HELP the Ocean, l’installazione luminosa al Foro Romano in difesa del pianeta

Arriva a Roma, e proprio nel cuore storico della capitale in uno dei siti archeologici più visitati al mondo, HELP, opera-denuncia che si iscrive al ciclo delle azioni artistiche di Maria Cristina Finucci da quando, nel 2013, lei stessa fondò un nuovo Stato Federale, il Garbage Patch State: il secondo Stato più vasto al mondo con i suoi 16 milioni di kmq, che comprendono le cinque principali “isole” di plastica presenti negli oceani. Una denuncia che “non si limita alla pur importante questione ambientale”, dichiara Finucci, “ma pone al centro l’individuo e l’intera vita sul pianeta, in cui l’ambiente è legato indissolubilmente alle risorse naturali, alla salute, all’alimentazione, alla povertà, alle disuguaglianze, ai diritti umani, alla pace”, che è conferma della ineludibile ed urgente necessità di un lavoro comune per raggiungere gli obiettivi dell’agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. “La nostra speranza”, aggiunge Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, “è che l’area archeologica più importante e visitata in Italia possa coinvolgere il pubblico nazionale e internazionale sul significato fondante della memoria del passato, conservata nel DNA degli ambienti e dei paesaggi, sia quelli naturali, sia quelli plasmati dall’uomo; solo un uso corretto potrà garantire la conservazione del Pianeta e quindi potrà dare un futuro al nostro passato”.

L’INSTALLAZIONE

L’opera è composta da 76 elementi che formano le quattro lettere della parola HELP. Si tratta di gabbioni Maccaferri in rete metallica di dimensioni 1x2x1 metri, vuoti all’interno e foderati da pannelli di rete rossa come quella che si usano per vendere le arance, contenenti tappi di plastica. Tutto il progetto è sostenuto dalla Fondazione Bracco, che nella persona della sua presidente, Diana Bracco, afferma: “Siamo orgogliosi di sostenere questo progetto. Un’installazione straordinaria che sensibilizza il grande pubblico in modo emozionante sul tema drammatico dell’inquinamento causato dai rifiuti plastici dispersi negli oceani”. La sintassi costruttiva è quella dell’architettura romana antica, i grossi agglomerati materici – a ben vedere tutti tappi in plastica colorata – tenuti insieme dalle gabbie metalliche, si integrano con il tessuto circostante diventando anch’essi residuo architettonico, testimone di un passaggio di tempo più breve, ma più disastroso. Tra la pietra e i colori terrosi attraverso i quali si legge la storia, la plastica e i toni accesi che richiamano l’attenzione e gridano al pericolo. Richiesta di aiuto che solo una visione dall’alto permette di scoprirne letteralmente il messaggio, notando che la peculiare costruzione forma le quattro lettere della parola HELP; di notte la gigantesca scritta si illumina – grazie ad ENEL X – ed è visibile anche da via dei Fori Imperiali.
L’OPERA SPIEGATA DALL’ARTISTA

Dalle parole dell’artista: “L’HELP romano sorge sui resti della Basilica Giulia a lato della via Sacra, tra le molte domande che l’archeologo si pone ce n’è una molto semplice: perché proprio lì? La risposta coinvolge uno Stato, il Garbage Patch State. Il Garbage Patch State non aveva mire espansionistiche, ma al contrario, ha subito come una violenza la dilatazione incontrollata dei suoi confini. Gli articoli della sua Costituzione erano incentrati sulla necessità di fermare la propria involontaria crescita. Forse per questo lo Stato scelse proprio il Foro Romano, uno dei luoghi più simbolici del pianeta Terra per lanciare un grido di allarme verso i milioni di visitatori del Foro Romano nella speranza di vedere arrestata la sua espansione”.

– Ofelia Sisca



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