Dichiarazioni Dallatana su trash in Rai. Padula (Aiart): “Anche la cultura alta ha appeal presso il pubblico”

«Ammettere che in TV la cultura alta non funziona significa ignorare uno dei compiti originari del medium televisivo. E, se a pensarlo è la direttrice di Rai Due, questo non può che provocare in noi telespettatori sconcerto e tristezza».

Ad affermarlo è Massimiliano Padula, presidente dell’Aiart, l’associazione dei telespettatori e dei cittadini mediali in relazione alle dichiarazioni che Ilaria Dallatana (responsabile del secondo canale del Servizio pubblico) avrebbe fatto nel corso di un incontro con gli studenti del corso di giornalismo e cultura editoriale dell’Università di Parma secondo quanto riportato da un quotidiano locale.

«Alla direttrice – aggiunge Padula – può anche piacere il genere trash ma siamo convinti che un responsabile di un’azienda così importante come la Rai dovrebbe lavorare per migliorare il livello dei contenuti e non per abbassarlo. Troviamo sinceramente incomprensibile anche l’affermazione della presunta impossibilità di “imporre una cultura non televisiva in televisione, perché se una persona vuole assistere a una rappresentazione teatrale deve andare a teatro”. La direttrice dovrebbe tenere presente – spiega il Presidente – che oltre a esserci una mera “teleripresa” di eventi artistici esistono anche gli spettacoli costruiti per il video (come il videoteatro) che, utilizzando codici, linguaggi, tempi e spazi “televisivi”, hanno certamente un alto appeal potenziale presso il pubblico.

Quindi anche l’evasione e l’intrattenimento possono contraddistinguersi come prodotti culturali e non come semplice spazzatura acchiappa ascolti. Crediamo – conclude Padula – che, con queste premesse, Rai Due non raggiungerà di certo l’obiettivo di attirare i giovani che, malgrado alcuni pregiudizi, continuano a ricercare bellezza, verità, cultura e approfondimento. Nella vita così come in televisione. Ci auguriamo – auspica il Presidente – che la direttrice Dallatana possa smentire le sue dichiarazioni o quanto meno spiegarle. Lo deve a tutti i telespettatori che credono nel Servizio pubblico e lo sovvenzionano annualmente».  

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