Fava: noi, sinistra senza aggettivi. Pd senza argomenti, perderà comunque

Claudio Fava, mai visti tanti esponenti delle sinistre in Sicilia per un voto regionale. Ieri Bersani, ma anche Fratoianni, e prima D’Alema. Oltre alla regione, cosa vi giocate nel voto di domani?

Una sinistra senza aggettivi, consapevole della domanda che arriva dal paese. Per Renzi la sinistra è residuale, non ha più funzione né progetto di governo. Noi siamo in campo per entrambe le cose. E se non dovesse andare bene con il governo, lavoreremo sul progetto.

Sul governo però la partita sembra solo fra due: destre contro M5S. Le destre sono quelle del 2001, quelle del 61 a zero?

Quelle. Ma più fameliche perché vengono da una lunga astinenza da governo. Con un compromesso che mette assieme posizioni ormai molto diverse. L’altra sera Salvini, Meloni e Berlusconi non sono stati capaci neanche di mettersi d’accordo sul ristorante in cui cenare.

E però sono uniti e favoriti. Sa che le diranno che avrà fatto vincere la destra e perdere il candidato Pd Micari?

Il candidato del Pd perderà a prescindere da me. E noi diremo: potevate non candidare Micari e far vincere Fava.

La morale sarà: sinistre divise fanno vincere le destre. In Sicilia come alle politiche.

Intanto parlare di «sinistra» per definire il Pd è un’improprietà linguistica. E alcuni sostenitori di Micari se sentono parlare di sinistra mettono la mano alla pistola. Da Alfano a Cardinale. Era improponibile far parte di una compagnia di giro in cui si sta insieme per obbedienza elettorale, ma senza rivolgersi parola perché ciascuno disistima l’altro.

Orlando, il ministro, dice già che dopo il voto di domani vi dovreste sedere tutti intorno a un tavolo.

Loro dovranno senz’altro sedersi intorno al loro tavolo per capire quante cose hanno sbagliato. Non solo ad affidare a Renzi una leadership senza se e senza, ma anche le alleanze: l’idea sprezzante di considerare la sinistra un ornamento elettorale mentre i giochi di potere si fanno a destra con Berlusconi e con Alfano.

Renzi ha giusto fatto un passaggio nell’isola.

Sembrava Borgart in Casablanca, parlava con i motori dell’aereo accesi. È venuto a dire una sola cosa: non votate Fava.

Renzi non ci ha messo la faccia perché sa di aver perso?

Sa di aver perso e non ha altri argomenti. A parte di non votare me ha fatto appello ai padri democristiani. A Catania, dove un pezzo della Dc si è divorato la città. E stato imbarazzante per gli stessi ex dc.

Parliamo dei cosiddetti impresentabili. Sulle liste dei suoi avversari ha fatto lei il lavoro che non ha fatto la commissione antimafia?

La commissione antimafia fa quello che fanno i giornalisti, mette insieme le notizie dei carichi pendenti, le vicende giudiziare in corso. E infatti i 5 stelle hanno fatto solo copia-incolla. «Impresentabili» invece sono anche quelli incensurati ma che hanno un profilo morale discutibile, una storia familiare, quelli che esprimono un contesto. La politica deve fare un lavoro a monte, non limitarsi ai certificati dei carichi pendenti. Se i 5 stelle si fossero fatti una domanda non avrebbero candidato Li Destri, cugino di un capomafia di un paese di 3mila abitanti. Né Musumeci avrebbe candidato Pellegrino, fratello di un capomafia di Catania.

Sta parlando di persone incensurate. E di processi non conclusi.

Sto parlando di opportunità politica. Musumeci ha ascoltato le intercettazioni del suo candidato e poteva fare una valutazione politica. Così Cancelleri: nel suo caso stiamo parlando di due cugini in un paese di 3mila abitanti. Uno dei due è il referente di Cosa nostra. Cancelleri ha candidato l’altro: può anche essere persona specchiata, ma il tema dell’opportunità sono capaci di porselo questi giovanotti?

Da vicepresidente della commissione antimafia ha avuto accesso a dati cui altri non arrivano?

No, non ho partecipato alle riunioni della commissione. E ho usato gli strumenti che avevano anche gli altri candidati.

Fava, dà un’immagine della Sicilia che sembra quella di trent’anni fa. È ancora così?

Che Cosa nostra sia presente in questa campagna elettorale è un fatto. Ma non andando a frugare nei seggi, come pensano i 5 stelle. Aspetta di vedere chi vince per capire in che modo essere presente nei processi della spesa pubblica. Stiamo parlano di una regione con un bilancio da 23 miliardi, con 20 miliardi di fondi europei, in questi anni una parte della spesa pubblica è stata intercettata da aziende collegate tramite prestanome a Cosa nostra. Rispetto a vent’anni fa gli strumenti di intercettazione della spesa pubblica si sono affinati, sono meno visibili e più efficaci, utilizzano un pezzo della classe dirigente e delle professioni. È quello che ha fatto la mafia 2.0 di Messina Denaro.

Insomma la mafia è sempre forte e non è stata mai sconfitta?

No, affatto. Sul piano della presenza militare sul territorio è molto più affannata, ma sulla capacità di essere dentro l’economia dell’isola non è affatto sconfitta.

A proposito di Sicilia d’antan. Micari e Leoluca Orlando hanno fatto un comizio in chiesa.

Una piccola vergogna, la foto del sindaco il prete e il candidato, sembrava una roba da don Camillo e Peppone. Cose così Micari ne ha fatte molte. Come la lettera ai docenti e studenti dell’Ateneo di cui è rettore. O la visita di cortesia a Mario Ciancio: ma non lo hanno informato che è un signore rinviato a giudizio per concorso in associazione mafiosa?

Berlusconi promette: toglieremo il bollo auto.

Sarà tre volte Natale, festa tutto l’anno, e toglieremo il bollo.

Se vincono i 5 stelle voi potreste dare una mano?

Darò una mano sul merito dei provvedimenti a chiunque faccia cose buone. Se la domanda è se verso i grillini ho meno pregiudizi rispetto a Musumeci, all’inizio forse sì. Ma ormai dimostrano una tale protervia che comincio a pensare che siano vuoti di intenzioni. In cinque anni di opposizione non hanno fatto una sola battaglia politica di cui si conservi memoria. Li sento parlare di ispettori dell’Osce sul voto. O non hanno capito nulla o pensano che i siciliani siano bambini da stupire con i palloncini e i clown. Promettono di chiamare manager piemontesi, come se il problema fossero i siciliani e non ‘gli amici’ che vengono nominati.

La «antimafia sociale» non le è stata tutta accanto come ci si aspettava. O no?

Penso di sì, ma non ho tirato nessuno per la giacca. Faccio un esempio: ho scelto come assessora Gisella Manno Zagarella non perché è di Libera (associazione fondata da don Ciotti, ndr) ma perché è amministratore di una delle aziende confiscate che ha saputo rilanciarsi.

L’ex pm Ingroia invece non sta con lei. Dispiaciuto?

Non me ne frega nulla. Ha detto no a una proposta che nessuno gli ha fatto. Crocetta gli ha dato uno stipendio, voleva dirgli che non sta con Fava.

Crocetta non è sopravvissuto a se stesso o al Pd?

Intanto a se stesso, ha messo insieme una serie di gaffe. Fa tenerezza oggi che, rimasto fuori da tutto, dice ‘Renzi è una persona d’onore’ mi metterà in segreteria. Pretesa mite, fossi in Renzi lo accontenterei, non se ne accorgerebbe nessuno. Ma che tristezza.

Neanche Pisapia sta con lei.

Non sposta un voto. Nessuno si è accorto della assenza. E un dirigente politico che non è in condizione di avere un’opinione su quello che accade in Sicilia non è in condizione di averla sul paese.

Ha sentito il presidente Grasso?

No, l’ho visto alla festa di Mdp. Mi ha detto cose che non devo riferire per rispetto alla seconda carica dello stato. Mi ha fatto un sorriso che mi ha rallegrato. Al di là del dato elettorale, senza esserci mai detti nulla, con lui ho la sensazione di stare dallo stesso lato della barricata.



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