Cosimo Maria Ferri: Rebibbia, la sfida dell’insegnamento in carcere

“La sfida che l’insegnamento in carcere ci pone è quella di riuscire a instaurare con i corsisti un rapporto di collaborazione per favorire la trasmissione dei contenuti didattici in un clima disteso che faciliti l’apprendimento. L’idea fondamentale è la centralità del detenuto e la personalizzazione del trattamento penitenziario in funzione degli obiettivi indicati dall’art. 27 Cost. Ciò significa porre l’attenzione sul forte legame che si deve creare – e mantenere – tra società civile e carcere. E’ necessario, infatti, promuovere un cambiamento innanzitutto culturale, che focalizzi l’attenzione sull’obiettivo primario ed essenziale dell’esecuzione penale: restituire alla società un soggetto consapevole dei propri errori e convinto dell’importanza della legalità e del rispetto delle regole della civile convivenza. Lo svolgimento di attività formative che vedano il coinvolgimento di gruppi di detenuti in percorsi di approfondimento, legati all’ambito sia artistico sia tecnico del settore teatrale, è una felice intuizione e una risorsa di singolare importanza, perché, da una parte, si trasmettono competenze e strumenti applicabili a diversi ambiti, fornendo ai detenuti un bagaglio di professionalità e capacità tecniche, utili e spendibili, inerenti i mestieri del palcoscenico, dall’altra, ancora una volta, si riconosce l’attività culturale e teatrale come valido strumento al fine della rieducazione, della formazione e del percorso di reinserimento sociale. In questo modo si migliora la vivibilità delle carceri italiane, al fine di stimolare nei detenuti la crescita della consapevolezza degli errori e della voglia di reinserirsi, incrementando le attività lavorative, culturali e ricreative e investendo in trattamenti personalizzati e professionalizzanti. I percorsi di formazione e di arricchimento culturale rappresentano uno strumento importante sul piano dell’umanizzazione della pena e soprattutto in vista del reinserimento nella società civile, ma rappresentano anche un’occasione di riscatto per i detenuti e di riconciliazione con la collettività. Abbiamo lavorato e lo faremo costantemente anche in futuro per garantire la tutela di ogni diritto. L’efficace reinserimento in società è uno dei diritti di ogni detenuto, che passa attraverso iniziative che si stanno sempre più sviluppando nelle carceri del nostro Paese come il lavoro, la cultura e l’arte.”

Così il Sottosegretario al Ministero della Giustizia Cosimo Maria Ferri questa mattina intervenendo al Convegno Nazionale “La Scuola in carcere nei settant’anni della Costituzione” organizzato dal CESP (Centro Studi per la Scuola Pubblica) all’interno di un seminario di confronto sulla Costituzione nei settant’anni dalla sua proclamazione, presso la Sala Teatro della Casa Circondariale di Rebibbia.



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