Il grande gioco per il controllo della Bc

La nomina del ministro delle finanze spagnolo Luis De Guindos alla vicepresidenza della Bce ha di fatto aperto la corsa alla successione di Mario Draghi al vertice dell’Eurotower.

È uno sviluppo che avrà conseguenze decisive. In un’Europa fatalmente incapace di assumere decisioni strategiche per il proprio futuro, nell’ultimo decennio la Banca Centrale Europea si è affermata come l’istituto più potente del Vecchio Continente. All’apice della crisi finanziaria, ha assunto un ruolo che si è rivelato decisivo e che oggi non ha alcun intenzione di dismettere. Benché contestate anche molto duramente da taluni stati membri, è un fatto che le scelte di politica monetaria compiute da Draghi abbiano avuto il merito di allentare la morsa della crisi dell’euro e di evitare a un paese come l’Italia un catastrofico default.

Controllare la Bce significa allora compiere un allungo decisivo nella partita per l’egemonia continentale. Il riferimento è naturalmente alla Germania, che non sembra più convinta di poter delegare ad altri la gestione della politica monetaria dell’Eurozona. Tanto più quando questa va a impattare frontalmente con le prescrizioni e teorie monetarie dominanti in patria. Con l’appoggio di Parigi, Berlino ha dato il suo pieno e dichiarato sostegno allo spagnolo De Guindos, membro influente del governo guidato da un primo ministro come Mariano Rajoy che può essere considerato un alleato di ferro del cancelliere tedesco Angela Merkel. La Spagna, inoltre, è fortemente integrata alla Germania anche dal punto di vista economico, una circostanza che ha molto pesato, tanto per citare un caso recente, nella gestione della crisi catalana.

La nomina del ministro delle finanze spagnolo costituisce però un elemento di rottura. È la prima volta che gli esecutivi Ue designano un membro di governo ancora nel pieno delle proprie funzioni per entrare nel comitato esecutivo dell’istituto monetario. In passato, l’Ecofin aveva fatto le sue scelte selezionando i candidati da un bacino comprendente banchieri centrali, economisti e grand commis di Stato. Per questo motivo, la scelta alimenta i timori di quanti sostengono la necessità di preservare a ogni costo l’indipendenza della banca centrale.

I motivi di preoccupazione per l’Italia sono però di ben altra portata. La scelta di un vice proveniente dal Sud Europa potrebbe infatti spianare la strada a un presidente del Nord quando fra 20 mesi scadrà il mandato di Draghi all’Eurotower. E con Parigi che ha già guidato il vertice dell’istituto fra il 2003 e il 2011, quando la presidenza venne affidata all’ex governatore della Banca di Francia, Jean-Claude Trichet, il timore è che nel 2019 la poltrona di Draghi possa finire a un tedesco o a un europeo del Nord allineato all’ortodossia monetaria della Bundesbank. Il candidato numero uno resta comunque il presidente della Banca centrale tedesca, Jens Weidmann, il falco del rigore che negli anni si è opposto strenuamente alle politiche ultra-accomodanti di Draghi fatte di tassi bassissimi e Quantitative Easing. di Alberto de Sanctis fonte atlantico.it



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