I parchi contro le plastiche negli ambienti marini

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre, con alcune iniziative interne e come capofila di un progetto europeo, ha deciso di dare una sterzata al fenomeno dell’abbandono di plastiche e microplastiche nelle aree protette e negli ambienti marini. Un’emergenza su cui è necessario intervenire per evitare danni gravi per gli ecosistemi e la biodiversità.

A portare l’emergenza sulle prime pagine dei giornali e nella maggior parte dei programmi televisivi è stato il ritrovamento di una balena, sull’isola di Sotra, in Norvegia, morta per aver ingerito trenta sacchetti di plastica. Dal triste e eloquente episodio il fenomeno dell’abbandono di plastiche e microplastiche ha cominciato ad avere una grande eco mediatica. E per fortuna – diremmo – perchè è un’emergenza che va subito affrontata. I dati, infatti, sono impressionanti: più di 8 milioni di tonnellate di plastica entrano nell’oceano ogni anno, inoltre la plastica rappresenta l’85% dei rifiuti abbandonati in spiaggia. Numeri che sono destinati ad aumentare vertiginosamente: la produzione mondiale del materiale organico porterà nel 2050 – secondo una ricerca pubblicata nel 2017 da Science Advanced – alla dispersione nell’ambiente di circa 12 miliardi di tonnellate.

L’impatto sugli ecosistemi e sulla biodiversità è evidente e il caso della balena “sazia” di plastica ne è un esempio lampante. Le istituzioni stanno correndo ai ripari: la UE ha recentemente proposto una strategia sulla plastica che punta al riciclo e al riuso, mentre il Parlamento italiano – distinguendosi positivamente – ha approvato un emendamento, all’interno della Legge di Manovra, che ferma la vendita di Cotton Fioc (marchio che identifica i bastoncini per le orecchie) non biodegradabili dal 2019 e il divieto di utilizzare microplastiche nei cosmetici dal 2020. La speranza è che tali misure vengano portate avanti e che si arrivi ad una strategia che riduca il consumo, quindi il conseguente abbandono negli ambienti naturali, di plastica.
La lotta del Parco Nazionale delle Cinque Terre

Anche i parchi non sono esclusi dal fenomeno. Come nel caso del Parco Nazionale delle Cinque Terre che, per primo, ha deciso di dare una sterzata al fenomeno. “Nelle nostre aree – ci ha spiegato il presidente facente funzioni dell’Ente, Vincenzo Resasco – arrivano tanti visitatori. E altrettanto alto è il numero di bottigliette di plastica lasciate in aree, come dirupi, da dove è difficile recuperarle. Molte di queste, tramite fiumi, canali e torrenti, giungono nei mari. Gli studi condotti da numerose organizzazioni in tutto il mondo delineano l’abbandono di plastica in mare come una vera e propria piaga globale. Tra l’altro, le microplastiche, ingerite dai pesci, possono entrare nella catena alimentare umana provocando, come ci si può immaginare, gravi conseguenze”. Pertanto, durante l’ultima giunta del Parco Nazionale delle 5 Terre, è stata avanzata la proposta di dotare le Marine delle Cinque Terre di appositi strumenti che possano raccogliere e compattare la plastica. “Queste “macchinette” – spiegano dal parco – oltre a disincentivare gli abbandoni di materiali plastici quali sacchetti e bottigliette che poi , se non raccolte per tempo, si potrebbero ritrovare in mare, danno anche la possibilità di offrire ai conferitori dei “buoni sconto” che potranno utilizzare per acquistare i prodotti del Parco Nazionale e, in primis, la Cinque Terre Card. Identica iniziativa riguarderà la rete sentieristica dove questi compattatori funzionanti ad energia solare svolgeranno identico compito evitando, così, abbandoni lungo i sentieri del Parco Nazionale».

Sensibilizzazione, “soprattutto nei confronti dei più giovani” – ha chiarito Resasco – e incentivo al corretto smaltimento le parole chiave dell’iniziativa intrapresa dalle “5 Terre”. “Inoltre – spiega ancora il presidente – in accordo con i cinque comuni che appartengono alla nostra area, abbiamo deciso di posizionare nei porticcioli delle bacheche informative che avvertano sui rischi dell’abbandono di plastica”.
Medsealitter, uniti contro il littering

La lotta contro il materiale organico da parte del Parco si svolge anche sott’acqua. L’ente è capofila del progetto europeo “Medsealitter” che punta alla difesa della biodiversità contro l’impatto del littering. Con il termine, si indica il malcostume di lasciare piccoli rifiuti (pezzi di carta come scontrini ma anche mozziconi di sigarette e altri materiali) nelle aree pubbliche o naturali invece che negli appositi contenitori. Per fortuna – secondo un’indagine curata dall’Università di Torino e commissionata dall’Aica che ha delineato il profilo del litter – non si compiono tali gesti incivili a vita. Si è litter a tempo determinato. Questo tipo di ‘devianza’ ecologica e civica predilige le aree antistanti gelaterie e tabaccherie, istituti scolastici, università e stazioni ferroviarie, così come le aree periferiche o i raduni all’aperto. E si addice di più agli uomini: l’indagine rileva, infatti, che la propensione ad avere comportamenti corretti, cioè non littering, è per il 69,4% tra le donne e solo per il 60% tra gli uomini. Anche se in misura minore, il fenomeno coinvolge anche le aree naturali con i piccoli rifiuti che hanno un grande impatto negli ambienti marini.

“La Direttiva quadro – si legge nella presentazione del progetto Medsealitter- sulla Strategia Marina considera i rifiuti marini come uno dei più gravi in materia di cause di inquinamento del mare e afferma che il Buon Stato Ambientale è raggiunto quando “le proprietà e le quantità di rifiuti marini non provocano danni alla costa e all’ambiente marino”. E il Mar Mediterraneo è una delle aree più colpite: “Per questo motivo – chiosa la descrizione il progetto (che coinvolge anche partner greci e spagnoli, ndr) si propone di creare una rete di Aree Marine Protette rappresentative, organizzazioni scientifiche e ambientali per lo sviluppo, il test e la distribuzione di protocolli efficienti, di facile applicazione ed efficaci per monitorare e gestire l’impatto sulla biodiversità”.

“Medsealitter” valuterà le metodologie più efficaci per monitorare i rifiuti marini e il potenziale impatto sulla biodiversità analizzando i metodi migliori per lo studio dell’ingestione di litter nelle specie ittiche bersaglio e individuazione dei tassi di ingestione di litter da parte dei Polychaeta, organismi aquatici che vivono in stretto contatto con il fondale marino.

Il prodotto finale sarà una un protocollo comune che definirà i metodi da testare nella fase successiva. Ultima fase del progetto sarà promuovere la versione finale dei protocolli in altre AMP del Mediterraneo. L’attività di comunicazione, l’organizzazione di workshop e corsi di formazione daranno la possibilità di comunicare le attività del progetto e divulgarne i risultati promuovendo l’adesione di altre AMP al protocollo comune.
Plastiche anche nel Parco Naturale Ticino e Lago Maggiore

L’abbandono di plastiche e micro-plastiche è un fenomeno che non risparmia neanche alcune aree del Parco Ticino e Lago Maggiore. “L’accumulo di plastica si registra fortemente – ci ha spiegato Danilo Vassura, tecnico dell’area protetta – nei canneti, aree che, per la loro conformazione argillosa e acquitrinosa, sono predisposte a trattenere rifiuti vari”. La caratteristica dei canneti, però, ha un suo vantaggio: permette, proprio per la capacità di raccogliere materiale, di catturare molto più facilmente gli oggetti abbandonati. Un’altra soluzione che dal Parco stanno mettendo a punto riguarda la costruzione di barirere simili a dighe che, nelle fasi di piena, permettano di riunire, bloccare e raccogliere la spazzatura”. Naturalmente, però, la lotta all’abbandono selvaggio di rifiuti deve partire dalla coscienza di chi frequenta e opera negli ambienti appartenenti all’area protetta. “In realtà – continua Vassura – le strutture che lavorano a ridosso delle spiagge sono attente, per salvaguardare la presentabilità estetica del paesaggio, alla pulizia e al corretto conferimento di rifiuti. Ma i problemi sorgono quando il privato trasferisce l’immondizia raccolta dai Comuni che spesso, non per negligenza ma per carenze di prodotti, fanno fatica a smaltire l’intero materiale ricevuto”. Pertanto bisogna affidarsi alle mani generose dei volontari, spesso attivi durante l’anno con numerose iniziative di pulizia, e soprattutto a un’intensa campagna di sensibilizzazione. Che faccia capire chiaramente quanto anche una piccola bottiglietta di plastica possa causare grandi danni ambientali.



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