Amianto fuori controllo – A Bovisio Masciago e in Lombardia

Ho iniziato ad occuparmi della questione alcuni mesi fa e, volendo capire lo stato dell’arte, avevo due possibilità: partire dall’alto, con lo studio delle leggi nazionali e i piani operativi della Regione oppure partire dal basso, facendo una piccola indagine empirica, nel luogo dove vivo, per poi risalire alle leggi nazionali e ai piani regionali e verificare se e quanto funzionano.

Ho scelto questa seconda strada. Sfruttando il fatto di abitare al quarto piano della palazzina più alta della mia strada (in zona stazione a Bovisio Masciago), ho semplicemente guardato dalla finestra i tetti delle case vicino alla mia. Ho una visuale di circa 200 metri su una normale strada di uno dei tanti comuni lombardi. Ebbene in questi 200 metri ho trovato ben 9 tetti in amianto!

Partendo da questo dato, ho cominciato a risalire la china. Il Piano Regionale Amianto Lombardia del 2006 si poneva l’obiettivo della realizzazione di un censimento e della mappatura di tutti i siti contenenti amianto nella nostra regione. I proprietari degli immobili avevano l’obbligo di trasmettere una autonotifica della presenza di amianto alle vecchie ASL, ora ATS.

Sono quindi andato a verificare sul sito dell’ATS se i 9 tetti rilevati fossero presenti nel loro database. Solo 6 lo sono. La mia piccola indagine non ha certo una valenza statistica generale, però è davvero preoccupante che un terzo dell’amianto rilevato risulti sconosciuto ai registri pubblici.

Tramite una richiesta di accesso agli atti, mi sono fatto mandare dall’ATS tutta la documentazione in loro possesso relativa ai 6 tetti presenti nel loro database e ho scoperto che di 5 di questi l’ATS ha solo l’autonotifica del proprietario che attesta, senza il supporto di alcun tecnico specialista, il buono stato di conservazione del proprio tetto in amianto, evitando così l’obbligo di rimozione. Per altro uno ha dichiarato nell’autonotifica, depositata nel 2011, che era stato programmato un intervento di bonifica del tetto ma ad oggi il tetto in amianto è ancora lì…

C’è poi l’ultimo caso, il sesto tetto presente nel database dell’ATS. All’epoca il proprietario non aveva trasmesso l’autonotifica ma era stato “pizzicato” dal Comune: l’amministrazione comunale gli aveva intimato di regolarizzare la situazione. Due le strade percorribili: o forniva una dichiarazione di voler rimuovere l’amianto entro 12 mesi oppure presentava una certificazione (in questo caso sottoscritta da un tecnico) del buono stato di conservazione del tetto. Il proprietario ha presentato questa certificazione e il tetto in amianto è ancora al suo posto…

Restano infine i tre tetti sconosciuti ai pubblici registri, i cui proprietari si sono ben guardati all’adempiere all’obbligo di autonotifica e che non sono stati “pizzicati” dal Comune, come nel caso precedente.

Nel luglio di quest’anno ho provveduto a fare una formale segnalazione al Comune, che ha l’obbligo di intervenire con una sanzione pecuniaria e imponendo ai proprietari o la rimozione o la certificazione di un tecnico del buono stato di conservazione del tetto. A distanza di oltre 4 mesi, dal Comune tutto tace! A dirla tutta questi tetti erano già stati segnalati dal nostro portavoce comunale Stefano Pedata nel 2014, il che aggrava ulteriormente la colpevole inerzia dell’amministrazione comunale.

Quindi, riassumendo, sui 9 tetti in amianto rilevati nel tratto di una normale strada di una normale cittadina lombarda abbiamo:
– 5 casi in cui il proprietario dichiara che il suo tetto è in buono stato
– 1 caso in cui un tecnico di fiducia del proprietario dichiara che il tetto è in buono stato
– 3 casi sconosciuti ai pubblici registri e segnalati ben due volte al Comune che pur avendo l’obbligo di intervenire non interviene.

Insomma, tutti e 9 i tetti in amianto restano tranquillamente al loro posto, senza che nessun controllo da parte dell’autorità pubblica sia mai avvenuto!

E’ evidente che un sistema che si basa sulle autonotifiche dei proprietari e sulle certificazioni dei professionisti pagati dai proprietari ha senso solo a patto di svolgere dei rigorosi controlli da parte delle autorità pubbliche sulla veridicità delle informazioni rilasciate. Nella mia piccola indagine empirica ho constatato che nessun controllo è mai stato fatto da parte dell’ATS o altro organo regionale, così come raro è l’intervento sanzionatorio del Comune.

La situazione è davvero sconfortante ed è chiaro come tutta l’impalcatura di leggi, piani e regolamenti nazionali e regionali abbia fallito. Basti pensare che il Piano Regionale Amianto del 2006 si poneva l’obiettivo di eliminare l’amianto dalla nostra regione entro il 2016, mentre si stima che ancora oggi in Lombardia ci siano ben 3 milioni di metri cubi di amianto. Ed è solo una stima, dato che anche l’obiettivo minimo di avere una mappatura reale e completa non è stato raggiunto.

Per questo motivo ho depositato un’interrogazione al Governatore Maroni per chiedere quanti controlli siano stati fatti in Lombardia sulle autonotifiche e le certificazioni; quante di queste risultino false e quali provvedimenti siano stati presi. Temo che mi risponderanno che i controlli non ci sono e a quel punto avremo la certezza che la lotta all’amianto nella nostra regione è poco più di una farsa!

Gianmarco Corbetta, M5S Lombardia



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