IL MINISTERO DELL’AMBIENTE VUOLE CONSENTIRE DOPO 25 ANNI L’UCCISIONE DEI CANI VAGANTI E RIAPRIRE DOPO 45 ANNI LA CACCIA AL LUPO

DOSSIER LAV: “NUOVO PIANO DI GESTIONE E CONSERVAZIONE DEL LUPO, UN RITORNO AL PASSATO”

LAV: INACCETTABILE RIPORTARE L’ITALIA INDIETRO DI MEZZO SECOLO! MINISTRO GALLETTI, MINISTRO LORENZIN E PRESIDENTE CONFERENZA REGIONI BONACCINI VOGLIONO DAVVERO ESSERE RICORDATI PER IL VIA LIBERA ALLE UCCISIONI? SI PRENDA POSIZIONE CONTRO QUESTO SCEMPIO E SI CONVOCHINO LE ASSOCIAZIONI

“Il Ministero dell’Ambiente e la Conferenza delle Regioni si apprestano a varare il nuovo Piano di conservazione e gestione del lupo che, dopo ben 45 anni, consentirà gli abbattimenti di lupi e ibridi e renderà addirittura possibile dare la caccia e uccidere i cani vaganti, contro il divieto fissato per legge nel 1991! Un piano predisposto per la gestione del lupo, ma che di fatto sconfina nella gestione del randagismo, con la previsione di “soluzioni finali” anche per i cani, cosa assolutamente vietata nel nostro ordinamento  – dichiara la LAV, che aggiunge – si tratta di un atto inaccettabile, sotto il profilo scientifico e ancor più sotto quello morale, che riporta indietro l’Italia di mezzo secolo.” 

Un ritorno al passato debolmente argomentato dai tecnici del Ministero che, nel documento in via di approvazione, chiedono la riapertura della caccia ai lupi come risposta alle tensioni sociali: un vero e proprio paradosso! Infatti, come dimostrano le esperienze di altri Paesi europei, gli abbattimenti non fanno diminuire le predazioni e l’apertura della caccia non arresta il bracconaggio, che potrebbe invece  beneficiare di maggiore tolleranza sociale, all’interno di un sistema che avalla l’uccisione del lupo.

A ciò si aggiunga che, mentre nella bozza inizialmente diffusa dal Ministero l’abbattimento di cani vaganti era limitato alle sole “aree protette”, in una successiva versione non inviata ufficialmente alle associazioni, questa possibilità viene estesa anche alle “aree rurali”, attraverso un’esplicita richiesta di revisione urgente della legge 281/91 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo). Una modifica che permetterebbe di intervenire con piani di abbattimento sui cani vaganti delle aree rurali e sugli ibridi cane-lupo, secondo quanto previsto dall’articolo 19 della legge 157/92, che già oggi consente lo sterminio delle nutrie.

“A fronte di modifiche così invasive e drastiche, il coinvolgimento delle associazioni portatrici di interessi è stato del tutto bypassato: un vulnus considerevole e un’occasione mancata” – commenta LAV, che ha fatto predisporre da esperti internazionali e sottoposto al Ministero, un dossier tecnico-scientifico che illustra tutte le ragioni per cui l’abbattimento dei lupi è inutile e non deve essere consentito:

perché non esistono dati precisi e attendibili sulla popolazione di lupi in Italia;

perché lo stato di conservazione del lupo potrebbe essere pericolosamente compromesso;

perché non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti sono sempre imprevedibili;

perché non diminuirebbe comportamenti predatori ma potrebbe aggravarli, come in altri Paesi;

perché non avrebbe effetti positivi sulle tensioni sociali e, anzi, potrebbe comportare una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata.

Alla mancanza di un adeguato coinvolgimento delle parti – le associazioni non hanno mai ricevuto formale riscontro alle proprie osservazioni sulla prima bozza di Piano, né sono state convocate in preparazione del prossimo Comitato paritetico Stato – Regioni del 16 febbraio, come previsto da un Decreto dello stesso Ministero dell’Ambiente – si sommano le anomalie in materia di competenze, sia sul piano istituzionale che tecnico.

“Sulla questione del randagismo, la competenza spetta infatti al solo Ministero della Salute, che è stato soltanto marginalmente consultato – commenta la LAV – il tutto in un quadro in cui si rimanda esplicitamente a un parere dell’ISPRA (Genovesi e Dupré, 2000), che oltre a non essere l’ente competente a intervenire su questioni di randagismo, nel parere citato prevedeva addirittura la possibilità di reintrodurre l’eutanasia per i cani e l’abbattimento dei cani vaganti”.

“Fino ad oggi abbiamo atteso una riformulazione radicale della bozza di Piano, ma senza successo – prosegue la LAV – Preoccupati che si voglia dare un’incredibile accelerazione all’approvazione, chiediamo che il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, dicano esplicitamente se sottoscriveranno l’abbattimento di cani, ibridi e lupi e se intendano procedere alla convocazione delle associazioni interessate, come previsto dal Decreto ministeriale. Analoga interrogazione rivolgiamo al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per quanto riguarda l’abbattimento dei cani vaganti, su cui  il Ministero è stato chiamato a dare parere”.

“Ci auguriamo vivamente che i Presidenti di Regione e gli Assessori all’Ambiente, assumano una netta posizione contro un Piano che consente l’uccisione, non solo di lupi e ibridi, ma anche dei cani randagi o lasciati incustoditi, persino dei cani ‘di proprietà’ che si fossero smarriti! Fatti, questi, gravissimi e che siamo certi i cittadini non tollererebbero. Ministro Galletti, Ministro Lorenzin, volete davvero essere ricordati come quelli che,  dopo 45 anni per il lupo e 25 anni per il cane, hanno dato via libera alla caccia e alle uccisioni?”

E’ la domanda aperta che la LAV rivolge ai vertici dei due dicasteri e l’occasione per l’Italia di non cedere terreno, né la sua posizione di avanguardia, sul piano della tutela di una specie particolarmente protetta come il lupo e dei diritti di tutti gli animali.



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