Clorofilia

-romanzo-
Andrej Rubanov
traduzione dal russo Giulietta Greppi “Rubanov nel 2011 è ciò che Aksënov è stato nel 1961, Erofeev nel 1971, Limonov nel 1981 e Pelevin nel 1991: brillante, sagace, dotato di un orecchio fine e di una buona dose di impudenza: un narcisista autoironico. Ciò fa di lui non solo un grande scrittore, ma un vero tesoro nazionale.”
Lev Danilkin, Afiša   
 
La “scuola” fantascientifica russa può vantare titoli immortali come Picnic sul ciglio della strada (Stalker) o Solaris, ma Clorofilia è un’opera oltre il genere. Rubanov, autore di culto dopo il romanzo-memoir Do Time, Get Time, trae la sua idea di società distopica dai timori russi sia dell’epoca sovietica che post sovietica.
Mosca nel XXII secolo è diventata un'”ipercittà”, funestata da una calamità particolarissima: degli steli d’erba formato gigante (300 mt di altezza e diametro conseguente) sono cresciuti in tutta la metropoli. Questa crescita spontanea ha causato la necessità di sviluppare la città in altezza, con grattacieli-acchiappa-sole forniti di tutte le strutture necessarie alla vita urbana. L’erba, se mangiata, ha effetti psicotropi forti e annulla la volontà dell’ “erbivoro” a favore di uno stato di intensa felicità. Ma l’erba non è l’unica invenzione di Rubanov: nel mondo di Clorofilia lo scongelamento delle calotte artiche ha trasformato la Siberia in un giardino fiorito (!) e i cinesi, che hanno visto una consistente fetta del proprio territorio sommersa dalle acque, l’hanno occupata pagando un cospicuo affitto alla popolazione russa. Da allora ogni russo vive in panciolle e “non deve niente a nessuno”: pochissimi lavorano e la violenza è in declino grazie a un programma televisivo stile Grande fratello (I vicini) che ha trasformato le case dei moscoviti in tante piccole celle di un panottico.
Savelij Hertz, tra gli ultimi lavoratori, è il direttore della testata di costume e gossip Il più e si barcamena tra una rispettabile vita di giornalista a caccia di scoop e alcune losche frequentazioni nei bassifondi dell’ipercittà, dove l’erba è l’unica ragione di vita. Il tentativo di traslocare ai piani più alti è una costante: la quantità di sole è lo status di questa particolare società. Gli erbivori vivono schiacciati negli oscuri primi piani dei palazzi: pallidi ma felici perché la sostanza proveniente dagli steli laggiù circola in abbondanza. Anche se l’erba non è disdegnata da nessuno, nemmeno i più altolocati.
Una serie di eventi imprevisti stravolge anche questa società aberrante e il rischio di trasformarsi in veri e propri vegetali già dalla nascita diverrà un’inquietantissima realtà. Il lento declino della civiltà pone di fronte a un interrogativo morale: è meglio essere umani o essere felici?           
Un finale alla Fahernheit 451 suggella questa arguta distopia che innesca riflessioni sulla nostra società attuale e su quella russa in particolare.
Andreij Rubanov Giornalista e scrittore moscovita di culto, ha raggiunto grande successo di critica e di pubblico fin dall’apparizione in Russia del suo romanzo autobiografico Do Time, Get Time sulla propria esperienza in carcere. I suoi successivi romanzi spaziano nei generi dal thriller alla fantascienza. Usciti con i maggiori editori e tradotti in numerose lingue, sono stati dal primo all’ultimo finalisti del National Bestseller Prize. Meridiano Zero ha già pubblicato Lo psicoagente (2014).

Giovedì 3 marzo in libreria
288 pagine 18 euro
Meridiano Zero edizioni



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