Eccesso di peso e fertilità futura: un motivo in più per fare prevenzione

L’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index in lingua inglese) è considerato il miglior parametro, tra quelli di immediata applicazione, per una valutazione generale della quantità di grasso presente in un organismo.

QUALI CONSEGUENZE SI POSSONO AVERE, NEL TEMPO, PER LA SALUTE?

La lista è lunga e, in linea di massima, ormai nota: lo sviluppo di diabete di tipo II, ipertensione, malattia coronarica, dislipidemia, disfunzione respiratoria, apnea notturna, epatosteatosi non alcolica, esofagite da reflusso, osteoartrite, incontinenza urinaria. Per tutte queste patologie è stato ben documentato un aumento di incidenza nella popolazione in sovrappeso, ma anche una precoce insorgenza correlata a un sovrappeso di maggior durata (cioè già presente in età pediatrica). Anche alcune forme tumorali hanno ormai ben dimostrato di colpire con maggior frequenza pazienti in sovrappeso od obesi, ed è il caso del cancro della mammella, dell’endometrio, dell’ovaio e del colon.

E QUALI CONSEGUENZE, IN PARTICOLARE, PER LA SALUTE RIPORODUTTIVA FEMMINILE?

È noto fin dai tempi antichi che, come avviene quando il peso è estremamente ridotto, l’eccesso di grasso interferisce con il ciclo mestruale e con l’ovulazione. Dal 30% al 47% delle donne in soprappeso e obese hanno mestruazioni irregolari. Inoltre, secondo diversi studi scientifici, un’obesità già presente durante l’infanzia e l’adolescenza aumenta il rischio di sanguinamenti mestruali irregolari o assenti durante gli anni riproduttivi. Studi più recenti hanno però evidenziato come, anche per donne con ovulazione e cicli mestruali normali, l’eccesso di peso possa ridurre la capacità di concepimento in misura rilevante (fino al 43% per le donne affette da obesità grave rispetto a quelle soprappeso o con obesità meno grave).

Per ogni unità di BMI oltre il valore di 29, le possibilità di gravidanza diminuiscono del 4%, in confronto alle donne con BMI compreso tra 21 e 29. È inoltre fondamentale ricordare che un peso eccessivo si associa a percentuali estremamente più elevate di abortività e di problematiche serie nel corso della gravidanza (diabete e ipertensione arteriosa, per esempio) e al momento del parto (maggiore frequenza di tagli cesarei). Recentemente si è poi evidenziato che anche le terapie mediche attualmente disponibili per trattare le infertilità risultano molto meno efficaci nelle donne con eccesso di peso rispetto alle altre. Aumentano infine i rischi per il frutto del concepimento che appare colpito più frequentemente da difetti congeniti e che, a sua volta, rischierà nella vita adulta i problemi di salute e di fertilità già affrontati dalla madre.

E SU QUELLA MASCHILE?

Solo recentemente l’obesità è stata riconosciuta come un fattore contribuente significativo nell’infertilità maschile: si è scoperto che per ogni 9 chili di sovrappeso corporeo le possibilità per un uomo di diventare infertile risultano aumentate del 10%. L’androstenedione (ormone maschile prodotto dal surrene) viene convertito dalle cellule grasse (adipociti) in un estrogeno chiamato estrone. Quindi nell’obesità c’è una fonte aggiuntiva di estrogeno da parte di questa “via” di sintesi, che spiegherebbe la maggior quantità di ormoni “femminili” circolanti nell’uomo obeso.

Diversi studi dimostrano inoltre una correlazione diretta tra aumento del BMI e riduzione dei livelli di testosterone (ormone maschile per eccellenza) nel sangue. Questa diminuzione dei livelli di testosterone si correla direttamente con un aumento dei tassi di infertilità; altri studi hanno scoperto una relazione tra aumento del BMI e diminuzione della concentrazione spermatica, della motilità spermatica e del tasso di fertilità. In particolare, l’incidenza di oligozoospermia (scarsità di spermatozoi nel liquido seminale) ed astenospermia (debolezza degli spermatozoi) aumenta con l’aumentare del BMI dal 5.3% e 4.5% degli uomini di peso normale al 9.5% e 8.9% degli uomini soprappeso fino al 15.6% e 13.3% degli uomini obesi.

Un ulteriore possibile meccanismo alla base della ridotta fertilità maschile nei soggetti obesi sembrerebbe correlato all’ipertermia testicolare: il grasso corporeo, soprattutto a livello del pube e della radice delle cosce, contribuirebbe a mantenere un’elevata temperatura a livello dello scroto e quindi del testicolo, mentre normalmente tale regione si trova a una temperatura leggermente inferiore. Analogamente a quanto si verifica per i testicoli non discesi nei casi di criptorchidia, l’ipertermia di lunga durata tenderebbe a ridurre la funzionalità testicolare. La disfunzione erettile e i problemi di ordine psicologico legati all’obesità svolgono anch’essi un ruolo non secondario nel ridurre la fertilità maschile; in uno studio recente su pazienti con disfunzione erettile, il 79% dei soggetti risultava in soprappeso o obeso.

COSA CI SI ASPETTA PER I PROSSIMI ANNI?

Per la prima volta nella storia gli epidemiologi predicono che l’aspettativa di vita potrebbe arrestarsi o diminuire entro i prossimi 50 anni quale effetto dell’epidemia di obesità. Per quanto riguarda, in particolare, l’infertilità (intesa come mancato concepimento dopo un anno di tentativi) si stima che attualmente sia valutabile intorno al 15%, ma si considera che in un prossimo futuro le coppie infertili passeranno da 1 su 6 a 1 su 3.



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