Chi picchia un operatore della sicurezza commette un reato al di là del delirio dei cobas

Il Coisp replica alle dichiarazioni dei Cobas cui appartiene uno di quelli che hanno aggredito il carabiniere a Piacenza: “Denunciarli per istigazione a delinquere. Picchiare un operatore della sicurezza è un reato”

“Le illuminate menti che hanno pensato bene di difendere l’operato dei delinquenti che a Piacenza hanno aggredito il carabiniere caduto a terra durante le aggressioni da parte dei manifestanti, dovrebbero essere denunciati per istigazione a delinquere. Al di là di ogni delirante dichiarazione dei Cobas, infatti, sia ben chiaro che aggredire un operatore della sicurezza che sta svolgendo il proprio servizio è un reato. Semplicemente non si può e non si deve. Né può valere l’ancor più delirante dichiarazione che si possa picchiare selvaggiamente un carabiniere in risposta al fatto che lui non consenta ai manifestanti di fare ciò che più li aggrada. Tutto ciò sarebbe comico se non fosse drammaticamente reale, e testimonia la dilagante quanto devastante mentalità di certi soggetti che sbandierando l’etichetta di ‘pacifisti’ pensano di essere al di sopra di tutto e tutti”.
Questo il duro commento di Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo le dichiarazioni di alcuni militanti del Si Cobas, cui apparterrebbe il giovane che a Piacenza ha partecipato all’aggressione a danno del carabiniere caduto a terra mentre si stava ritirando – rompendogli una spalla -, che hanno affermato: “La reazione dei ragazzi che hanno picchiato i carabinieri non è che una violenza indotta. C’è una violenza sociale che al di là delle persone deve esprimersi. La violenza fa parte dei rapporti sociali”.
“Credo fermamente – insiste Pianese – che di fronte a certe dichiarate convinzioni che giustificano la violenza, la violazione delle leggi, e che istigano ad atteggiamenti addirittura sovversivi che nulla hanno a che fare con la manifestazione del dissenso, e men che mai con le convinzioni ‘pacifiste’, e che condannano la presunta violenza altrui con ciò giustificando la propria, bisognerebbe fermarsi a riflettere un po’ di più prima di autorizzare le manifestazioni pubbliche in cui siamo noi a finire sistematicamente all’ospedale”.



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