CONTINUANO I GRAVI RITARDI DEL GOVERNO E LA VAS VIENE AVVIATA IN PIENA ESTATE

PROGRAMMA NAZIONALE PER I RIFIUTI RADIOATTIVI, PEDICINI (M5S): CONTINUANO I GRAVI RITARDI DEL GOVERNO E LA VAS VIENE AVVIATA IN PIENA ESTATE

Intervento dell’eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini sulla gestione dei rifiuti nucleari italiani.

“Il governo Gentiloni – afferma Pedicini – continua a collezionare gravi ritardi, inefficienze e inadempienze su una delle emergenze nazionali più complesse e delicate che riguardano la tutela ambientale e la sicurezza dei cittadini.

Dopo due anni, dalla scadenza fissata dalla direttiva 2011/70 del Consiglio europeo che prescriveva la presentazione di un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi, solo qualche giorno fa – denuncia l’eurodeputato -, il governo ha avviato la fase di consultazione pubblica per la Valutazione ambientale strategica (Vas).

Peccato che i tempi siano stati affrettati solo dopo che a metà luglio scorso la Commissione Ue, a seguito di due procedure di infrazione, ha inviato un richiamo formale che bisogna rispettare entro 60 giorni, per evitare il rischio deferimento alla Corte di giustizia europea.

Peccato anche – continua Pedicini – che per presentare le osservazioni previsti dalla Vas ci siano solo due mesi di tempo e che il tutto dovrà avvenire entro il 13 settembre, in pieno periodo estivo, quando enti locali, associazioni e cittadini sono distratti dalle vacanze. E’ chiaro – sottolinea l’esponente pentastellato – che questa tempistica non è casuale, ma è stata scelta dal governo volutamente per evitare un vero confronto con i territori.

La posta in gioco è molto alta. Si tratta di varare un piano complessivo che indichi le strategie per lo smaltimento, le attività di ricerca e di monitoraggio e un sito nazionale per il deposito delle scorie. Ci sono da stoccare 75mila metri cubi di rifiuti radioattivi derivanti dalle otto centrali dismesse; 15mila dalle attività industriali, mediche e di ricerca e 60mila metri cubi di rifiuti provenienti da attività di bonifica di installazioni industriali contaminate. Poi, c’è il problema del combustibile nucleare delle ex centrali italiane, depositato all’estero e che dovrebbe rientrare in Italia, per evitare di far continuare a pagare agli italiani nella bolletta elettrica centinaia di milioni di euro all’anno per la decommissioning.

Tuttavia, una cosa è certa – evidenzia Pedicini -, i ritardi del governo italiano sono inaccettabili e sembra chiaro che la questione la vorrà trascinare ancora per molti mesi, per non correre rischi di affrontare un tema così sensibile in piena campagna elettorale per le politiche 2018. Sfortunatamente, però, a pagare saranno sempre i cittadini e non i reali responsabili delle inadempienze.

Come M5S continueremo a sollecitare soluzioni e a fare la nostra parte come opposizione in tutte le sedi istituzionali. A livello europeo abbiamo presentato varie interrogazioni e abbiamo posto il problema in tutti gli organismi competenti, riuscendo a tenere alta l’attenzione sui ritardi dell’Italia e evitando che il governo italiano continui a tacere e a nascondere la gravità della situazione.

In questa fase, – osserva l’eurodeputato – è comunque importante presentare le osservazioni per la Vas (Valutazione ambientale strategica). Per questo, nell’ottica della massima trasparenza, è necessario che le Regioni aprano tavoli di confronto veri, i Comuni ne discutano con i cittadini, le associazioni e i comitati territoriali partecipino alle consultazioni.

Purtroppo, anche questo è solo un altro piccolo passo per andare verso la soluzione della grave problematica che si trascina dal 2003 quando il governo Berlusconi con un decreto calato dall’alto tentò un blitz per imporre la realizzazione del deposito nazionale delle scorie radioattive a Scanzano Jonico. Com’è noto, il decreto fu ritirato perché tutta la Basilicata scese in piazza per protestare contro quella sciagurata decisione.

Va detto che attenendosi alle promesse del ministro dello Sviluppo Calenda, – precisa Pedicini – entro i primi mesi del 2018, tutto l’iter dovrebbe essere completato e dovrebbe anche essere resa nota la Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee che dovrà annunciare i luoghi selezionati dove si potrebbero localizzare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il parco tecnologico che entro il 2025 dovrebbero entrare in attività (l’investimento complessivo è di 2,5 miliardi di euro). Dopo la presentazione della Cnapi, dovrebbe esserci una fase di consultazione pubblica di quattro mesi con i territori interessati e un seminario nazionale. Solo a questo punto le amministrazioni locali potranno presentare una manifestazione di interesse per ospitare deposito e parco tecnologico.

Ma queste – conclude l’europarlamentare – sono solo le promesse di un ministro membro di un governo moribondo che tira avanti alla giornata senza nessuna credibilità”.

 



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