COISP, Droga, parole Roberti non condivisibili

Oggetto: Droga, il Coisp replica al Procuratore Roberti: “Sue parole non condivisibili perché implicano resa dello Stato. La repressione deve funzionare”

“Non solo non possiamo condividere le parole del Procuratore Roberti in tema di droghe, ma anzi le consideriamo una denuncia gravissima cui dovrebbero far seguito conseguenziali interventi che consentano, ove mai fosse vero che il contrasto agli stupefacenti non funziona – cosa peraltro non vera – di renderlo ancora più efficace. Ma pensare di legalizzare la droga perché non si riesce a contrastarla è quantomeno bizzarro. Significa, nella pratica, che lo Stato deve arrendersi a un fenomeno illegale che ammette di non riuscire a contenere. Una resa che non ci troverà mai d’accordo. Per noi, di fronte a un comportamento illegale, l’alternativa alla repressione non può esistere. Lo Stato deve decidere di combattere e vincere la guerra al traffico e allo spaccio della droga, perché abbandonare significherebbe consegnare il paese e i cittadini all’oblio della legalizzazione”.
Così Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, a commento delle dichiarazioni attribuite dai media al Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, che in tema di droghe cosiddette “leggere” ha affermato: “O facciamo funzionare la repressione oppure tanto vale legalizzare per tagliare fette di mercato”, e ancora: “I traffici sono aumentati soprattutto da quando sono state aperte le porte dell’Albania ai traffici verso l’Italia. Non funziona neanche la cooperazione internazionale. La legalizzazione è una presa d’atto che il sistema di contrasto al traffico di droghe leggere non funziona”.
“Donne e uomini della Polizia di Stato – insiste Pianese – lottano senza sosta e senza riserve contro un mercato della morte che produce danni irreversibili ai cittadini e ingrassa le tasche della criminalità. Lo fanno con sacrifici straordinari e con altrettanto straordinari risultati. Nessun operatore in divisa potrà mai accettare un ragionamento che apre la strada anche solo a un’idea vaga di ammissione di una presunta incapacità di far rispettare la legge. Né la legge si può piegare alle ‘esigenze di mercato’ o alla necessità di decongestionare i tribunali. La legge penale deve servire a garantire e tutelare i diritti dei cittadini non ad altro. E noi appartenenti alle Forze dell’ordine esistiamo per far sì che le leggi dello Stato abbiano una concreta e reale applicazione. Se a qualcuno pare che non si faccia abbastanza o che certi fenomeni illegali siano troppo vasti, allora è il caso di darci maggiori e migliori strumenti per combatterli, non cedere il passo all’illega
lità e a chi attenta alla salute dei cittadini”.



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