Expo: volti, gesti, fatiche dell’altra agricoltura

Nato da un progetto di Cia ha impegnato Guido Turus in un viaggio di 5 mila chilometri alla ricerca di chi coltiva con la legalità le terre confiscate alla mafia, di chi fertilizza le montagne con le proprie greggi, di chi tra solidarietà e impegno sociale custodisce la biodiversità

Vedere e narrare l’agricoltura con altri occhi, elevare la testimonianza ad emozione, raccogliere con un taglio che si avvicina ai film del neorealismo e con il rigore dello studio antropologico per dire che esiste un’altra agricoltura. Quella che non va di moda, quella che non fa notizia, quella che tutela la biodiversità, la legalità, la solidarietà. Quella che non pensa solo al mercato, ma si offre come sostentamento, quella che è lontana anni luce dall’omologazione, ma difende la propria identità. Nasce da questa esigenza Bioresistenze, che potremmo anche chiamare anche bio-esistenze. E’ un docufilm che Guido Turus ha realizzato compiendo un viaggio di 5 mila chilometri alle radici del valore umano, dell’esperienza rurale, della sapienza agricola, del patrimonio naturale.  Il progetto sostenuto da Cia – Confederazione Italiana Agricoltori – con l’approvazione del Mipaaf, si è tradotto in un film che è insieme opera cinematografica e cronaca giornalistica. Verrà proiettato oggi in anteprima oggi  al Teatro della Terra” nel Biodiversity Park, con inizio alle ore 10.30. Alla proiezione seguirà un dibattito animato oltreché dall’autore da Dino Scanavino, Presidente nazionale Cia; Angelo Zucchi ,Capo della Segreteria Politica del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina; Antonio Gaudioso, Segretario generale Cittadinanzattiva; Alessandra Guigoni, Antropologa dell’alimentazione e membro dell’ Istituto Europeo Design e  da Cinzia Scaffidi, Vicepresidente Slowfood.

“Per la Cia – sostiene il presidente Dino Scanavino – si tratta di un impegno di testimonianza e della volontà di diffondere e far comprendere il valore del lavoro agricolo. Le storie raccolte da Turus sono una sorta di manifesto per biografie ed immagini dei valori alti dell’agricoltura: la solidarietà, la tutela della biodiversità, la difesa della legalità che sono i valori a cui da sempre è ispirata l’azione di rappresentanza e politica della Confederazione Italiana Agricoltori. Crediamo con questa operazione che è insieme culturale e documentale di aver rimesso l’agricoltura al centro dell’Expo. Bioresistenze sarà lo strumento attraverso il quale noi vogliamo rappresentare l’insostituibile ruolo sociale ed economico del lavoro agricolo oltre al suo valore antropologico”.

Guido Turus racconta così il percorso che lo ha portato a compiere Bioresistenze: “E’ stata un’esperienza entusiasmante. Ogni tappa di questo mio viaggio mi ha arricchito, gli incontri con queste coltivatrici e con questi agricoltori raccontano una storia agricola che pare scomparsa dall’attenzione del mondo, dei media come se il lavoro della terra non meritasse di essere narrato nella sua complessità che è fatta di fatica, di passioni, di rinunce e di obbiettivi alti: mettersi in sintonia con la natura per nutrire gli uomini. In fin dei conti Bioresistenze – di cui rivendico anche il compito divulgativo e il ruolo educativo –  altro non è che il manifesto per immagini di ciò che Expo vuole rappresentare: la sfida di nutrire il pianeta preservando il pianeta”. 



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