Gheula Canarutto Nemni. (Non) si può avere tutto. Milano, Mondadori, 2015. – 259 p. (71)

libro

Gheula Canarutto Nemni, 43 anni, sette figli e due nipoti, è una milanese di religione ebraica, aderente al movimento ortodosso Chabad-Lubavitch, di cui segue con piena convinzione i dettami comportamentali ed alimentari. Laureata alla Bocconi (senza andare fuori corso) mentre metteva al mondo i primi quattro figli, ha insegnato nello stesso ateneo fino a quando a malincuore è stata costretta a rinunciare nonostante le sue lezioni (nei pochi corsi che le permettevano di tenere) fossero le più apprezzate dagli studenti, perché purtroppo in questa società chi ha figli non può pensare di arrivare in alto, non c’è spazio per le donne che vogliono fare carriera e avere una famiglia.  Oggi fa la blogger, la scrittrice e tiene conferenze.

Questo suo primo romanzo si basa sulla sua esperienza di vita: Deborah Recanati, la protagonista, ebrea ortodossa, dotata di determinazione, ferrea volontà e fede assoluta, a 19 anni – mentre ancora sta frequentando il liceo – decide di sposarsi e di formarsi una famiglia.

La madre, che ha dovuto rinunciare a mettere a frutto la propria laurea, cerca di farle cambiare idea perché “È come se provassi a creare una miscela di acqua e olio. Lavoro e famiglia. Potrai continuare a mescolare con tutte le tue forze. Prima o poi uno dei due sovrasterà l’altro”. Deb non vuole credere che non sia possibile realizzarsi professionalmente solo perché si hanno dei figli; per anni cercherà di dimostrare, a sua madre innanzi tutto, di potercela fare, di poter vivere al passo coi tempi mantenendo la propria identità culturale e religiosa, di poter trovare un equilibrio fra la sua numerosa famiglia e i sogni di realizzazione professionale. Alla fine capirà però che purtroppo, specie in Italia, le donne devono, di fronte al bivio lavoro o famiglia, scegliere. Anche se non vogliono farlo.

Ha detto l’autrice: “Ho scritto questo romanzo perché sogno per le mie figlie un domani diverso. In cui, per farsi strada, non dovranno rinunciare a una parte di sé. L’ho intitolato “(Non) si può avere tutto” mettendo il ‘non’ tra parentesi. Una parentesi che vuole infondere coraggio. Ma non per questo ci dobbiamo arrendere. Dobbiamo comunque, nonostante quel ‘NON’ che ci vogliono imporre, provare a emergere grazie a reali opportunità e alle nostre reali capacità”.

Sullo sfondo veniamo a conoscenza di tante, anche curiose, regole proprie del movimento chassidico: stoviglie, fornelli e frigoriferi distinti per alimenti di vita (latte) e di morte (carne); interruttori automatici che spengono ed accendono le luci il sabato giorno di riposo assoluto!…

Luciana Galizia

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