Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni saranno in prima linea per salvare Napoli dal dissesto

Lo annunciano i consiglieri comunali Andrea Santoro e Marco Nonno ed i dirigenti di partito Pietro Diodato e Luciano Schifone con il coordinatore provinciale Nello Savoia ed il coordinatore regionale Gimmi Cangiano nel corso di una conferenza stampa promossa presso il Palazzo del Consiglio comunale di Napoli.

«Salvare Napoli non significa salvare De Magistris, questo è bene chiarirlo. Quindi non vogliamo finanziamenti straordinari a pioggia solo per tirare a campare un paio d’anni e magari indebitare ulteriormente le future generazioni. Salvare Napoli non significa neanche cancellare con un colpo di spugna le responsabilità pesanti che la sinistra del Partito Democratico ha accumulato in tanti anni di gestioni allegre, spese pazze e assunzioni clientelari fatte in tanti anni di amministrazione di questa città.

Napoli merita una maggiore attenzione, non si può pensare che l’eventuale default finanziario non abbia conseguenze per l’intera Regione Campania e forse per l’intero meridione d’Italia.

Abbiamo ottenuto ampia disponibilità da parte dei massimi vertici del nostro partito e siamo certi che già dalla prossima settimana, con l’insediamento delle Commissioni Parlamentari, inizierà una fitta e proficua interlocuzione con i nostri parlamentari che ne faranno parte per discutere delle soluzioni possibili. Napoli sarà il Comune capofila in un più generale provvedimento per salvare i comuni sull’orlo del default, che sono ubicati soprattutto nel Meridione d’Italia.

Innanzitutto evidenziamo che non si può trattare il problema del debito dei Comuni allo stesso modo: occorrono soluzioni diversificate perché città come Napoli, Torino e Catania hanno esigenze strutturali molto diverse.

Per Napoli occorrono determinati interventi: innanzitutto un provvedimento che permetta di disintossicare l’economia comunale dai veleni introdotti dalle scellerate operazioni di finanza derivata.

Soprattutto però occorre un percorso di risanamento virtuoso: la procedura del riequilibrio con la dichiarazione di pre-dissesto non ha prodotto alcun risultato, ha solo tartassato i contribuenti napoletani con l’innalzamento al massimo di aliquote ai tributi locali ed alle tariffe comunali.

Occorre un provvedimento che faccia uscire Napoli da questa inutile procedura di riequilibrio che non produrrà alcun effetto benefico, a condizione che l’Amministrazione Comunale aderisca però ad un diverso percorso di risanamento. Bisogna ricalcare più o meno quanto già fatto nel passato nei confronti della Regione Campania con il Piano di rientro dal disavanzo sanitario (12 miliardi di euro).

Questo nuovo percorso deve essere sovraordinato da una Commissione di Controllo, sulla scorta di quella costituita per Roma Capitale, di nomina governativa da parte dei Ministeri interessati. Questa Commissione di Controllo dovrà fotografare il debito alla data dell’ultimo Bilancio approvato e gestirlo separatamente. Il Comune di suo dovrà garantire un apporto costante per finanziare il debito e dovrà cedere il patrimonio da dismettere dandolo in garanzia per coprire il debito. La Commissione di Controllo dovrà quindi vigilare anche sulla effettiva dismissione del patrimonio ed in caso di inerzia del Comune dovrà avere gli strumenti per sostituirsi ad esso. Nel frattempo il patrimonio immobiliare del Comune, per la parte necessaria alla erogazione anticipata delle somme può entrare a far parte di un fondo immobiliare pubblico, anche ai fini di un processo di cartolarizzazione, quale garanzia a fronte delle anticipazioni di cassa.

Il Comune di Napoli infatti, a differenza di altre città come Torino, ha un patrimonio immobiliare notevole.

De Magistris, schiavo dei Centri Sociali e dei vari Comitati di Occupanti Abusivi, ha dimostrato di avere le mani legate e non ha saputo approfittare della ricchezza costituita da 65.384 immobili corrispondenti ad un valore economico di € 4.431.646.866,15. E la mancata dismissione, più in generale l’intera gestione del patrimonio immobiliare, è ormai il punto dolente su cui ha acceso i riflettori la Corte dei Conti.

Dismettere non significa svendere, sia chiaro. Siamo anche consapevoli dei limiti rappresentati dall’Edilizia Residenziale Pubblica. Ma siamo anche convinti che l’unica via di uscita per Napoli sia quella di una più virtuosa amministrazione dei beni pubblici ed una loro valorizzazione, con apporti privati che possono contribuire a superare il degrado anche sociale che ha attecchito lì dove c’è l’abbandono e la fatiscenza di certe proprietà pubbliche. Non è un mistero che le principali roccaforti dei clan della camorra si siano insediate nei rioni popolari di edilizia residenziale pubblica.



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