Elena Benna – Consulente in scienze naturalistiche: Prebiotici e Probiotici

Prima di approfondire il tema riguardante i prebiotici e i probiotici è molto importante conoscere la funzione che ricopre Il microbioma nel nostro organismo.

Il microbioma è l’insieme del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali della totalità dei microrganismi di un ambiente definito. Un ambiente definito potrebbe essere un intero organismo (per esempio, un essere umano) o parti di esso (per esempio, l’intestino o la cute).

Il microbioma colonizza virtualmente ogni superficie del corpo umano sia che sia esposta all’ambiente esterno tra cui la cute, il naso, la bocca, sia al suo interno;la cavità orale, le vie respiratorie, le vie urogenitali e nel tratto gastrointestinale (GIT); quest’ultimo è di gran lunga l’organo più colonizzato, da solo alberga più del 70% di tutti i microbi del corpo umano.

Pertanto il corpo umano è abitato da un vasto numero di batteri, virus e altri organismi eucarioti unicellulari, l’insieme dei microrganismi simbiotici che si trovano nel tubo digerente dell’uomo viene definito microbiota umano o microflora normale.

La microflora normale da tempo noi la identifichiamo come flora intestinale, questa definizione non è del tutto corretta in quanto qui si tratta in prevalenza di batteri mentre, il termine flora evoca piuttosto il regno vegetale nel quale nei tempi passati erano classificati i batteri. Tenendo presente che questa dicitura non riguarda soltanto il microbiota intestinale, ma si riferisce a tutte le parti del corpo colonizzate. Ecco che il termine microbiota umano è preferibile a flora intestinale per descrivere con più fedeltà la natura simbiontica del microbiota.

Il microbioma umano

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Il microbiota intestinale

La composizione dei microrganismi intestinali viene chiamata microbiota intestinale, mentre la totalità dei geni del microbiota è chiamata microbioma.

Il microbiota intestinale umano è un sistema interconnesso che deve rimanere normo-tonico al fine di evitare patologie.

Il suo peso complessivo è di circa 1 kg /1,5 kg, e, include oltre a 2.000 specie diverse di microrganismi, tra cui 1014 batteri in prevalenza anaerobici, la maggior parte di questi è localizzata nel colon.

Inoltre il microbiota intestinale umano, spesso indicato come “a forgotten organ of the human body” contiene un numero di geni almeno 100 volte superiore rispetto al genoma umano.

Alla luce di ciò possiamo affermare che l’uomo può essere considerato un superorganismo costituito da cellule umane e microbiche, il cui corredo genetico è rappresentato dall’insieme dei geni presenti nel genoma umano e nel genoma del microbiota intestinale (microbioma).

Il microbiota dato il ruolo che svolge nell’organismo umano e la sua vastità può, considerarsi a tutti gli effetti un vero e proprio organo con specifiche funzioni in relazione al nostro organismo.

Lo sviluppo della microflora intestinale di un soggetto dipende dal numero e tipo di microrganismi con cui l’individuo entra in contatto nelle prime fasi di crescita e dal patrimonio genetico dell’individuo stesso. Ogni singolo individuo adulto ha un microbiota unico.

Sulla base del comportamento dei microrganismi nei riguardi dell’ospite (uomo) si possono diversificare in:

Potenzialmente dannosi come: proteus, candida, clostridi, staphylococcus…
Indifferenti come: bacteroides, enterococcus…
Benefici come: lactobacillus, eubacterium, bifidobacterium…
Dalle interazioni tra batteri, epitelio ed altre cellule umane, quali cellule del sistema immunitario e neuroni enterici derivano le numerosi funzioni del microbiota.

Da quelle nutritive di sintesi e produzione di alcuni nutrienti (vitamine, acidi grassi a catena corta) a quelle metaboliche (acidi biliari) a interazioni con il sistema immunitario (produzione di s-IgA e difesa da patogeni).

La carenza di sIgA è dovuta ad una diminuita attività della difesa immunitaria della mucosa intestinale, mentre un aumento dei livelli sIgA indicano che l’attività del sistema immunitario intestinale si è elevato. Considerando le forti proprietà anti-infiammatorie delle IgA, un aumento delle concentrazioni fecali di sIgA suggeriscono la presenza di risposte infiammatorie locali della mucosa intestinale e sono prova di una alterata funzione della barriera immunologica della mucosa intestinale (aumento della suscettibilità alle infezioni, malattie allergiche), di infiammazione locale della mucosa intestinale o di malattie autoimmuni.

Infine un importante effetto trofico è esercitato sull’epitelio intestinale, infatti nella fisiologia del colon è fondamentale il ruolo degli acidi grassi a catena corta (acetato, butirrato e propionato).

Cosa influenza il microbiota intestinale

Il microbiota umano si stabilisce precocemente nella vita, quando è dentro all’utero il feto è sterile, l’esposizione ai microrganismi inizia con la nascita durante il passaggio attraverso il canale del parto o durante il parto cesareo e/o l’esposizione ai microbi presenti nell’ambiente.

I bambini nati attraverso il parto cesareo hanno un microbiota intestinale differente, che sembra essere associato ad un aumentato rischio di malattie, di allergie, di sovrappeso e obesità nella vita futura, paragonati a quelli che vengono alla luce attraverso la vagina.

Sebbene il microbiota si stabilisca entro i 7 giorni di vita nel neonato, per giungere a 2 anni di età ad essere uguale a quello di un adulto, può modificarsi durante la vita, cambiando con l’età, la dieta, la localizzazione geografica, l’apporto di integratori alimentari e farmaci.

Da notare che la composizione del microbiota intestinale è altamente variabile anche tra i soggetti sani.

Il microbiota intestinale e molto importante per la salute poiché i microrganismi presenti nell’intestino giocano un ruolo cruciale per una digestione sana, ma influenzano anche il sistema immunitario. I tessuti immunitari nel tratto gastroenterico costituiscono la frazione più ampia e complessa del sistema immunitario umano.

La mucosa intestinale è una superficie ampia che riveste l’intestino ed è esposta ad antigeni ambientali patogeni che causano malattia, e, non patogeni sostanze che stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi.

Nel lume intestinale, i microrganismi hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo di un sistema immunitario forte e bilanciato.

La dieta è molto importante a partire dall’infanzia, sia che un bambino venga allattato al seno o per via artificiale.

Ha un ruolo importante per modulare la composizione del microbiota intestinale negli uomini e si ritiene che le abitudini alimentari a lungo termine abbiano un effetto considerevole, definendo alcune differenze geografiche.

Questo avviene perché i componenti della dieta, per esempio le fibre alimentari, vengono degradate dalla fermentazione batterica e utilizzate come combustibile.

Livelli di assunzione maggiori di certe componenti alimentari possono aumentare il numero di batteri che usano questi specifici componenti come combustibile, il che significa che i cambiamenti nella composizione della dieta possono portare a cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale.

La composizione macronutriente della dieta (cioè la proporzione di proteine, carboidrati e grassi), così come qualsiasi cambiamento nella dieta, esercitano una notevole influenza fino a determinare una modifica nel microbiota intestinale.

Ad oggi si è concordi nell’affermare che antibiotici, stress, dieta, virus possano essere i principali fattori che influenzano la composizione e le principali funzioni del microbiota del nostro intestino. Le tipiche conseguenze sono stipsi o diarrea, cattivo assorbimento dei nutrienti, indebolimento delle difese immunitarie intestinali, infezioni, e…altre influenze ambientali.

E’ stato dimostrato che possono ridurre i rischi di malattie infettive, tra cui le malattie del tratto respiratorio superiore, l’eccesso di peso corporeo, allergie, malattie autoimmuni, sindromi depressive, alcuni casi di autismo, etc.. e molte altre malattie vengono anch’esse associate ad un microbiota intestinale alterato.

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Probiotici

Vengono definiti probiotici (il termine che deriva dal greco “pro e bios” e significa a favore della vita), tutti i ceppi di microrganismi che ingeriti migliorano il bilancio (eubiosi) del microbiota umano, danno benefici e contribuiscono al benessere dell’organismo. I probiotici sono dei microrganismi come batteri o funghi non patogeni e non tossici che contribuiscono all’equilibrio del microbiota umano.

L’OMS ha proposto una definizione molto precisa di probiotico: “un probiotico è un microorganismo vivente che, ingerito in quantità sufficiente, produce effetti benefici sulla salute di colui che li assume”.

I probiotici dunque sono ceppi batterici che, dopo aver superato indenni tutti i filtri ostili del nostro apparato digerente, come gli acidi dello stomaco, gli enzimi biliari e pancreatici, riescono non solo a convivere pacificamente con i batteri già residenti nell’intestino, ma li aiutano a svolgere al meglio le loro funzioni, come inibire batteri nocivi e impedirne la proliferazione, produrre enzimi buoni, stimolare il sistema immunitario intestinale.

Possono quindi essere inquadrati anche come batteri “amici” del nostro organismo, i quali riescono ad apportare un beneficio allo stesso, migliorando l’equilibrio intestinale attraverso l’inibizione di batteri patogeni.

È una sorta di battaglia interna tra batteri buoni e batteri cattivi, in cui siamo noi i moderatori e potremmo diventare facilitatori di benessere solo incrementando il batteri buoni nel nostro organismo.

Come agiscono sulla salute

Sebbene rimanga poco chiaro come i probiotici agiscano sulla salute, è stato suggerito che essi potrebbero avere il potenziale di influenzare l’attività, piuttosto che la composizione, del microbiota.

Se questo è il caso, consumarli potrebbe avere effetto sulla salute anche quando non c’è un cambiamento nella composizione del microbiota intestinale, per tanto anche gli individui sani possono trarre beneficio dall’assunzione regolare.

Secondo alcuni studi possono contribuire a ridurre i tempi del transito intestinale ed a garantire una maggiore regolarità

Inoltre è stato osservato come patogeni intestinali comunicano con il SNC e influenzano i comportamenti emozionali come l’ansia e la depressione.

Lo stress psicologico altera il microbiota mediante la diminuzione di Bifidobacteria e Lactobacilli.

I Bifidobacteria riducono i livelli di LPS (Il lipopolisaccaride è uno dei componenti della parete cellulare dei batteri Gram-negativi. La sua natura glicolipidica gli permette di ancorarsi nella membrana esterna dei batteri) intestinali e l’attivazione di NF-kB (L’NF-κB è un complesso proteico funzionante come fattore di trascrizione. NF-κB si può trovare in tutti i tipi di cellule ed è interessata in tutte le reazioni delle cellule agli stimoli, quali stress, …), indotta dai LPS stessi, che aumenta le citochine pro infiammatorie e Cox 2 (prostaglandina-endoperossido sintasi 2. Le cicloossigenasi sono deputati alla regolazione di numerosi fenomeni biologici, tra i quali spiccano l’infiammazione, la febbre, le secrezioni degli organi digerenti, la filtrazione dei liquidi a livello renale, la riproduzione e la coagulazione del sangue, mentre la diminuzione di Lactobacilli nella flora fecale causata da stress è associata ad un aumento di infezioni.

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Per es. nella CFS (sindrome da affaticamento cronico) quasi tutti i pazienti riportano diagnosi precedente di Sindrome del Colon Irritabile, è dimostrato un miglioramento con l’uso dei probiotici.

E questo perché la CFS è sempre una patologia derivante dallo stress cronico occulto che non è riferito allo stress che quotidianamente viviamo ma per esempio ad un forte stress emozionale vissuto a lungo e non risolto che ha indebolito l’organismo a livello immunitario e metabolico o ad un virus.

Ci si può riferire al disturbo anche come a sindrome da fatica post-virale o, quando la condizione si manifesta in seguito a una malattia di tipo influenzale, encefalomielite mialgica, etc… L’organismo per far fronte a questo tipo di stress mantiene nell’organismo alto il livello di cortisolo che non è più controllato dalla transortina, la Globulibna che lo lega rendendolo inattivo, da qui l’eccesso cronico che può causare CFS.

La parola stress è entrata nell’uso comune ed è spesso usata, impropriamente per indicare diversi stati d’animo a valenza negativa, ad esempio diciamo “sono stressato” quando ci sentiamo affaticati, irritati, quando ci sentiamo tristi, quando ci sentiamo confusi e distratti…

Va distinto tra stress “positivo” (eustress) e stress “negativo” (distress). Ed anche per quanto riguarda il distress, occorre distinguere tra cause interne (controllabili) e cause esterne (incontrollabili).

In quanto lo stress non è di per sé una condizione patologica, è piuttosto una risposta generale e aspecifica a qualsiasi richiesta proveniente dall’ambiente che genera nel soggetto un bisogno di adattamento.

Lo stress è dunque la risposta che un soggetto da ad uno stimolo, una modalità fisiologica di adattamento.

Il bisogno di adattamento indica che quando cambiano le condizioni ambientali, dovremmo essere in grado di ritrovare il nostro posto all’interno delle nuove condizioni.

Il grado di stress che è in grado di provocarci un determinato stimolo dipende fondamentalmente dal modo in cui noi lo interpretiamo e lo valutiamo, è il nostro modo di valutare una certa situazione, il significato che le attribuiamo, che la rende più o meno stressante e quindi in grado di suscitare in noi risposte di rassicurazione o di allarme.

Peso corporeo

Riguardo al peso corporeo sono numerose le pubblicazioni scientifiche che evidenziano come l’assunzione di probiotici sia fondamentale per la sua riduzione, ed in modo particolare sulla diminuzione del giro vita.

Inoltre i probiotici riducono la sensazione di gonfiore e pesantezza dopo pasti sbilanciati

Antibiotico

Antibiotico, il significato della parola (dal greco) è «contro la vita».

Gli antibiotici sono sostanze elaborate da organismi viventi o prodotte in laboratorio, capaci di determinare la morte dei batteri o di impedirne la crescita.

Si è osservato che prendere antibiotici può portare a disturbi del microbiota intestinale. Questo avviene a causa del loro effetto differenziale sui diversi tipi di batteri nell’intestino; batteri specifici sono particolarmente sensibili o resistenti all’antibiotico in questione.

Questo può portare a diarrea associata ad antibiotici e nell’ambiente ospedaliero può aumentare il rischio di una forma più grave di diarrea causata dal patogeno Clostridium difficile.

L’impatto degli antibiotici è solitamente a breve termine, ma sono stati documentati ugualmente disturbi del microbiota intestinale per lunghi periodi di tempo.

Vi è la prova che prendere i probiotici durante il trattamento con gli antibiotici può ridurre il rischio di sviluppare diarree associate agli antibiotici. Il loro compito è di riequilibrare l’intestino dato che questi medicinali non distinguono tra batteri buoni e batteri nocivi nella loro azione distruttiva.

Prebiotici

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Si definisce prebiotico, da non confondere con il probiotico ogni sostanza che, presente nel cibo, non viene assorbita dall’organismo in quanto sono sostanze organiche non digeribili (in particolare le fibre contenute negli alimenti) che, assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività della flora batterica intestinale ove formano un substrato nutritivo fermentabile, in modo da stimolare selettivamente la crescita e/o il metabolismo di uno o più ceppi batterici (Bifidobacteria e Lactobacilli) che hanno effetti benefici per l’organismo.

Lo studio dei prebiotici è iniziato negli anni ’90 con lo scopo di fornire nutrienti specifici alla flora batterica intestinale, stimolandone la crescita, e, nel 1993da Marcel Roberfroid furono identificati e nominati.

Sono nella grande maggioranza carboidrati, in particolare oligosaccaridi. Tra questi rivestono un ruolo importante i frutto-oligosaccaridi (conosciuti come FOS) e tra questi l’inulina risulta il prebiotico di maggiore interesse.

Questi carboidrati non sono digeribili e agiscono con due meccanismi, da una parte richiamano l’acqua nel colon e idratano il materiale intestinale migliorando le funzioni dell’intestino e dall’altra regolano la digestione degli zuccheri e dei lipidi introdotti con la dieta.

I prebiotici a differenza dei probiotici non sono organismi vivi, rappresentano infatti il nutrimento dei probiotici e ne stimolano l’attività nel tratto gastro-intestinale.

I probiotici per rafforzarsi hanno bisogno dei prebiotici che sono contenuti ad esempio nei cibi ricchi di fibre.

I prebiotici aiutano le colonie di probiotici presenti nell’organismo a sopravvivere e contribuiscono al mantenimento del benessere generale dell’organismo.

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Un prebiotico è un alimento non digeribile che ha effetti benefici sulla salute stimolando selettivamente la crescita o l’attività di uno specifico (o di un numero ristretto) gruppo di batteri del colon.

I probiotici hanno dimostrato di contribuire ad alleviare i sintomi di intolleranza al lattosio , rafforzare il sistema immunitario e prevenire la diarrea e il cancro del colon. I prebiotici hanno dimostrato di alleviare costipazione e diarrea, e ridurre le probabilità di osteoporosi e diabete di tipo 2.

Tra i benefici associati agli prebiotici troviamo il supporto al metabolismo, il miglioramento dell’assorbimento dei sali minerali e dell’utilizzo delle vitamine e la promozione dell’attività del sistema immunitario, il mantenimento dei normali livelli di zucchero nel sangue.

Come i probiotici, i prebiotici, agiscono in maniera diversa da un individuo all’altro in base alla salute intestinale di ciascuno, essi derivano soprattutto dalle fibre vegetali come l’inulina, in natura si trovano negli alimenti alcuni dei quali sono più ricchi di fibre o di fermenti vivi.

Dall’associazione di probiotici e prebiotici si ottengono gli alimenti simbiotici che svolgono un’azione sinergica benefica sull’ecoflora intestinale agendo a diversi livelli:

favoriscono la sintesi di sostanze fondamentali, facilitano la proliferazione e la differenziazione delle cellule delle mucose epiteliali, regolano la motilità intestinale, contrastando l’azione di eventuali organismi patogeni.

Probiotici e prebiotici, quali sono le differenze e in quali alimenti possiamo trovarli

Alimenti funzionali possono essere sia alimenti comuni caratterizzati dalla presenza di componenti dotati di determinate caratteristiche ad esempio: aglio, broccoli, pomodori, avena, soia, yogurt, latte fermentato, formaggi freschi e stagionati, (da numerosi studi risulta evidente il contributo dei microrganismi, in particolare dei batteri lattici, nella definizione delle caratteristiche di qualità e di tipicità di diversi formaggi DOP e tradizionali). 

Sia alimenti modificati come ad esempio alcuni yogurt pubblicizzati come probiotici che potrebbero contenere anche l’inulina in qualità di prebiotici e fermenti vivi come probiotici.

Durante gli spot pubblicitari è uso comune “parlare” dei probiotici in qualità di fermenti lattici vivi contenuti nello yogurt in grado di garantire il benessere dell’intestino.

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Altre fonti di probiotici sono:

Il Kefir, una bevanda rinfrescante e salutare, ricca di fermenti lattici e probiotici vivi che si può preparare in casa con latte o con acqua.

I Crauti, (o meglio, i Sauerkraut) sono un alimento ottenuto per salatura e fermentazione lattica del cavolo cappuccio crudo.

Il Tempeh o Tempè è un alimento fermentato ricavato dai semi di soia gialla, molto popolare in Indonesia e in altre nazioni del sud-est asiatico.

Il Kombucha è il nome occidentalizzato di un tè addolcito e fermentato con una massa solida macroscopica chiamata “coltura di kombucha.

I formaggi fermentati e il latticello, ma anche la pasta madre che serve per fare il pane e che contiene lieviti etc…

Il Miso è una pasta composta di sola soia, o con cereali riso o orzo e sale marino, sottoposto a fermentazione lattica per più di un anno. È un potente alcalinizzante. Il suo utilizzo può essere paragonato ad un dado vegetale, che si aggiunge solo a fine cottura, nelle minestre, stufati, e in varie salse e condimenti per verdure e cereali. Possiamo usarlo al posto del sale, va sciolto a parte con un po’ di acqua e aggiunto solo a fine cottura, non va fatto bollire per non disattivare i preziosi fermenti lattici.

Nella cucina macrobiotica si utilizza il miso di riso in inverno e quello d’orzo in estate.

La zuppa di Miso

La zuppa di miso (味噌汁 “misoshiru” in giapponese) è uno dei piatti-base della cucina del Sol Levante. Onnipresente a colazione, pranzo e cena, in qualsiasi situazione climatica e in qualsiasi occasione, è però anche un ottimo modo per iniziare il pasto

Ricetta originale: Ingredienti (per4persone)

8 cm di Wakame ( alga di gusto leggero molto ricca di Sali minerali e vitamine)

1 cipolla tagliata finemente

2 carote piccole

1 broccolo

Miso d’orzo 1 cucchiaio abbondante

1 cipollotto

5 tazze d’acqua

Tempo di preparazione 50′

Innanzi tutto mettete a bagno in acqua calda l’alga Wakame per 5 minuti; oppure 10’ in acqua fredda.

Tagliate l’alga a strisce e sistematele con 5 tazze d’acqua in una pentola, lasciate bollire per 4-5 minuti.

Nel frattempo affettate finemente la cipolla e aggiungetela in pentola e lasciatela bollire per altri 4-5 minuti.

Tagliate finemente le carote (se si usano quelle bio basterà solo spazzolarle bene, altrimenti pelatele) e messe in pentola fatele bollire per altri 4-5 minuti.

Tagliate finemente anche le infiorescenze del broccolo e aggiungetele al brodo proseguendo la cottura per altri 4-5 minuti.

Aggiungete infine il Miso al brodo dopo aver abbassato la fiamma al minimo prima di introdurlo nella pentola ed averlo precedentemente diluito a parte con un po’ di brodo, fatela sobbollire ancora per 2 minuti.

Guarnite infine con il cipollotto tagliato fine.

Si serve extra bollente.

Varianti

Per ogni persona occorre ½ cucchiaino di Miso d’orzo o di riso, diluito in un po’ di brodo della zuppa.

Qualsiasi zuppa di verdure può diventare una zuppa di Miso, se viene aggiunto al posto del sale a fine cottura.

Si possono alternare le verdure verdi a foglia, tagliate o tritate.

L’alga Wakame a piacere può essere più corta di 8 cm, (3 o 4 cm). di lunghezza.

Si può aggiungere prima di servire, cipollotto e prezzemolo tritati con un po’ di zenzero in polvere, pezzettini di tofù, etc…

Ricordarsi di aggiungere il Miso sempre solo alla fine cottura.

Kefir

Tra le fonti di prebiotici troviamo:

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Alimenti vegetali ricchi di fibre come asparagi, legumi, avena, aglio, tarassaco, cicoria, frutta secca in particolare le noci etc…

Fibre come i semi di lino che sono conosciuti sia per l’alto contenuto di minerali che per le proprietà emollienti e protettive.

I semi di psyllium che sono in grado di nutrire la microflora benefica dell’intestino migliorandone la sopravvivenza.

Inoltre hanno la caratteristica peculiare di formare, a contatto con l’acqua un gel in grado di modulare l’idratazione e la consistenza della massa fecale.

Gli alimenti funzionali sono oggi oggetto di interesse e di ricerca e pur riconoscendo ad essi un ruolo importante si è ben lontani dal sopravvalutare le loro potenzialità, tra l’altro una eccessiva assunzione può determinare effetti collaterali. È infatti importante sottolineare che prebiotici, probiotici e simbiotici possono essere utili all’interno di una terapia dietetica completa e adeguatamente variata ma non al di fuori di questa.

Ippocrate (nato a Cos, Grecia, 460 a.C. – morto a Larissa, Grecia 370 a.C.), considerato il padre della medicina asseriva:

“L’uomo è ciò che mangia”

“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo”

Orbassano (TO) 24 Giugno 2015

Elena Benna – Consulente in scienze naturalistiche

Tel 370 3144493

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