Governo del bosco: meglio ceduo, fustaia o misto?

Come si coltiva un bosco? Attraverso la selvicoltura, intesa come quella scienza in grado di condizionare i vari parametri dei popolamenti forestali applicando i principi dell’ecologia forestale a tutti gli interventi. I “vantaggi” che l’uomo ricerca nella relazione con il bosco sono molteplici e mutevoli nel tempo e nello spazio, in particolare in funzione dei cambiamenti socio-economici e ambientali. Risulta necessario, quindi, ricercare modalità di gestione differenti in relazione ai servizi che il bosco può offrire e che si intende valorizzare. Le Misure di conservazione per la tutela della Rete Natura 2000, in Piemonte fissano alcune regole, ad integrazione del Regolamento forestale, con l’obiettivo di orientare la gestione dei boschi con modalità compatibili con gli obiettivi di tali aree. Uno degli elementi della selvicoltura è il governo del bosco.
Cosa si intende per “governo” del bosco

In natura, gli alberi hanno la capacità di riprodursi in diversi modi. I più frequenti nelle piante arboree e arbustive sono due: originando nuovi individui indipendenti nati da seme (riproduzione sessuata, gamica) oppure attraverso gemme presenti sul tronco o sulle radici (riproduzione asessuata, agamica) che danno origine a nuovi individui direttamente dalla pianta madre, i cosiddetti polloni. Se tutte le conifere autoctone possono propagarsi solo da seme, molte delle latifoglie hanno più o meno buona capacità pollonifera.
In natura, tale capacità viene sfruttata dalle piante per far fronte a eventuali danni (schianti, frane, incendi, ecc), mentre da millenni è utilizzata dall’uomo per ottenere dal bosco i prodotti di cui necessita attraverso la pratica della ceduazione. Decidere quale tipo di governo utilizzare, significa scegliere quale meccanismo di riproduzione si intende favorire. Semplificando, nelle formazioni gestite a fustaia, le piante sono prevalentemente nate da seme; quelle a ceduo, sono costituite per lo più da polloni. A tali “estremi” si aggiungono numerose forme intermedie, una della quali è detta a governo misto, ovvero un bosco costituito da una parte di alberi ad alto fusto mescolato in diversi modi a una parte mantenuta a ceduo.
Servizi e prodotti del bosco

Dal punto di vista produttivo, le fustaie sono adatte per ottenere legname da opera di qualità e dimensioni migliori, mentre i cedui sono più orientati alla fornitura di legna da ardere o assortimenti vari di più modeste dimensioni. Ovviamente, oltre al “prodotto” legnoso, i boschi forniscono numerosi altri servizi di fondamentale importanza e che, in parte, possono dipendere dal tipo di governo: la protezione diretta o indiretta, la conservazione della biodiversità, la fruizione, il paesaggio, i prodotti non legnosi, ecc.
Al mutare, quindi, degli scenari socio-economici, anche le necessità dell’uomo nei confronti del bosco cambiano. Se nel passato il governo a ceduo era molto diffuso potendo maggiormente soddisfare i bisogni locali dell’epoca (come legna da ardere, fascine, piccola paleria, artigianato, ecc), oggi la maggior parte di questi sono in fase di abbandono e risultano “invecchiati” e, spesso, in fase di conversione spontanea a fustaia. Il termine “invecchiati” si riferisce alla capacità delle piante di continuare a ricacciare dalle ceppaie e, dal punto di vista normativo, al superamento del turno massimo consentito dalla normativa vigente che, in Piemonte, la legge forestale fissa in 40 anni per molte formazioni forestali, salvo diversa indicazione per aree protette e Siti della Rete Natura 2000.
Ceduo, fustaia o governo misto?

Dipende. Sono così tante le variabili in gioco che solo un’analisi a livello locale può indicare quale sia il tipo di governo più adatto alla gestione di un determinato popolamento. Le caratteristiche del bosco, l’ubicazione, la destinazione prevalente o gli interessi economici sono solo alcune delle componenti da valutare per determinare la forma di gestione più idonea.
Oggi si registra un rinnovato interesse per la gestione dei cedui in relazione al loro ruolo nella filiera energetica ma, stringendo l’interesse al campo naturalistico e di conservazione della biodiversità, il dibattito sugli effetti dei diversi tipi di governo dei boschi sulle componenti naturali è tuttora in corso, ed è cominciato già molto tempo fa.
Il principale ostacolo nel determinare quale impatto sulla biodiversità abbiano i differenti tipi di governo è dovuto alla difficoltà di applicare indicatori scientificamente validi ma è possibile trarre alcune indicazioni dalle dinamiche post intervento.

Gli ecosistemi forestali diversificati risultano, in generale, più stabili nel loro funzionamento: la diversità strutturale, di composizione o cronologica sono solo alcuni degli elementi che favoriscono la biodiversità e la resilienza dei boschi.
La complessità dell’ecosistema-bosco dipende dalle reciproche interazioni tra tutte le sue componenti, dalla loro organizzazione nello spazio e dai processi ecologici in cui sono coinvolte. In tale contesto, dunque, se la pratica della ceduazione ha i suoi vantaggi gestionali ed economici, per contro può portare ad alcuni effetti negativi in termini di diversità, più o meno pronunciati a seconda delle modalità d’intervento, quali: favorire le specie con elevata capacità pollonifera e comportare una minor biodiversità specifica; ridurre la variabilità evolutiva per l’assenza della fase “vetusta” con la sua intrinseca ricchezza di specie; semplificare l’habitat e ridurre la disponibilità di microhabitat; ridurre la biomassa; innescare maggiori fenomeni di dissesto.

In alcuni contesti dove le necessità di miglioramento o conservazione di habitat e/o specie forestali risulta primaria, occorre quindi orientare il governo del bosco verso forme di gestione che esaltino quanto più possibile la loro complessità ed eterogeneità.
Le regole (in Piemonte) nei Siti Rete Natura 2000

Per alcune formazioni forestali di particolare interesse conservazionistico, le condizioni fisiologiche dovute all’abbandono unite alla necessità di preservare tali ambienti sono alla base di alcuni degli orientamenti gestionali assunti nella Rete Natura 2000. Almeno per tali habitat, la graduale conversione verso un governo misto o verso fustaie disetanee/irregolari è un obiettivo primario.
Le “Misure di Conservazione per la Tutela della Rete Natura 2000 del Piemonte” fissano un divieto al governo ceduo solo per i querceti di rovere e le cerrete che, pur non essendo codificati come habitat Natura 2000, risultano frammentati e con tendenze evolutive poco incoraggianti in Piemonte anche a causa della diffusione della robinia (specie non autoctona).
È nelle Misure di Conservazione sito-specifiche che, invece, si trovano indicazioni puntuali per alcuni habitat forestali presenti nel relativo Sito.
Pur non potendo generalizzare norme “sito-specifiche”, è comunque possibile riportare una sintesi degli indirizzi.
Le principali formazioni nelle quali vige il divieto di governo a ceduo o alcune sue limitazioni sono: querco-carpineti e boschi misti della pianura alluvionale (habitat 9160 e 91F0), faggete (habitat 9110, 9120, 9140, 9150, 9210*), alneti di ontano nero e alno frassineti (parte dell’habitat 91E0*), acero-tiglio-frassineti (habitat 9180*).
L’obbligo di gestione a fustaia, inoltre, è presente per i boschi di neoformazione, eccetto robinieti e castagneti.
Salvo indicazioni particolari, invece, il governo misto è quasi sempre consentito e, in alcuni contesti soprattutto di piccole proprietà, potrebbe essere un buon compromesso tra la fornitura di prodotti legnosi e non, e una certa complessità ecosistemica favorevole a diverse specie.
L’evoluzione libera/monitorata, infine, se non rientra strettamente tra i tipi di “governo” del bosco, può essere qui annoverata come forma gestionale che viene prescritta dalle Misure sito-specifiche per taluni habitat di interesse conservazionistico di notevole pregio naturalistico o situati in particolari contesti o, ancora, che risultano oggi particolarmente frammentati sul territorio piemontese. Un esempio possono essere i sottotipi umidi o impaludati degli alneti di ontano nero oppure i boschi in corrispondenza di pareti rocciose o forre (es. Acero-tiglio-frassineti) nei quali, spesso, sono anche le condizioni stesse a precludere le possibilità d’intervento.

* Luca Marello, di formazione forestale, è funzionario del Settore Biodiversità e Aree naturali della Regione Piemonte



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