CICCHITTO: Il Pd arriva a queste elezioni in grande affanno

Il Pd arriva a queste elezioni in grande affanno per due ragioni di fondo: in primo luogo perché ha sbagliato la legge elettorale, la quale invece è fatta su misura per l’ala più filo-leghista di Forza Italia (tant’è che Gianni Letta non fu d’accordo), e per il centrodestra in quanto tale che comunque una coalizione sul piano elettorale ce l’aveva già pronta, quella fra Forza Italia, la Lega e FdI (a cui si è aggiunta la quarta gamba). Parliamo non a caso di una coalizione elettorale, non di una coalizione di governo perché le differenze politico-programmatiche fra Forza Italia e la Lega sono enormi e destinate a esplodere qualora il centrodestra ottenga la maggioranza e vada al governo. Il Pd, invece, non aveva intorno una coalizione, anzi veniva da una scissione di sinistra accentuata nei suoi effetti elettorali dall’esclusione nella legge elettorale della facoltà di porre in essere una desistenza. Del resto Renzi è antropologicamente alieno dal concetto stesso di coalizione come è dimostrato anche dal trattamento riservato alle forze che si sono alleate con il Pd, dai socialisti-verdi, ai centristi di Civica Popolare: solo la Bonino ha avuto un trattamento di riguardo. Se a questo aggiungiamo la scarsa capacità di unione all’interno stesso del partito, ecco che è evidente che purtroppo il Pd parte in queste elezioni con qualche preoccupante handicap. Ma laddove la situazione presenta aspetti del tutto paradossali, riguarda un altro contesto: infatti questa volta, diversamente dal passato, mentre il partito guidato da Renzi è tutt’altro che ai vertici del consenso e della popolarità, invece il governo Gentiloni ha il massimo di popolarità sia per i risultati ottenuti (ha rimesso in moto il paese con una crescita superiore alle previsioni, con un aumento dell’occupazione, con una riduzione della pressione fiscale sulle imprese), sia per il suo stile misurato, razionale, rigoroso, contraddittorio con quello della leadership del suo stesso partito, agli antipodi degli eccessi polemici della Lega, del dilettantismo e dell’estremismo del Movimento 5 stelle, della demagogia del piano programmatico di Berlusconi (flat-tax, 1000 euro a tutti i pensionati). Questa forza del governo non riguarda solo Gentiloni ma anche alcuni ministri. Se Gentiloni fosse la punta della campagna elettorale del Pd e dei centristi l’area del riformismo, della razionalità, dell’innovazione avrebbe buone carte da giocare. Se non sarà così e in prima linea ci sarà un Pd diviso e confuso andremo incontro a tempi duri. Abbiamo detto che il Pd ha tutt’altro che dato spazio politico ed elettorale agli alleati, in primo luogo ai centristi. Questa difficoltà, però, non fa venir meno le ragioni profonde dell’area di centro denominata Civica Popolare, guidata da Beatrice Lorenzin, che intende dar voce a tutti quegli italiani che sono lontani anni luce dalla linea avventurista e pericolosa nella sua totale assenza di una cultura di governo del M5s, che si sentono respinti dal sovranismo e dal razzismo di Salvini, e che non si fanno sedurre da Berlusconi che per parte sua promette il regno del Bengodi, che si riconoscono nel governo Gentiloni ma non si identificano affatto nel Pd. A questi italiani intende dar voce la lista Civica Popolare, che quindi deve fare ogni sforzo per raggiungere il 3%. Personalmente, con la conclusione di questa legislatura avevo pensato di considerare conclusa la mia attività parlamentare. Tuttavia ho accettato l’invito di Beatrice Lorenzin a fare da capolista per il Senato in Sicilia, nelle Marche, in Umbria proprio per fare una battaglia di testimonianza nella solidarietà con chi nel 2013 si è assunto l’onere di salvare una legislatura e di evitare che essa saltasse a favore dei grillini per l’irresponsabilità allora prevalsa in Forza Italia. Ciò detto, ribadisco la mia convinzione di fondo: mi auguro che la variegata area politica e sociale che ha dato vita e ha sostenuto il governo Gentiloni, malgrado tutto prevalga, perché al di fuori di essa c’è un eccesso di populismo, di sovranismo, di razzismo che fa venire i brividi nella schiena, qualora nel suo complesso essa prevalesse alle elezioni.



Informativa sui Cookie

Informativa ai sensi dell’art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196

NotizieInUnClick.it utilizza i cookie per migliorare l'esperienza di navigazione.
Per leggere di più su i cookie utilizzati interni e di terze parti visita la pagina dedicata.
Per continuare a navigare questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi