovvero la prosecuzione di attività potenzialmente pericolose.”

A ben vedere lo strumento risulta particolarmente efficace per ripristinare rapidamente situazioni di degrado che potrebbero evolvere in più gravi contesti di pericolo.

La legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, ha confermato che il personale ispettivo delle agenzie ambientali opera con la qualifica di polizia giudiziaria. Questa scelta, nella Sua esperienza, è utile per meglio contrastare l’illegalità in campo ambientale?

Si tratta di scelte di indirizzo politico/legislativo sulle quali gli operatori di Polizia Giudiziaria non possono intervenire ma che devono essere rispettate mediante un’attuazione puntuale ed efficace.

Come cittadino, prima ancora che come Carabiniere Forestale, che cosa si aspetta dall’attività di un’agenzia ambientale?

In questa sede non posso che esprimermi nella veste di Carabiniere Forestale che opera nel settore delle violazioni ambientali. Come tale ritengo di poter confermare che gli attori istituzionali coinvolti nella materia ambientale devono essere forniti di una particolare e specialistica preparazione sia giuridica che tecnica.

Solo così tutti possono agire, nel ruolo che viene loro attribuito dalla legge e nel rispetto del principio della coesione istituzionale, in modo tale da perseguire una unità di intenti e una maggior efficacia dell’azione preventiva e repressiva.



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