Banche Venete: Intesa salva tutti. Con l’aiuto del governo

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Il salvataggio delle banche venete è arrivato. E per giunta con un insospettabile tempismo che il governo purtroppo non è stato in grado di manifestare nel caso di altre emergenze nazionali. Una decisione che era praticamente obbligatoria non tanto per evitare il disastro sui risparmiatori, ma quello sul già misero consenso elettorale che la sinistra ha perso proprio in queste ore con la debacle alle elezioni amministrative. 

Il salvataggio
Ad ogni modo il sistema bancario italiano è (di nuovo) salvo, almeno fino alla prossima tempesta. Il costo a carico del governo supera i 17 miliardi (all’inizio dell’anno per il sistema creditizio ne erano stati messi a disposizione 20) con 5 per Intesa che, attualmente, è protagonista di un rally a Piazza Affari, complice anche una clausola dell’accordo stipulato che blinda il decreto di salvataggio: in altre parole se il governo dovesse cambiare i termini in corso d’opera, l’operazione verrebbe annullata. Un particolare che mette con le spalle al sicuro l’istituto di Ca’ de Sass conscio già dall’inizio della rischiosità di un’operazione dalla quale si erano defilati non solo i grandi nomi del settore del credito (Da Unicredit allo stesso fondo Atlante nato per il salvataggio delle banche in difficoltà) ma persino gli imprenditori veneti stessi, su tutti i Benetton. Nei termini dell’accordo, inoltre, anche il contributo da 1,5 miliardi che cade sulle spalle del governo, il quale si farà carico delle spese per i vecchi contenziosi legali da chiudere. Intanto il governo ha già provveduto, dopo il nulla osta di Bankitalia e della Bce, alla nomina dei commissari liquidatori: l’ex amministratore delegato di Popolare Vicenza, Fabrizio Viola sarà presente per entrambi gli istituti mentre per la sola Popolare Vincenza i commissari sono: Claudio Ferrario, Giustino Di Cecco e Fabrizio Viola. Veneto Banca invece avrà: Alessandro Leproux, Giuliana Scognamiglio e Fabrizio Viola. Altri aspetti dell’accordo prevedono la chiusura di 600 filiali e la gestione di circa 3.900 esuberi per i quali saranno applicati i provvedimenti del Fondo di Solidarietà, le attività di riqualificazione del personale, la mobilità territoriale e altre misure a salvaguardia dell’occupazione.

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