Generazione Blue Whale: psicosi e terrore

di m.araceli dott.ssa Meluzzi

Se un tempo ai più giovani erano semplicemente note le peripezie di Pinocchio e Mastro Geppetto all’interno del ventre della famosa balena del celebre racconto del Collodi, oggi pare invece che la nuova generazione, ormai lontana da qualsiasi favola, stia vivendo con disperazione una crisi correlata all’immagine di questo cetaceo.

Il fenomeno del “Blue Whale” è infatti divenuto un vero e proprio incubo per molti giovanissimi. Si tratterebbe di un gioco della Rete di cinquanta prove in cinquanta giorni che in pochissimo tempo ha coinvolto teenagers di tutto il mondo. Lo scopo è quello di superare ogni prova attraverso le istruzioni di un tutor che guida il percorso di ogni giovane attraverso prove di autolesionismo fino ad arrivare alla morte fisica del malcapitato, attraverso il presunto tentato suicidio o al suicidio stesso. Nella peggiore delle ipotesi si è infatti arrivati a tanto e a livello mondiale le vittime di questo gioco malefico si contano ormai a centinaia.

Dietro questa triste psicosi, come sempre, ci sono i più giovani: vulnerabili, deboli ed indifesi; una generazione forse ormai priva di forti ideali in cui credere. Figli di genitori di una generazione che ha goduto di forti ideali, ma che forse può rimproverarsi il fatto di non averne saputo trasmettere certi valori appieno se non in maniera confusionale. Questa nevrosi collettiva ne è un po’ l’ennesima prova. Ossessione che cela sicuramente paura e terrore e che, scatenando quel anelato brivido forte, ha rapito moltissimi giovani alla ricerca di quella emozione indescrivibile. È questo il motivo per cui la Balena Blu è divenuta così in fretta leggenda trasportando la sua vittima ad essere il protagonista principale di una sua storia finalmente vera e reale. Una sorta di eroe martire, senza arte né parte. Come le balene azzurre decidono di morire arenandosi sulla spiaggia, così questi giovani perduti arenano la loro vita sul Web, ultima spiaggia che resta loro in questo mondo. Piattaforma per la quale tutto diviene immediatamente spettacolo e allo stesso tempo spettacolarizzazione di questa drammatica testimonianza di infelicità.

Ma al di là di colpe e colpevoli, vittime e carnefici urge interrogarsi seriamente sui danni di questa vera e propria istigazione al suicidio per poter innanzitutto prevenire, prima che sia troppo tardi una volta che non ci sia più nulla da curare. Un’isteria dalla quale i nostri giovani devono venirne fuori attraverso l’aiuto di chi in questa società dice di portarne le redini per davvero. Perché purtroppo tutto questo non ha nulla a che vedere con Melville e la balena bianca di Moby Dick, ma forse ha molto a che fare con quella stessa sete di libertà in quel mare in bufera tra la vita e la morte nella eterna lotta tra l’uomo e il male.

 



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