Berlinguer: in Basilicata un’area di fiscalità compensativa

L’assessore regionale all’Ambiente intervistato da RaiNews24: “Occorre una intesa fra Stato e Regione a favore dei cittadini e per attirare imprese facendo al contempo coesione sociale e sviluppo  economico”

Royalties petrolifere, sviluppo economico e impatto sull’ambiente e sulla salute delle estrazioni. Sono i tre temi principali affrontati dall’assessore regionale all’Ambiente, Aldo Berlinguer, nel corso del reportage “Petrolio in Basilicata: disgrazia o opportunità?” realizzato da RaiNews24.

Rispondendo alle domande della giornalista Cristina Raschio l’assessore Berlinguer ha affermato che “purtroppo le royalties derivanti dalle estrazioni petrolifere in Basilicata sono finite nei bilanci pubblici e quindi sono rientrate nei limiti imposti dal Patto di stabilità. Per questa ragione, in molti casi, non è stato possibile erogarle. C’è poi purtroppo l’idea diffusa in Italia che lo sviluppo economico possano farlo gli enti pubblici. Ma gli enti pubblici, soprattutto i piccoli comuni, non hanno gli strumenti per generare sviluppo, al limite possono determinare qualche premessa, come le infrastrutture. I protagonisti dello sviluppo economico sono e devono restare le imprese”.

Berlinguer ha quindi affrontato il tema dei vantaggi per i cittadini: “I lucani devono pagare meno i prodotti di derivazione petrolifera, rispetto agli altri cittadini italiani che non ospitano trivelle nei loro territori, questo è evidente. Ma i benefici devono essere diretti al cittadino. Quindi dobbiamo trovare una intesa fra Stato e Regione che consenta di creare in Basilicata un’area di fiscalità compensativa che possa beneficiare i cittadini ed attrarre le imprese, facendo al contempo coesione sociale e sviluppo economico”.

L’ultimo punto affrontato nel corso dell’intervista ha riguardato l’impatto sull’ambiente e sulla salute.

“Le preoccupazioni dei cittadini sono legittime. La Basilicata – ha detto Berlinguer – ha estremamente bisogno di strumenti straordinari per affrontare e monitorare un fenomeno così complesso come gli effetti delle estrazioni petrolifere sull’ambiente e sulla salute dell’uomo, perchè – ha concluso – l’Arpab non è sufficientemente attrezzata e quindi non basta”.

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