Chiesa romana e Chiesa di Mosca si avvicinano

Uno storico incontro dagli importanti risvolti

CUBA – Venerdì 12 febbraio il Papa dei Cristiani Cattolici di Roma, Francesco, ed il Patriarca di Mosca, Kirill, sedicesimo Patriarca della più numerosa comunità di Cristiani Ortodossi (80 milioni), si sono incontrati in una saletta dell’aeroporto dell’Avana per 2 ore, alla fine delle quali hanno firmato un comunicato congiunto in trenta paragrafi che auspica la pacificazione dei focolai di guerra in Medio Oriente e azioni comuni contro la minaccia islamica, e comprende una critica alle società secolarizzate e la difesa della famiglia e della vita.

Si tratta di un avvenimento storico epocale “di disgelo” dopo quanto è successo in passato tra queste due religioni, un passato che nel 1054 aveva visto uno scisma tra le Chiese di Occidente e di Oriente per divergenze teologiche. Nello specifico, l’allora Papa Leone IX scomunicò Michele I Cerulario e questi lanciò un anatema (scomunica e maledizione) contro il Pontefice di Roma. Una frattura insanabile che ruppe l’unità religiosa dell’Impero Romano fino a quel tempo consolidata e che, nonostante vari tentativi negli ultimi 20 anni da parte di Papa Wojtya e Papa Ratzinger, non aveva mai permesso un avvicinamento concreto.

Giusto per capire l’importanza “extra fides” di quest’incontro sui fatti medio-orientali e nord africani non in tema anti-islamico ma in difesa di tutti i cristiani perseguitati, basterà sapere che Kirill è protetto e finanziato da Mosca e, come Putin, difende la Siria di Assad, che nel novembre 2011 lo ha ricevuto a Damasco; lo stesso Kirill nel 2013 scrisse ad Obama  invitandolo a non invadere la Siria. Putin, a sua volta, nel 2013 e nel 2015 visitò Papa Francesco Bergoglio segnalandogli le persecuzioni dei cristiani bizantini delle chiese levantine, da cui aveva ricevuto 50mila richieste di cittadinanza russa. Non solo: sempre Kirill lo scorso 2 febbraio ha accusato, tra l’altro, l’Occidente di non fare nulla a difesa dei fedeli di Libia, Siria, Libano ed Iraq che sono diventati “martiri per Cristo”.

Un mosaico quindi più complesso di quello riguardante la sola fede, come a prima vista potrebbe sembrare, variando l’equilibrio del quale, molte cose possono succedere nel senso della Pace oltre che dell’avvicinamento religioso.

La dichiarazione congiunta è composta da parecchie voci, le principali delle quali sono caratterizzate dalla preoccupazione per i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa dove sorelle e fratelli cristiani vengono sterminati, e per le altre aree, come Siria e Iraq, che vedono un doloroso esodo di cristiani, con un invito alla comunità internazionale ad agire urgentemente. Altri temi  riguardano l’Europa che deve restare fedele alle radici cristiane, e non può rimanere indifferente ai milioni di persone che bussano alla porta; la preoccupazione per la crisi della famiglia e il rammarico per le altre forme di convivenza diverse dal matrimonio tra uomo e donna; il Patriarca e Francesco sono preoccupati anche per l’eutanasia e per il pericoloso sviluppo delle tecniche medicalmente assistite che stanno portando alla manipolazione della vita umana. Infine, entrambi escludono qualsiasi forma di proselitismo in quanto non si ritengono concorrenti ma fratelli.

Tutto questo assume perciò un duplice grande valore: da una parte avvicina le confessioni attraverso  l’unità dei propri fedeli, nel contempo avvicina – sembra strano ma è così – Oriente ed Occidente, Mosca, l’Europa (Roma) e Washington.

Riprendiamo ora, sinteticamente, l’analisi dell’aspetto religioso e delle diversità teologiche tra le due Chiese.

Nel famoso scisma del 1054 furono predominanti due questioni: la supremazia o meno del Papa su tutti i cristiani e la “questio Filioque”, ovvero se lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio o, tesi sostenuta dagli ortodossi contro le scelte del Concilio di Nicea, solo dal Padre. Conseguentemente alle due negazioni le Chiese Orientali (molto più severe e più dottrinalmente ortodosse) sono diventate  “pluricefale” o “autocefale”, ovvero senza un’autorità centrale; il Patriarca di Costantinopoli ha solo un “primato virtuale d’onore”. Inoltre, il Papa non possiede  l’infallibilità, il Purgatorio non esiste, non è riconosciuta l’Immacolata concezione della Madonna;  nella liturgia della Messa (molto più lunga di quella cattolica) l’altare chiuso da un’iconostasi – decorata da icone – è ad uso del “pope” solo per consacrare il pane ed il vino; non ci sono ordini religiosi ma solo monaci e monache.

Il primo avvicinamento tra le due Chiese è avvenuto con il Concilio Vaticano II nel quale Paolo VI ed il Patriarca  Atenagora di Costantinopoli il 7 dicembre 1965 cancellarono le reciproche dichiarazioni di scomunica.

Per completezza di informazione daremo qualche numero fondamentale per inquadrare la questione in esame (Wikipedia).

In una popolazione mondiale di circa 6,7 miliardi di persone, esistono ben oltre 30mila 500 religioni (o dottrine di fede) di cui le principali sono: Cristianesimo (2,5 miliardi); Islam (1,5 miliardi); Induismo (900 milioni) ed Ebraismo (14 milioni).

A loro volta i Cristiani sono divisi in: Cattolici (1 miliardo); Protestanti (500 milioni); Evangelici (470 milioni); Ortodossi (240 milioni), ed Altri (275 milioni).

In Italia, tra i 60 milioni di cittadini l’86 % è battezzato (quanti credenti non si sa!).

Soprattutto in questi tempi di crisi e persecuzioni, l’unità delle Chiese cristiane è ricercata da tutte le Confessioni, almeno per fare fronte comune alle persecuzioni in atto in tutto il mondo nei loro confronti da parte di una minoranza musulmana molto agguerrita e senza scrupoli. Mentre in Occidente, correttamente e giustamente, si dà spazio alle moschee.

Nella foto (archivio personale dello scrivente): Echmiadzin, capitale dell’Armenia dal 180 d.C., il Katolikos (Papa locale) benedicente prima della Messa  che, di domenica, dura 4-5 ore.

Franco Cortese  Notizie in in click
 



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