Il Bambino Gesù riceve tre Bollini Rosa

L’Ospedale Bambino Gesù ha ricevuto oggi da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, tre Bollini Rosa sulla base di una scala da uno a tre, per il biennio 2018-2019. I Bollini Rosa sono il riconoscimento che Onda, da sempre impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne. La cerimonia di premiazione si è tenuta al Ministero della Salute, alla presenza del ministro Beatrice Lorenzin. In 10 anni gli istituti premiati sono passati da 44 a 306.

Per la prima volta, in questa edizione del bando, è stata introdotta l’area pediatrica. Tre i progetti con cui il Bambino Gesù ha concorso all’assegnazione del riconoscimento. Per la neonatologia è stata presentata la marsupioterapia o KMC (kangaroo mother care). Si tratta di un metodo naturale e istintivo per cui il bambino viene posto sull’addome della madre, con il viso tra i seni, e lasciato così nel contatto pelle-pelle. La KMC mantiene il calore, calma e rassicura il neonato, facilita l’allattamento al seno, rafforza la diade madre-bambino. E’ importante il ruolo infermieristico: l’intervento educativo svolto in ospedale fa acquisire una migliore competenza nell’allattamento al seno e migliora la produzione di latte.

Per la pediatria è stato presentato l’Ambulatorio di Malattie Rare senza diagnosi. Attivo dal 2016, l’Ambulatorio nasce in risposta alle specifiche esigenze delle persone “orfane di diagnosi” che, pur nella specificità della singola condizione, condividono problematiche generali come il ritardo diagnostico/assenza di diagnosi. Offre attività clinica classica con la valutazione diretta del paziente ambulatoriale o in regime di ricovero diurno o ordinario e attività di valutazione della documentazione clinica per via telematica (quotidiana). Per il settore accoglienza è stato presentato lo Spazio Adolescenti “Time Out”, rivolto ad adolescenti e ragazzi a partire dai 12 anni di età che qui possono condividere esperienze tra coetanei e mantenere una continuità con il mondo esterno. Numerose le attività inserite nel calendario: fotografia, street-art, immaginazione guidata, laboratori radiofonici, di artigianato, oreficeria, ceramica e musicale, laboratori video e artistico-espressivi e di computer-grafica.

La valutazione delle strutture ospedaliere e l’assegnazione dei Bollini Rosa è avvenuta tramite un questionario di candidatura composto da oltre 300 domande suddivise in 16 aree specialistiche. Un’apposita commissione multidisciplinare, presieduta da Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha validato i bollini conseguiti dagli ospedali nella candidatura considerando gli elementi qualitativi di particolare rilevanza e il risultato ottenuto nelle diverse aree specialistiche presentate. Tre i criteri di valutazione con cui sono stati giudicati gli ospedali candidati: la presenza di aree specialistiche di maggior rilievo clinico ed epidemiologico per la popolazione femminile, l’appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici e l’offerta di servizi rivolti all’accoglienza e presa in carico della paziente, come la telemedicina, la mediazione culturale, l’assistenza sociale.

Tra le 306 le strutture ospedaliere premiate, 71 hanno ottenuto il massimo riconoscimento (tre bollini), 183 due bollini e 52 un bollino. Inoltre 13 ospedali hanno ricevuto una menzione speciale per la presenza al proprio interno di un percorso diagnostico-terapeutico dedicato alle donne nell’ambito della cardiologia.

La targa assegnata al Bambino Gesù è stata ritirata, in rappresentanza dell’ospedale, dalla dottoressa Lucia Celesti, responsabile URP e servizi sociali: «Questo premio – ha affermato – riconosce il ruolo che l’ospedale svolge in favore delle donne e dell’intera famiglia: le mamme in fase di allattamento con il progetto della marsupioterapia; gli adolescenti, a cui viene dedicato uno spazio in cui esprimere creatività e dar voce alle inquietudini dell’età e della malattia, fino alle aree di frontiera delle malattie rare per dare risposte diagnostiche e di cura ai genitori di pazienti che più di tutti avvertono il peso e la solitudine della propria condizione”.



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