ASSISTENZA E ANONIMATO GARANTITO ALLE DONNE CHE NON RICONOSCONO IL NEONATO

TORINO – Già da alcuni anni e come previsto dalla legge, a Torino e in Piemonte, le donne in stato in gravidanza e in dubbio sul riconoscimento del proprio nascituro, possono rivolgersi e chiedere aiuto ad ospedali, servizi sociali e consultori, che operano in piena e continua collaborazione per assicurare loro, tutelandone l’anonimato, assistenza, cure mediche, sostegno psicologico nel periodo della gravidanza e il parto in anonimato in ospedale, anche con inserimento in apposite strutture socio-assistenziale per donne a cura del Servizio Minori della Direzione Servizi Sociali della Città .

Dopo il parto, per il quale come detto è garantita la piena segretezza, la madre del bambino può chiedere di non riconoscerlo e, a quel punto, è il Comune a diventarne tutore e a segnalarlo all’Autorità Giudiziaria che provvede, generalmente entro venti giorni circa, a individuare per il piccolo una famiglia adottiva.

Nel periodo che intercorre tra la dimissione del neonato dall’ospedale e l’accoglienza nella casa dei genitori adottivi, il piccolo, attraverso il servizio del Comune di Torino chiamato “Progetto Cicogna”, è affidato temporaneamente alle cure di una famiglia che ha il compito di favorire l’incontro di conoscenza tra il bambino e la famiglia adottiva e, nel contempo, fare svolgere una sorta di brevissimo tirocinio ai nuovi genitori.

Quest’anno sono stati cinque i parti in forma anonima e i bambini non riconosciuti,  lo scorso anno erano stati 12, 4 nel 2015 e 8 nel 2014.

“Ogni attività è svolta in piena collaborazione tra i servizi sociali della Città di Torino,  le strutture sanitarie della Città della Salute e della Regione Piemonte” – ha sottolineato l’assessore al Welfare, Sonia Schellino.

Mauro Gentile



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