AREE PROTETTE, MOVIMENTO ANIMALISTA: “LA LEGGE IN DISCUSSIONE E’ UN OBBROBRIO”

Una legge vergognosa, che colpisce gli animali dei parchi mettendo a rischio anche le specie più rare. Una legge che favorisce non più la tutela della natura, patrimonio comune di tutti i cittadini, ma alcuni specifici interessi. Secondo il Movimento animalista, questo è il minimo che si possa dire della cosiddetta “riforma” delle aree protette in discussione alla Camera: in realtà una “controriforma” che ci fa tornare indietro di quarant’anni ed appare perfettamente in linea con la politica di “demolizione” della protezione animale condotta dal governo Renzi e dalla fotocopia Gentiloni.

Mentre la legge che oggi si vuole smantellare (la 394/1991 è riuscita a tutelare, strappandolo alla cementificazione e alla speculazione, più del 10% del territorio, con gli straordinari ecosistemi che consentono la sopravvivenza di specie come il lupo, l’orso e la lontra, e che attirano milioni di visitatori l’anno, le nuove norme proposte parlano degli animali solo “in quanto problemi”, perché potrebbero danneggiare la flora ed altra fauna: così, in generale, senza che vi sia riferimento a danni precisi e documentati, senza una politica di prevenzione, senza che siano adottati metodi non cruenti per risolvere eventuali criticità. Il rimedio proposto è sempre lo stesso: si spara.

A pensarci sembra impossibile, ma con questa legge l’Ente Parco apre le porte ai fucili con la caccia di selezione, ribattezzata “gestione della fauna”. Nel resto del territorio italiano chiuso all’attività venatoria, secondo la legge di tutela della fauna,157 del 1992, è di norma si devono adottare metodi ecologici prima di passare agli abbattimenti. Nei parchi, dove la Natura è protetta, no: sono più tutelati gli animali fuori dai parchi che quelli dentro. Qualche fucilata potrebbe arrivare anche ai carnivori più rari: lupi, orsi e linci. Manca nel testo, inoltre, il doveroso riferimento alle direttive europee di tutela dell’avifauna, quindi potremmo incorrere di nuovo nelle vergognose procedure di infrazione per cui siamo stati anche condannati in passato.

Ma non è tutto. Nel testo in discussione c’è la questione gravissima della governance. Con la presunta “riforma”, i poteri sui parchi passano alle comunità locali, mentre lo Stato fa un grande passo indietro. Tradotto: prevarranno le pressioni degli interessi locali, di tutti i tipi, compresi quelli dei cacciatori, anche perché la legge elimina ogni requisito di competenza scientifica per Presidenti e Direttori dei parchi: al vertici degli organismi che tutelano l’Italia più delicata e preziosa potranno esserci persone impreparate o ignoranti, che nulla sanno di fauna e di flora. Si richiede solo “esperienza nelle istituzioni o “genericamente” professionale. Tutto è predisposto, insomma, per mandare in scena il vecchio copione: poltrone nuove per politici vecchi o trombati, magari con una doppietta in casa.

Questa legge è un obbrobrio – conclude la nota – la sinistra al governo ne porta la responsabilità davanti a tutti gli italiani.

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