Ernesto Rossi, un utopista calato nel concreto della storia

“Un utopista calato nel concreto della storia. Con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni Ernesto Rossi ha dato vita al Manifesto di Ventotene, uno dei documenti più densi di ideali dell’antifascismo perché solo degli antifascisti potevano pensare a un’Europa in cui fosse possibile convivere nell’unità e nella libertà, lontani dallo spettro della guerra”. Con queste parole il vicepresidente dell’Assemblea regionale Nino Boeti, delegato al Comitato Resistenza e Costituzione ha dato il via al convegno “Ernesto Rossi: dal Piemonte all’Europa”, che si è svolto giovedì 30 novembre a Palazzo Lascaris nel cinquantesimo anniversario della morte.

“Benché nato a Caserta – ha ricordato il garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà Bruno Mellano, che ha organizzato e moderato l’evento – Rossi apparteneva a una delle famiglie aristocratiche del vecchio Piemonte sabaudo, i Rossi dalla Manta, originari della provincia di Cuneo, e ha trascorso parte dei vent’anni di restrizione con cui pagò il proprio impegno e le proprie idee politiche nel carcere di Verbania Pallanza, dove una targa in ottone posta nell’ex prigione, ora Scuola di formazione della Polizia penitenziaria, lo ricorda”.

La storica della Fondazione Rossi-Salvemini Antonella Braga ha sottolineato la capacità di Rossi di servirsi della propria sofferenza e del proprio scetticismo “non per allontanarsi, ma per avvicinarsi di più agli altri uomini, anche i più diversi da lui. Quel che colpisce nelle sue lettere alla madre o alla moglie è la profonda tolleranza, la capacità di analizzare lucidamente ciò che accade, senza per questo evitare i conflitti o gli scontri con chi, al contrario, gli appare settario e intollerante”.

Il vicepresidente del Centro studi Pannunzio Pier Franco Quaglieni ha posto l’accento sull’esperienza politica di Rossi. che “tra i fondatori del Partito d’Azione e poi del Partito Radicale, visse l’esperienza de Il Mondo di Mario Pannunzio, di cui fu una delle ‘colonne’: le sue inchieste appartengono ormai alla storia del giornalismo italiano, così come alcuni suoi libri hanno lasciato una traccia difficilmente cancellabile”

Il poeta e saggista Roberto Rossi Precerutti, ultimo discendente della casata Rossi della Manta e professore dell’Istituto Bosso Monti di Torino, che ha curato la mostra Ernesto Rossi: dal Piemonte all’Europa allestita all’Urp del Consiglio regionale, si è soffermato sulla potenza della sua visione politica “tesa ad abolire i partiti nazionali per dar vita all’unità politica ed economica in grado d’integrare tutti gli Stati d’Europa”.

La mostra Ernesto Rossi: dal Piemonte all’Europa, aperta fino al 10 gennaio all’Urp del Consiglio regionale, in via Arsenale 14/G, è visitabile dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 15.30 e il venerdì dalle 9 alle 12.30.

Nato a Caserta nel 1897 ma originario di Manta (Cn), Rossi fu un esponente di rilievo del movimento antifascista “Giustizia e Libertà” con gli amici Carlo e Nello Rosselli e in fecondo connubio umano e politico con Gaetano Salvemini.

Incarcerato per molti anni dal regime, durante il confino scrisse con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni il Manifesto di Ventotene, vera e propria pietra miliare del pensiero europeista.

Nel dopoguerra, come rappresentante del Partito d’Azione, fu sottosegretario alla Ricostruzione nel governo guidato da Ferruccio Parri e, quindi, presidente dell’Azienda rilievo alienazione residuati (Arar), contribuendo alla ricostruzione.

Dopo lo scioglimento del Partito d’Azione aderì al Partito Radicale è combatté memorabili battaglie contro i monopoli economici e le consorterie di potere.

Nel corso della sua attività di polemista e d’intellettuale collaborò con diverse testate giornalistiche, da Italia Libera a Italia socialista, dal Corriere della sera a La Stampa e Il Giorno, ma il suo nome resta indissolubilmente legato alle inchieste realizzate per Il Mondo diretto da Mario Pannunzio e agli articoli scritti per L’Astrolabio diretto da Parri.



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