IL DISTRETTO CULTURALE EVOLUTO, COME FARE CULTURA DALLA TERRA DEL “SAPER FARE”

Lo stato dell’arte a quasi due anni dall’avvio del DCE: sviluppo policentrico e  crescita di reti e filiere  innovative, dando spazio ai giovani

Identitario, partecipazione, condivisione, avanguardia, realtà aumentata  sono alcune delle parole chiave usate per definire l’esperienza del Distretto Culturale Evoluto da chi quella esperienza la sta vivendo e realizzando come soggetto attivo nella rete di partenariato ( più di 400 soggetti) che il DCE ha messo in moto. 5 milioni di finanziamento da parte della Regione che hanno fatto triplicare l’investimento con il concorso di enti e soggetti privati per un totale di 150 azioni disseminate sul territorio in gran parte votate all’ICT e all’innovazione in 17 progetti , 13 di interesse regionale e 4 di iniziativa regionale .

Un modello sperimentale avanzato di come si possa fare cultura dalla terra del “saper fare” per eccellenza, che a quasi due anni di distanza dall’avvio, in un convegno regionale molto partecipato oggi al Ridotto delle Muse,  ha fatto il punto ” responsabilmente” – come ha detto il presidente della Regione, Luca Ceriscioli- su che cosa si è fatto e sulle prospettive di crescita.

“Un momento di ascolto, riflessione e confronto  molto importante per il panorama culturale regionale – ha evidenziato  l’assessore regionale alla Cultura-Turismo, Moreno Pieroni introducendo i lavori – che ci permetterà di calibrare gli interventi futuri attraverso i risultati ottenuti , peraltro già molto promettenti e raccogliendo la sfida di confermare la Cultura e il Turismo come principali volani di produttività, crescita complessiva e occupazione per la nostra regione. Un percorso virtuoso quello del DCE che consentirà anche di passare da una fase di sperimentazione avanzata ed innovativa a livello nazionale, ad una strutturale con la messa a sistema delle tante partnership che si sono avviate. Il dato più confortante , infatti , è proprio il patrimonio di sinergie  che sono state attivate tra pubblico e privato, tra enti e imprese, tra la rete della conoscenza e quella della produzione manifatturiera più importante delle Marche.  A cinque mesi dalla mia nomina di assessore alla Cultura posso dire che il fervore , la passione e la determinazione delle tantissime associazioni culturali , dei soggetti, dei giovani imprenditori culturali,  ma anche della struttura regionale che lavora con passione e capacità propositiva  sono fonti di stimolo continuo ad andare avanti, nonostante la riduzione delle risorse.  Per questo dobbiamo affinare la capacità di intercettare e utilizzare al meglio i fondi europei  fino ad aumentare se possibile gli interventi nel settore culturale.  Lo stesso Art Bonus promosso dal Ministro Franceschini va nella direzione delle sinergie con i privati. Personalmente sono convinto che tenendo alta l’attenzione sulla Cultura e sul Turismo si possa traghettare la Regione e il Paese verso una fase di sviluppo reale. “

” Insieme ai protagonisti, ai giovani  – ha affermato il presidente della Regione,  Luca Ceriscioli nelle conclusioni  – abbiamo visto progetti interessantissimi con grande uso di tecnologie avanzate e capacità di far incontrare la tradizione e l’innovazione  e di trasformare la cultura marchigiana nelle sue tante forme , dalla creatività al design,  al patrimonio artistico, in occasione di crescita e nuova occupazione . Una sfida difficilissima ma molto importante che punta sulla qualità della nostra regione;  abbiamo un altro anno per portare a compimento il progetto  ambizioso del DCE che ha già raggiunto un traguardo importante: mettere in connessione, collegare realtà che non si erano mai incontrate prima in una regione che per tradizione tende all’autonomia spinta . Collegare e fare rete è già un investimento strategico per il futuro.  Ci auguriamo tutti che queste idee e progetti  possano realizzarsi concretamente per portare opportunità di sviluppo dei nostri territori.” 

I progetti e i risultati sono stati illustrati dagli stessi soggetti coinvolti nel DCE mentre il dirigente del servizio Cultura, Turismo, Internazionalizzazione della Regione, Raimondo Orsetti  ha tracciato un bilancio, ricordando  che il DCE ha rafforzato e agevolato la crescita delle industrie creative orientando le scelte verso la componente culturale finalmente come strumento di sviluppo. Orsetti ha anche ricordato il Rapporto Symbola 2015 che inserisce le Marche al primo posto nella graduatoria delle regioni per incidenza di occupazione prodotta dalle industrie culturali e che il valore aggiunto creato dal sistema produttivo culturale è il secondo più alto d’Italia con il 6,6% della ricchezza complessiva del sistema economico locale.

 

La cultura nelle Marche  impiega 48.500 persone , cioè il 7,2% del totale degli occupati e due province si collocano ai vertici di questa classifica: Pesaro- Urbino e Macerata.  Il comparto della Cultura nelle Marche è orientato verso cinque macrosistemi: patrimonio culturale ricco e diffuso con deficit gestionali; lo spettacolo , strutturato,  dinamico e qualificato; il sistema del Cinema già avviato e indirizzato ad una stagione di crescita ; l’associazionismo culturale molto condizionato dalle risorse che saprà intercettare e il sistema delle imprese creative , innovativo, in espansione e con forti potenzialità. Da questo l’invito a cominciare  una nuova fase, quella delle Marche Creative incardinata sui fondi strutturali della nuova programmazione comunitaria.

Anche  Simona Teoldi, responsabile del progetto DCE per la Regione Marche, ha sottolineato che orientare le risorse della Cultura per l’occupazione è stata già scelta di innovazione e altrettanto far incontrare professionalità tradizionali della Cultura come archeologi o catalogatori con musicisti o scrittori di storyboard . ” Il DCE  – ha detto – è esso stesso incubatore, attivatore e acceleratore di idee e progetti e uno strumento per allargare termini e confini dei nostri mercati tradizionali. Una community e un luogo per unire le menti che ha finora alcune criticità legate solo alle gestione delle sedi pubbliche dei progetti ma che in termini di aspettative e realizzazione in linea con l’idea iniziale è stato promosso,  dagli stessi soggetti coinvolti, con una confortante media del sette.” 

Al convegno hanno partecipato anche Aldo Bonomi, Iginio Straffi, Francesca Merloni ed è intervenuto anche fuori programma Paolo Piacentini del Gabinetto del Ministro Franceschini  sottolineando come il Ministero dei Beni Culturali guardi con molto interesse alle Marche, alle sue  idee innovative in campo creativo e quindi al Distretto culturale evoluto che farà di questa regione una “Smartland”. (ad’e)

 



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