Il Paradiso non c’è più. Crisi politica. Una proposta ai partiti

TORINO – A distanza di oltre 60 giorni dal voto, uno scenario delicato ed inatteso si presenta sul fronte politico agli italiani e soprattutto al presidente della Repubblica; mentre da una parte i mercati finanziari – per fortuna di tutti – si mostrano stranamente benevoli per l’Italia e non manifestano pericolose turbolenze o speculazioni (ma quanto potrà durare?), dall’altra il proseguire di una campagna elettorale continua tesa ad acquisire maggiori voti, a base di attacchi e veti incrociati, ha portato ad uno stallo grave privo di vie d’uscita.

La disposizione del popolo verso il mondo politico è cambiata e sta cambiando ancora, ma pare che gli interessati – pur avendo gli italiani chiaramente indicato il 4 marzo vinti e vincitori – non se ne siano accorti e continuano con beghe personali o di gruppo, incomprensibili strategie, lotte intestine. Tutti hanno infatti anteposto in questi due mesi l’interesse partitico all’interesse nazionale, non rispettando l’arbitro: ma dove si finirà se i giocatori fanno di testa loro? Lo hanno detto chiaramente e subito: tutti a ri-votare in luglio, durante le vacanze, giusto per accrescere qualche decimale in più.

Ma è molto probabile, non solo a nostro parere, che con questa legge elettorale il risultato sarebbe una fotocopia del precedente.

Ecco perché siamo tornati a dare voce alla maggioranza insoddisfatta, che è cresciuta rispetto a marzo, e che è contraria ad un ritorno così a breve alle urne.

La prospettiva di danni più o meno gravi all’Italia si fa sempre più concreta: legge di bilancio, aumento dell’Iva, appuntamenti europei, mancanza di una legge elettorale che garantisca una maggioranza certa… Tutto preme ed urge: sui conti pubblici e sulla crescita oltre che sullo spread i pericoli sono più che incombenti.

Se non si accetta un esecutivo di tregua fino all’autunno – inverno proposto dal saggio Mattarella, un esecutivo che affronti tutto questo e sulle quali i neoeletti avranno in qualunque momento la facoltà di decidere, c’è un’altra proposta che viene da quella “base popolare” a cui tutti avevano promesso il “paradiso” (vedi articolo del 19 gennaio 2018 nella colonna “Notizie” ), paradiso mai realizzato: in questo debole Paese nel quale le conseguenze dovute anche ad un solo punto non risolto di quelli su ricordati ricadrebbero ancor più sulle spalle dei cittadini meno abbienti. Per non parlare delle conseguenze internazionali in Europa e sui nostri conti pubblici.

Allora, la proposta ai partiti che vogliono subito il ritorno alle urne è questa: si torni pure al voto a breve, ignorando il buon senso e la logica, ma si firmi un patto con gli italiani, un patto che affermi, laddove nulla dovesse cambiare – come è sostanzialmente probabile a questo punto – che quei partiti che hanno richiesto il voto e che non possono aspettare l’autunno – inverno (per risolvere le urgenze e predisporre una nuova legge elettorale) si impegnano a rimborsare allo Stato le spese elettorali (300 milioni circa) e l’aumento dell’Iva (circa 12,4 miliardi nel 2019 e 19 nel 2020) che ricadranno sulle famiglie.

Nella foto: “Effetti del Buon Governo” (1337-40), di Ambrogio Lorenzetti, Siena Palazzo Pubblico

Franco Cortese Notizie in un click



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