Cultura: le associazioni chiedono maggior coinvolgimento

Un disegno di legge lungimirante perché vede nella cultura un unicum di materie interconnesse e non un arcipelago di isole a sé stanti, a patto che la Regione sia disposta a finanziarlo adeguatamente per passare dagli articoli scritti alla loro concreta applicazione. È la riflessione comune emersa nel corso della consultazione dei rappresentanti delle Associazioni degli spettacoli dal vivo sul disegno di legge 275, Disposizioni coordinate in materia di cultura, svoltasi il giovedì 2 novembre in sesta Commissione, presieduta dal consigliere Daniele Valle.

Numerosi gli interventi e gli spunti proposti dagli addetti ai lavori, a cominciare da Fabio Maggi di Agis che, riconoscendo all’attuale Esecutivo il merito di aver arrestato le progressive riduzioni di fondi per lo spettacolo, ha chiesto l’ideazione di strumenti consultivi per proseguire il dialogo iniziato con gli Stati generali della Cultura instaurando un tavolo tecnico che abbia la possibilità di entrare nel merito dei Piani triennali, dell’ammissibilità dei soggetti ai finanziamenti e delle attività da finanziare.

Gabriele Boccaccini del Comitato emergenza cultura ha sottolineato che l’obiettivo cui il disegno di legge non può rinunciare è il rilancio della cultura attraverso sviluppo, innovazione e crescita e che eventuali maggiori investimenti siano accompagnati dalla puntualità nell’erogazione dei contributi perché i ritardi pesano e possono portare al collasso attività e operatori. Ha chiesto, inoltre, di prevedere l’individuazione di un istituto di credito che possa sostenere le attività degli operatori qualora la liquidità venisse a mancare e la possibilità di progetti condivisi e trasversali tra i diversi Assessorati per trovare nuove risorse e favorire l’occupazione dei giovani.

Simone Castagno e Paolo Bagnati di Anec hanno denunciato che il mercato cinematografico nazionale e regionale hanno visto, al 31 ottobre, un calo delle presenze pari al 15% rispetto allo scorso anno e che i film italiani hanno perso il 16% di quote di mercato (dal 31 al 15%) aggravando la crisi dell’intero comparto. È necessario, hanno auspicato, che il Piemonte, primo in Italia, recepisca le opportunità contenute nella legge Franceschini.

Per Gaetano Renda di Schermi indipendenti associati la crisi del cinema impone una riflessione: “Nel 1983 il cinema Eliseo di Torino è diventato la prima multisala italiana e, negli anni, la realtà si è evoluta fino all’imporsi dei multiplex, ma l’equazione ‘più sale più spettatori’ si è rivelata un falso mito perché gli spettatori sono rimasti pressappoco gli stessi”.

Sullo stesso argomento Mario Tosi, anch’egli di Schermi indipendenti associati, ha denunciato che a Novara sorgerà una multisala di 12 schermi che decreterà quasi certamente la chiusura delle multisale di Bellinzago e di Borgo Vercelli e le tre sale che operano nel centro cittadino di Novara.

“Di questo passo – ha commentato – come si potrà ancora affermare che i cinema devono essere presidi di cultura all’interno dei centri storici? Si rischia di vedere spazzar via un patrimonio di sale storiche”.

Caterina Paschetta di Culturmedia ha espresso soddisfazione per il fatto che la Regione “forse anche grazie alle vicende legate al Salone del Libro, abbia percepito l’importanza della ‘bibliodiversità’ per quanto riguarda l’editoria. È necessario salvaguardare l’editoria identificativa del Piemonte e soprattutto le realtà più piccole, che necessitano di visibilità”.

Per Gabriella Morabito del Comitato emergenza cultura “la Regione ha il compito di definire ambiti e priorità d’intervento ed è proprio a questo livello che gli addetti ai lavori devono avere la possibilità di dire la propria attraverso l’istituzione di tavoli, nella consapevolezza che se la legge intende incidere sul tessuto della comunità servono criteri rigorosi che vanno salvaguardati”.

Al termine degli interventi sono intervenuti, per porre domande, i consiglierei Marco Grimaldi (Sel) e Francesca Frediani (M5s) per chiedere rispettivamente quali buone pratiche potrebbero essere messe in atto per coinvolgere soprattutto il pubblico più giovane e come s’immagina concretamente di strutturare i tavoli.

Sul primo argomento Alberto Castoldi di Agis ha proposto l’istituzione di presidi culturali complessi, simili ad Hub, in cui i giovani – come già accade nel Nord Europa – abbiano a disposizione un’ampia rosa di proposte culturali all’interno della quale orientarsi in base ai propri interessi.

Sul secondo argomento Alessandro Gaido di Piemontemovie ha dichiarato che l’istituzione di tavoli della cultura rappresenterebbe una vera conquista e ha chiesto che siano l’Assemblea regionale o la Commissione Cultura a confrontarsi per trovare la soluzione migliore.



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