COPIAVANO AL CONCORSO PER L’AGENZIA DELLE DOGANE

Scandalo al concorso per l’Agenzia delle Dogane: tutti i candidati possono segnalare la propria posizione agli inquirenti e garantirsi la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni subiti, in caso di rinvio a giudizio, per quanto accaduto.
I FATTI

Nulla di nuovo, per carità: ma l’ultimo scandalo relativo al concorso pubblico per super-dirigenti, che ha riguardato stavolta l’Agenzia delle Dogane, colpisce soprattutto per estensione e caratteristiche.

Alcuni funzionari dell’Agenzia, già ai vertici dell’ente, nel corso della prova (svolta nel 2013) avrebbero infatti aggirato i controlli degli esaminatori, coma accade a certi studenti impreparati nel corso della carriera scolastica: conoscendo in anticipo i temi del concorso, introducendo fotocopie delle tracce corrette, ricorrendo addirittura a “fotocopie di testi di Gazzette ufficiali e Regolamenti Cee opportunamente manipolati” avrebbero quindi goduto di un vantaggio assoluto rispetto agli altri concorrenti, ovviamente inconsapevoli di quanto stava accadendo. In questo modo speravano di “accaparrarsi” i 69 posti di dirigente di seconda fascia oggetto del concorso.
LE INDAGINI

Nell’insieme, secondo i magistrati Mario Palazzi e Paolo Ielo, si sarebbe trattata di un’autentica truffa ai danni dell’Agenzia. L’avviso di conclusione delle indagini è stato quindi recapitato – dopo due anni di indagini – a 12 persone: Alberto Libeccio, Paolo Raimondi, numero uno della segreteria, il direttore generale, Lucio Pascale, Edoardo Mazzilli, Ernesto Carbone, Francesco Natale, Marco Falconieri, Giovanni Mosca, Saverio Marrari, Giuseppe Sabatino, Federica Silvestri e Enrico Maria Puja.

Lo scopo del “sistema” è chiaro: permettere a un piccolo gruppo di funzionari (già titolari di incarichi dirigenziali) di occupare tutti i posti di dirigente ancora disponibili, superando in scioltezza (e senza sforzo) gli altri ottomila concorrenti.
L’INIZIATIVA CODACONS

Da quanto accaduto potrebbe quindi configurarsi un danno diretto nei confronti di tutti i candidati che abbiano partecipato alla prova d’esame. In questo senso, gli stessi avrebbero diritto a essere considerati parte lesa e parte offesa nel procedimento penale che eventualmente dovesse essere instaurato in conseguenza delle indagini compiute dalla Procura di Roma. La nomina di persona offesa, messa a disposizione dall’Associazione, rappresenta quindi l’atto necessario per segnalare la propria posizione agli inquirenti e garantirsi la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni subiti, in caso di rinvio a giudizio, per quanto accaduto.



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