Commemorazione Stefano Gaj Taché e attentato dell’82 a Sinagoga, le parole della sindaca Raggi

“La storia di Stefano, frutto dell’odio e dell’intolleranza, è per sempre parte della storia della nostra città e del nostro Paese. Non a caso il Presidente della Repubblica ha definito quell’assassinio un crimine contro l’umanità. La storia di Stefano Gaj Taché ispira momenti di profonda riflessione sul nostro essere comunità, sui valori di pace e di accoglienza in cui ci riconosciamo con convinzione”. Lo ha detto la sindaca Virginia Raggi alla cerimonia tenutasi al Tempio maggiore ebraico per ricordare l’attentato terroristico al Tempio Maggiore di Roma il 9 ottobre 1982, in cui fu ucciso un bambino di due anni, Stefano Gaj Taché, e altre trentasette persone furono ferite.

“Uno dei nostri compiti”, ha aggiunto Raggi, “è proprio quello di attualizzare la memoria, per trasmetterla ai nostri giovani, perché le nuove generazioni conoscano e comprendano i fatti della storia, perché ne facciano tesoro, nel ricordo di chi è rimasto vittima di azioni terroristiche. Perché il ricordo dell’uccisione di un bambino di due anni sia sempre da ammonimento contro le atroci conseguenze che ogni forma di odio produce”.

La cerimonia ha visto la presenza del rabbino capo Riccardo Di Segni e della presidente della comunità ebraica romana, Ruth Dureghello.

Raggi ha poi rivolto un “particolare pensiero ai sopravvissuti e a tutte le famiglie colpite”; “un abbraccio affettuoso a Gadiel, anch’egli ferito nell’attentato, che allora aveva solo 4 anni, fratello del piccolo Stefano, e al rabbino Benedetto Carucci Viterbi che fu testimone dell’attentato”; e infine “un saluto particolarmente affettuoso e sentito, anche a nome di tutta la città di Roma, alla famiglia di Stefano Gaj Taché”.



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