Dentro alla Generali Tower di Zaha Hadid Architects a Milano

Con i suoi 44 piani fuori terra, la Torre Hadid è uno dei nuovi simboli della città. Durante la Milano Design Week, le parti coinvolte nel processo realizzativo ne hanno ripercorso l’iter. Aspettando l’inaugurazione nel prossimo biennio.
La Generali Tower svetta, muscolare, per 170.36 metri: 44 piani fuori terra. Potrebbe quasi sembrare una morfologia fin troppo semplice, per quel che ci ha abituato lo studio Zaha Hadid Architects, con quelle sue complesse circonvoluzioni parametriche. Se la si osserva, in effetti, la torre Generali altro non è che una “Twisting tower”, un volume puro a cui, semplicemente, è stata impressa una torsione elicoidale dinamica. Più che essere un oggetto scultoreo tout court però, la GT è una grande trasformazione urbana, è un landmark. Fa infatti parte dell’imponente masterplan di CityLife, 365mila mq per l’uso pubblico; nuovi spazi civici, verde – il più grande realizzato dopo Parco Sempione, 130 anni fa – e aree residenziali, oltre a distretti commerciali e sedi direzionali.
IL RICORDO DI ZAHA HADID

Situato sopra la nuova stazione Tre Torri (linea 5), CityLife è un progetto complesso, mixed use, che includerà nuovi alloggi, uffici per oltre 11.000 dipendenti, il parco di 42 acri, il centro commerciale, le piazze e un asilo. Afferma Armando Borghi – AD CityLife Spa – che si è trattato di “un progetto urbano ambizioso, inizialmente sgradito, che ci ha visti impegnati principalmente nel creare un sistema di marketing e comunicazione verso la città intera. Oggi, dopo molti sforzi, il successo è innegabile: su 500 case pronte ne restano da vendere meno di 30”. La Generali Tower è il simbolo che – nonostante la crisi economica, nonostante i cambi politici e amministrativi di alcuni vertici interessati – in Italia, o meglio, a Milano, è possibile realizzare architettura contemporanea di qualità. Iniziata la progettazione nel 2004, in seguito ad un concorso internazionale, con inaugurazione prevista nel 2019-20, l’edifico è stato interamente progettato in BIM, oggi unico strumento possibile, ma prima non così scontato. Ha raccontato Patrick Schumacher: “Zaha era molto fiera di questa progetto. La torre di per sé ha una morfologia piuttosto semplice, gira la struttura sui suoi assi e viene tagliata per amplificare le sue visuali. È una silhouette plastica, ma non esagerata, in continuità materica e formale con la piazza e il mall sottostanti.”
LA STRUTTURA E IL RUOLO DEI GRATTACIELI

La Generali Tower ha una struttura in calcestruzzo armato e una doppia pelle vetrata in facciata che consente elevate performance di efficienza energetica (e il conseguente titolo di edifico categoria Leed Platinum, da parte del Green Building Council americano). In occasione della recente preview, che si è svolta durante la Milano Design Week, Emiliano Cacioppo – Ceo CMB – General contractor – ha raccontato come “continue sfide tecniche e tecnologiche hanno reso la Generali Tower non solo un momento importante per il rilancio di Milano, ma anche per la crescita dell’impresa stessa, chiamata qui a confrontarsi con progettisti internazionali di altissimo livello”. Tanto per capire, ecco qualche numero: 3900 maestranze impiegate, 335 imprese coinvolte, 490 macchinari, 9 gru, 1200 giorni lavorati, 85mila metri cubi di cls gettato e 12200 tonnellate di ferro utilizzate per la struttura (realizzata nell’arco di un anno). “I grattacieli – ha spiegato Francesco Dal Co, da sempre coinvolto nel processo decisionale di questo brano di città – “non sono altro che macchine che moltiplicano il valore del suolo in altezza. Non stanno mai da soli, l’obiettivo principale è farli stare bene tra loro e con il contesto circostante. New York ci insegna: non vi è esibizionismo nel verticalismo! Ma è vero che nodale, qui, è stato il ruolo dell’opinione pubblica, la sua percezione e il modo di coniugare insieme economia e cultura.” Parrebbe che l’operazione sia riuscita, dato che, ad oggi, la Generali Tower è l’edificio più instagrammato di Milano!



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