Grano duro, la Cia: «Lieve aumento della produzione, ma i prezzi restano molto bassi»

ROMA – La situazione del comparto del grano duro in Italia è critica. Infatti, nell’attuale campagna produttiva – secondo gli ultimi dati provvisori – gli ettari seminati restano in Italia 1,3 milioni, più o meno gli stessi della precedente campagna. Grazie ad un lieve miglioramento delle rese in alcuni areali, la produzione segna invece un timido aumento intorno al 2% con un raccolto che si attesta su 4,3 milioni di tonnellate. La qualità si presenta complessivamente buona in termini di proteine mentre resta difficile la situazione dei prezzi di mercato che continuano a restare intorno ai 200 euro la tonnellata e ben al di sotto dei costi di produzione. Criticità anche per il Senatore Cappelli, con dati ben al di sotto delle previsioni e che confermano l’incapacità dei detentori di varietà, in regime di monopolio, di produrre semi a sufficienza per un mercato in espansione.

Emerge da un’analisi della Cia-Agricoltori Italiani sull’attuale stato del comparto, «che dimostra come la situazione per gli imprenditori sia ancora complicata e il sostanziale fallimento di taluni accordi di settore tanto propagandati. Tra l’altro, risultano contraddittorie le notizie dell’import con un calo significativo dai tradizionali Paesi di approvvigionamento come il Canada, mentre si confermano come player importanti Kakakistan, Stati Uniti e Australia, cresce l’import da paesi che si affacciano con forza sul mercato come Messico e Argentina».

Dall’Europa conferme dell’import arrivano dalla Francia con un prodotto competitivo per qualità e quantità e a prezzi sicuramente più contenuti del Durum canadese. Preoccupa l’import di prodotto, in contemporanea con la nostra trebbiatura, che porta un ulteriore compressione sui prezzi all’origine del nostro grano.

Per Cia-Agricoltori Italiani «i primi dati diffusi, pur provvisori e incompleti evidenziano come l’entrata in vigore del trattato CETA non ha avuto alcun impatto sull’import di Grano Duro dal Canada. La stessa etichettatura obbligatoria, pur importante dal punto di vista della trasparenza di mercato, non ha portato l’auspicato aumento delle semine e il prodotto continua ad essere quotato molto basso nelle tradizionali borse merci. L’Italia resta tra i Paesi leader per la coltivazione di grano duro e primeggia nel mondo per la produzione della pasta, prodotto di eccellenza del Made in Italy. Un comparto vitale che va tutelato e per questo ci appelliamo ad un intervento urgente del ministro, Gian Marco Centinaio, per dare risposte concrete alla crisi del comparto».



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