Bassa modenese, a 6 anni dal sisma: Confesercenti sostenere ritorno imprese nei centri storici

“L’obiettivo c’è, è complesso, ma non impossibile da raggiungere: i centri storici debbono essere nuovamente identificativi per le città, contribuire alla crescita economica, sociale e culturale. Riprendersi quel ruolo di fulcro della vita cittadina e quotidiana.”

Confesercenti Area Nord a sei anni da quei giorni che segnarono indelebilmente un intero territorio riflette sull’attuale situazione vissuta dalle piccole e piccolissime imprese nei centri colpiti nel 2012 dal terremoto. “Tanto è stato fatto, la vita è ritornata anche nel cuore dei paesi colpiti. Rimangono ancora situazioni di criticità per le piccole e piccolissime imprese legate a ricostruzione ed insediamenti, per quanti sono stati costretti a delocalizzare superabili con adeguate forme di sostegno”, rimarca l’associazione.

I numeri: ieri. 1610 le imprese commerciali e di servizio nell’Area nord del territorio modenesi, presenti ed operative al 20 maggio 2012. 555 di quelle, al 30 novembre di quell’anno tragico, causa sisma, sono state costrette a de localizzare: 430 in strutture fisse e 125 in strutture mobili. Sempre a quella data, le MPMI, che avevano sospeso o cessato l’attività risultavano 100. I comuni con il maggior numero di realtà imprenditoriali de localizzate a sei mesi dal terremoto risultavano essere: Concordia con l’85%, San Felice col 60%, Mirandola col 42%. L’anno successivo nel 2013, l’11 giugno, la situazione mostrava già primi segni di miglioramento grazie alle opere di messa in sicurezza e ripristino: il numero di imprese de localizzate si era abbassato a 309, mentre al 31 dicembre era letteralmente più dimezzato a 268.

La situazione attuale. Con ogni probabilità alla fine del 2018 la situazione tenderà verso una quasi normalizzazione. A Mirandola non saranno più presenti aree di delocalizzazione, mentre poche saranno le attività che resteranno fuori – in strutture comunque fisse – dalla loro sede originaria. A Concordia, permarrà un’area con oltre 15 imprese esterna al centro storico. A San Felice invece, resterà il centro “Ricommerciamo” con una ventina di realtà imprenditoriali ed alcune delocalizzate in strutture fisse. Nessuna area di delocalizzazione per gli altri comuni.

“E’ forse ora che inizia la fase più faticosa – fa sapere l’Associazione – ovvero quella di sostenere al fianco della ricostruzione in corso, che ripetiamo deve avvenire in modo veloce, un altro tipo di ricostruzione che necessità di tanto sostegno. Quella fatta di progetti di rigenerazione urbana, incremento dell’attrattività commerciale e sociale, ma anche incremento della vivibilità dei centri storici. Con le delocalizzazioni delle attività al di fuori dei centri colpiti dal sisma, la rete commerciale, si è modificata, trasformata, generando una situazione nuova limitrofa al cuore storico dei paesi, che portato i clienti abituali altrove, segnando una stagnazione dei consumi. Ora ciò va superato, recuperando quel valore aggregativo, innovandolo. In che modo’ attraverso bandi specifici con risorse economiche dedicata come previsto nei diversi piani organici elaborati dai Comuni. Al fine di sostenere le attività che sono rientrate nei centri, quelle che desiderano rientrare e quelle che vogliono insediarsi ex-novo. Anche, attraverso contributi sugli affitti, riduzione delle locazioni e sostegno economico per i disagi creati dai cantieri e sui costi per rientrare in centro.”



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