Di Maio ad Andria: “Noi unica alternativa per restituire dignità all’Italia in Europa”

“L’Europa deve cominciare ad ascoltarci. O si cominciano a proteggere le nostre eccellenze, le nostre imprese dell’agroalimentare, del reparto olivicolo, di tutti i settori che riguardano questa regione, oppure una parte di quei 20 miliardi che diamo come italiani all’Unione Europea ce la teniamo e cominciamo a proteggere da soli i nostri agricoltori, i nostri artigiani e il nostro made in Italy”. Lo ha dichiarato il candidato Premier del M5S Luigi Di Maio ad Andria, dove si è svolta la seconda tappa pugliese del “Rally per l’italia”, dedicata all’agricoltura e all’oro verde di Puglia: l’olio. All’incontro hanno partecipato anche i candidati del M5S alla Camera dei Deputati e al Senato nei collegi uninominali e plurinominali del territorio: Giuseppe D’Ambrosio, Giuseppe L’Abbate e Ruggiero Quarto, assieme alle consigliere regionali Grazia Di Bari e Antonella Laricchia e al capogruppo del M5S al Comune di Andria, Michele Coratella.

“Non credo sia più tollerabile – ha continuato – che in Europa si facciano continuamente trattati, regolamenti e direttive che tendono a danneggiare questa terra come il resto del Sud Italia che potrebbe vivere solo delle sue eccellenze, del suo turismo e delle sue bellezze. L’agricoltura è uno di quei settori che paga lo scotto delle follie di questo Paese. Se a livello europeo fino ad oggi hanno vinto sempre gli altri è semplicemente perchè noi una squadra per vincere non l’abbiamo neanche mai schierata: basti pensare che la Germania ha 45 funzionari, noi 2. A livello europeo bisogna sedersi a un tavolo con i migliori funzionari italiani e far controllare loro ogni virgola delle leggi approvate, perché a questi livelli anche le virgole possono cambiare la vita delle persone; e quando in Europa non ti ascoltano basterebbe ricordargli che ad oggi diamo 20 miliardi di euro e ne riceviamo indietro solo 12. Negli anni altri stati europei si sono convinti che bastava fare una bella conferenza per tenerci buoni”.

Di Maio si è soffermato anche sull’eccessiva burocratizzazione delle procedure nel nostro Paese. “Ci sono troppe leggi inutili – ha dichiarato – per questo in cima al nostro programma c’è l’abolizione di 400 leggi inutili. È inaccettabile che le imprese, anche quelle agricole, passino 100 giorni inutili a fare carte per lo Stato e 60 giorni per i controlli. In questi giorni sentiamo tanto parlare di riforme, ma prima di riformare settori come la scuola bisogna fare i giusti investimenti. Anche per queste ragioni noi abbiamo chiesto alle migliori competenze dell’Italia di farsi avanti e queste persone l’hanno fatto, ma non basta solo la competenza, serve il cuore. Non bisogna solo far quadrare i bilanci quando si fanno leggi sull’agricoltura o sulla riforma delle pensioni, bisogna pensare all’impatto sulla gente.”

Il candidato Premier del M5S parlando con i giornalisti si è soffermato sulla legge elettorale. “Hanno fatto una legge elettorale che doveva mettere insieme Berlusconi e Renzi e fargli raggiungere il 51%, in questi giorni hanno scoperto che il 51% non ce l’hanno più e quindi stanno dicendo di tornare a votare all’infinito, finchè gli italiani non decideranno di dare il 51% a loro. Noi a questo ricatto non ci stiamo: o si vota M5S e si dà finalmente un’opportunità di stabilità all’Italia, oppure votare destra e sinistra per i numeri che hanno oggi significa far piombare nel caos l’Italia la sera del 4 marzo, senza contare che questi signori hanno candidato tantissimi impresentabili. Ne hanno uno qui in Puglia fresco d’indagine per corruzione ieri, ma ci sono anche gli autisti dei camorristi, come Luigi Cesaro in Campania o il figlio di De Luca sotto indagine per bancarotta fraudolenta. Continuare a dare l’Italia in mano a questi partiti impresentabili significa continuare a rendere l’Italia un Paese impresentabile. Ci accusano di aver copiato il programma elettorale, quando sono loro che hanno sempre copiato il nostro: il reddito di dignità ce l’ha copiato FI, la legge sui vitalizi il PD e non l’hanno neanche approvata. Nonostante ciò Renzi e Berlusconi continuano ad essere trattati come statisti nonostante non abbiano nemmeno mai detto chi è il loro candidato premier, noi che abbiamo un programma dettagliato, un candidato premier continuiamo ad essere trattati dalla stampa come degli inetti. Per queste ragioni faccio appello al Presidente della Repubblica perchè assicuri il rispetto della libertà d’informazione: non possiamo continuare ad essere vittime di fake news e bufale. La notizia dell’assessore regionale pugliese PD indagato per corruzione ieri non è andata su alcun tg nazionale, se fosse successo ad un nostro assessore ne avrebbero parlato anche ad Al Jazeera”.



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